domenica 30 marzo 2014

V domenica di quaresima, anno A: Salmo 130,1-2

Ruminare i Salmi - Salmo 130 (Vulgata / liturgia 129),1-2:

CEI Dal profondo a te grido, o Signore;
Signore, ascolta la mia voce.
TILC Dal profondo dell'angoscia grido a te,
Signore; Signore, ascolta il mio pianto!
NV De profundis clamavi ad te, Domine;
Domine, exaudi vocem meam.

Rm 8,10 se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia
(Se invece Cristo agisce in voi, voi morite, sì, a causa del peccato, ma Dio vi accoglie e il suo Spirito vi dà vita.)
Gv 11,17 Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro.

Guillaume de Saint-Thierry
Da un pozzo di acque tumultuose e dal fango della palude, quasi marcito, in un abisso di fango dove non ho alcun sostegno, dal profondo dei miei dolori grido a te, Signore: ascolta la mia voce!
In lacu miseriae, et in luto faecis iam pene putrefactus, et in limo profundi infixus, in quo non est substantia, de profundis dolorum meorum ad te clamo, Domine; Domine, exaudi vocem meam. (De contemplando Deo, prooemium)

Liturgia:

Ipse enim verus homo Lázarum flevit amícum,
et Deus aetérnus e túmulo suscitávit,
qui, humáni géneris miserátus,
ad novam vitam sacris mystériis nos addúcit.
Vero uomo come noi, egli pianse l'amico Lazzaro;
Dio e Signore della vita, lo richiamò dal sepolcro;
oggi estende a tutta l'umanità la sua misericordia,
e con i suoi sacramenti ci fa passare dalla morte alla vita.


sabato 22 marzo 2014

IV domenica di quaresima, anno A: Salmo 23,1

Ruminare i Salmi - Salmo 23 (Vulgata / liturgia 22),1 (IV domenica di quaresima, anno A)

CEI Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla
NV Dominus pascit me,
et nihil mihi deerit

Ef 5,8 un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore
Gv 9,7 si lavò e tornò che ci vedeva

Gregorio di Nissa: Attraverso questo salmo, Cristo insegna che tu devi diventare una pecora del buon pastore, guidata dalla buona catechesi verso i pascoli e le sorgenti degli insegnamenti. Bisogna che tu sia sepolto con lui nella morte attraverso il battesimo. Dopo ciò, dopo averti consolato col bastone dello Spirito, egli prepara la tavola sacramentale, quella che è imbandita davanti alla tavola dei demoni. Erano essi, infatti, che opprimevano la vita degli uomini con l’idolatria. Poi egli unge con l’olio dello Spirito. E donandogli il vino che fa gioire il cuore dell’uomo, provoca nell’anima una sobria ebbrezza.

La fede mi apre gli occhi, per cogliere e accogliere la ricchezza del dono di Dio.


venerdì 21 marzo 2014

Quartett (Le Relazioni Pericolose), di Heiner Müller

Testo straordinariamente denso, questo Quartett di Heiner Müller (Teatro Metastasio, 13-16 marzo 2014, regia di Valter Malosti), che concentra in una settantina di minuti di spettacolo il celebre romanzo epistolare settecentesco Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos. Se il titolo allude a un quartetto, i personaggi sono in realtà due (e sulle spalle dei due bravi interpreti, Laura Marinoni e Valter Malosti grava interamente l'onere dello spettacolo): la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont, che tuttavia collidendo si sdoppiano in altrettanti personaggi, ovvero Madame de Tourvel e la giovane Cécile de Volanges. Dal confronto, condotto da Müller con impareggiabile maestria, sprizzano scintille. Autenticamente paragonabile ad una arena gladiatoria, il sangue vi scorre a fiotti. Complici e avversari, nemici e amanti, i due s'incaricano di dispiegare per noi le oscure volute del fumo infernale che nasce dal fuoco d'una passione amorosa dove il grande assente è per l'appunto l'amore. Vera protagonista è la morte. Amore e morte, tema quanto mai classico, mai finito d'indagare. Qui il binomio significa non solo che la morte appone la parola fine alla sete di vita confusamente espressa nella pulsione amorosa, ma anche che quest'ultima, nel tentativo di succhiare linfa vitale, finisce per vampirizzare l'altro, consumando la sua carne e divenendo esiziale, non solo alla vittima ma pure al carnefice. Nella vicenda dei due personaggi paralleli è raccontata una duplice possibile evoluzione. Madame de Tourvel rappresenta il confronto tra il principio del piacere e il principio etico (per di più sostenuto da motivazioni religiose): uno dei due deve soccombere. Il libertino non può accettare che una motivazione ideale sia più forte dell'istinto del possesso autoaffermativo e pretenda di imporgli un limite. Servendosi diabolicamente dello stesso armamentario concettuale dell'avversario riesce a prevalere, ma in questo modo lo porta al suicidio. Non c'è posto per tutti e due, nessuna possibilità di composizione. Con la giovane Cécile de Volanges siamo invece di fronte alla volontà di possedere la bellezza, di "occupare" la giovinezza. Ma possedere la bellezza significa ancora una volta ucciderla. L'estremo tentativo di possessione è volontà di manomettere, dopo aver violato il corpo, l'anima, sopprimendo la ragazza. Ancora morte: un caso? La marchesa appare per tutto il dramma attaccata a una fleboclisi, trovata drammaturgica quanto mai azzeccata che a colpo d'occhio rende la vera natura della lussuria (ché di questo, in buoni vecchi termini cristiani, si tratta): il tentativo perdente e disperato di chi, braccato dalla morte, cerca di succhiare vita dal corpo (e dall'anima) altrui. Vera e propria meditazione quaresimale, il dramma svolge egregiamente il compito d'illustrare la decomposizione rappresentata una volta per tutte dalla pittura medievale nei corpi dei dannati, gonfi, emaciati, dilaniati e ricomposti in mille forme mostruose, riflesso esteriore d'interiore tormento. È fin troppo chiaro: il paradiso sta da un'altra parte.

sabato 15 marzo 2014

III domenica di quaresima, anno A: Salmo 95,9

Ruminare i Salmi - Salmo 95 (Vulgata / liturgia 94),9:

CEI mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere
TILC (i vostri padri nel deserto)
mi misero alla prova e vollero tentarmi,
eppure sapevano quel che avevo fatto per loro.
NV tentaverunt me patres vestri:
probaverunt me, etsi viderunt opera mea.

Romani 5,1-2: Giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio.
Giovanni 4,29: Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?

Cassiodoro: Hanno visto con gli occhi le opere di Dio, non hanno però visto con il cuore, e non sono arrivati alla fede. (Expositio in Psalterium: Sequitur, probaverunt me, et viderunt opera mea. Probaverunt utique, quando manna esurientibus pluit, quando illis coturnicum tributa est multitudo, quando irriguae aquae de saxorum siccitate fluxerunt. Nam quod addidit, et viderunt opera mea, infidelitas eorum arguitur, qui carnalibus oculis intuiti sunt, quod cordis lumine minime crediderunt; et ideo viderunt dixit, non, crediderunt.)

Lo sguardo di Gesù mi legge in profondità, svelandomi a me stesso e mostrandomi i miei idoli. Posso consegnarmi a questo sguardo nella fede, oppure rimanere nelle mie prospettive, pretendendo che Dio vi corrisponda.


sabato 8 marzo 2014

II domenica di quaresima, anno A: Salmo 33,18

Ruminare i Salmi - Salmo 33 (Vulgata / liturgia 32),18:

CEI Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore.
TILC Il Signore veglia su chi crede in lui,
su chi spera nel suo amore.
NV Ecce oculi Domini super metuentes eum,
in eos, qui sperant super misericordia eius.

2 Timoteo 1,9: Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia.
Matteo 17,2.5: Gesù fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole. …
Ed ecco una voce dalla nube, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

Tommaso d’Aquino: Speranza e timore sono reciprocamente necessari, perché il timore senza la speranza dispera, la speranza senza il timore presume. Il timore nasce dalla considerazione del potere di Dio, la speranza della sua misericordia. (Dicit ergo ‘Ecce oculi Domini’. Divinam enim misericordiam insinuat per respectum Dei. Psalm. 118: Aspice in me, et miserere mei. In quo autem respicit, subdit, Super metuentes etc. Habac. 1: Mundi sunt oculi tui ne videas malum, et respicere ad iniquitatem non poteris. Respice ergo super eos, qui timorem habent et spem. Unum sine altero non sufficit; quia timor sine spe desperat, et spes sine timore praesumit. Timor autem consurgit ex consideratione divinae potestatis. Hier. 10: Quis non timebit te o rex gentium? Spes vero consurgit ex Dei misericordia. Ex primo consurgit fuga peccati, ex secundo spes veniae.)

Lo sguardo amante del Padre si posa sul volto dell’amato Figlio e lo irradia di luce, facendone il sole della nuova creazione. Lo stesso sguardo riposa su chi è attento alla parola del Figlio e in essa fonda la propria speranza, facendolo figlio per grazia.


mercoledì 5 marzo 2014

Individuato il luogo del primo Concilio ecumenico

Con l’aiuto della ripresa aerea, qualche mese fa è stato probabilmente individuato il luogo, finora non identificato, dove ebbe luogo il primo concilio ecumenico, quello di Nicea (325), nel mare di Iznik, oltre 100 km a sud di Istanbul (antica regione della Bitinia). Il concilio si tenne in un palazzo pubblico i cui resti giacciono attualmente a due metri di profondità a una ventina di metri dalla riva. L’edificio, risalente al IV secolo d. C., fu distrutto da un terremoto nel 740.

I ragazzi irresistibili, di Neil Simon

Al di là dell'apparenza, I ragazzi irresistibili del drammaturgo statunitense Neil Simon (Prato, Teatro Metastasio, 18 - 23 febbraio 2014, regia di Marco Sciaccaluga) è uno spettacolo dal gusto agrodolce. Il testo è brillante, le gag fioccano, ma si tratta in fondo d'una meditazione sul tramonto della vita. Mostrando a suo modo i limiti e le contraddizioni dell'essere umano, la comicità non di rado confina con la tragicità. Ciò che ci viene posto innanzi è la vicenda umana, il tragitto esistenziale per il quale l'uomo raggiunge determinati risultati e vi s'installa trionfante, per poi esserne forzatamente sfrattato dallo scorrere del tempo. Certo, si può pur sempre tentare di mantenerlo in vita, il passato. Vivere volti al passato non è forse la caratteristica più nota e comune della vecchiaia? Ma le luci della ribalta, sulla quale i due protagonisti tornano finalmente insieme dopo una lunga separazione, non riescono in realtà a illuminare nient'altro che il fallimento del patetico tentativo di risuscitare quella quarantennale collaborazione che li aveva resi famosi come star del vaudeville, spettacolo di varietà popolare in America tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo. Quel successo aveva indelebilmente impresso il proprio marchio sulle rispettive esistenze. In verità, più dell'uno (Willie Clark, Eros Pagni) che dell'altro (Al Lewis, Tullio Solenghi). Willie, dei due il più caparbiamente attaccato alla voglia di rimanere immerso nel vortice della vita attiva, rappresentata dalla scelta di abitare nella metropoli, è il vero protagonista. Paradossalmente, la sua tenace volontà di "far ridere", spezzata dal ritiro di Al, determina la sua tristezza; e la profonda sintonia artistica sperimentata con lui, si tramuta in rancore. Eterogenesi dei fini. Nei confronti dell'ex amico e collega, che ritirandosi dalle scene lo ha condannato a prematura morte artistica, egli viene pertanto a trovarsi costantemente impigliato nella scomoda (ma anche umoristica) dialettica tra amarezza e amicizia, distanza e prossimità, ripulsa e bisogno, affermazione di sé e accettazione dell'altro. L'altro: colui che è insopportabile, ma del quale non si può fare a meno.
La rigidità caratteristica dell'età avanzata impedisce ad entrambi di realizzare il tentativo di riportare in vita almeno per un momento l'antico splendore, ma quello che in fondo più conta, infine avviene: i due si ritrovano nell'esperienza - e nell'accettazione - della comune fragilità, rappresentata dalla imprevista prospettiva di ritrovarsi, ancora una volta insieme, in una casa di riposo per artisti. Dopo aver litigato, bisticciato e questionato per l'intero dramma, i ragazzi irresistibili prendono atto di non poter più resistere e si arrendono al tempo. Ma, in definitiva, proprio in questo si ritrovano. Non più nel successo, bensì nella sconfitta. Ma ancora, come ai bei tempi, insieme.

sabato 1 marzo 2014

I domenica di quaresima, anno A: Salmo 51,13

Ruminare i Salmi - Salmo 51 (Vulgata / liturgia 50),13:

CEI Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
TILC Non respingermi lontano da te,
non privarmi del tuo spirito santo.
NV Ne proicias me a facie tua
et spiritum sanctum tuum ne auferas a me.

Romani 5,12: A causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte.
Matteo 4,3-4: Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

Ambrogio di Milano: Scacciàti dalla presenza di Dio, siamo gettati nelle tenebre. Il volto di Dio illumina il peccatore inducendolo al pentimento, come Gesù quando guardò Pietro. (Apologia Prophetae David XIV,68: Quomodo proiiciat Deus a facie sua, audi dicentem: Tollite eum in tenebras exteriores, ibi erit fletus et stridor dentium (Matth. XXII,13). Qui non emendatur, a facie eius in tenebris constituitur. Ideo iustus ne tenebras patiatur, ait: Vultum tuum, Domine, requiram (Psal. XXVI,8). Ubi enim Domini vultus, ibi lumen est, sicut scriptum est: Faciem tuam illumina super servum tuum (Psal. CXVIII, 35). Denique ubi primum intuitus Petrum vidit, et illuminavit.)

Peccato è sottrarsi al volto di Dio per cercare cibo e vita per proprio conto, al di fuori di questo rapporto. Qui è la radice della morte.