giovedì 12 maggio 2016

SS. Trinità, ufficio delle letture

Le quattro epistole scritte durante il terzo esilio (356-362) da Atanasio a Serapione, vescovo di Thmuis (delta del Nilo), riguardano la dottrina dello Spirito Santo. Atanasio vi combatte l'idea (eretica) secondo la quale lo Spirito Santo è creatura, una sorta di primo Angelo. L'epistola I ha questa struttura:

A prologo
B1 confutazione dell'esegesi ereticale di alcuni passi della Scrittura
B2 confutazione teologica delle posizioni ereticali
C1 insegnamento della Scrittura sullo Spirito Santo
C2 insegnamento della tradizione sullo Spirito Santo
D epilogo.

La lettura LO è tratta dalla sezione C2 (nn. 28-32), esposizione della dottrina teologica sullo Spirito Santo. Atanasio illustra la dottrina trinitaria, ove si tratta di tenere in equilibrio da un lato l'unità, per la quale tutto è ugualmente divino, unica l'operazione: la Trinità è "identica in se stessa e indivisibile nella natura, unica nella sua operazione" (ὁμοία δὲ ἑαυτῇ καὶ ἀδιαίρετός ἐστι τῇ φύσει καὶ μία ταύτης ἡ ἐνέργεια); dall'altro la distinzione, per la quale "il Padre opera ogni cosa per mezzo del Verbo nello Spirito Santo" (ὁ γὰρ πατὴρ διὰ τοῦ λόγου ἐν πνεύματι ἁγίῳ τὰ πάντα ποιεῖ). Se il Padre è la luce (φῶς), il Figlio è lo splendore (ἀπαύγασμα), lo Spirito l'illuminazione (ἐνέργεια καὶ αὐγοειδὴς χάρις, operazione e grazia luminosa).
Nota che il testo greco (Epistulae quattuor ad Serapionem, K. Savvidis, Athanasius, Werke, Band I. Die dogmatischen Schriften, Erster Teil, 4. Lieferung, Berlin - New York, De Gruyter 2010, pp. 593-601) e quello italiano (trad. E. Cattaneo, Lettere a Serapione, Roma, Città Nuova 1986, pp. 94-99, basata sul testo PG) non hanno la stessa numerazione dei paragrafi interni ai capitoli.

Dalle Lettere di sant'Atanasio, vescovo (Lett. 1 a Serapione, 28-30)

28.1. Vediamo tuttavia oltre a ciò anche la stessa tradizione, dottrina e fede che la Chiesa cattolica ha avuto fin dall'inizio, quella che il Signore ha consegnato, che gli Apostoli hanno predicato e che i Padri (*) hanno custodito. Su di essa infatti la Chiesa è stata fondata, e chi ne esce fuori non potrebbe più né essere né dirsi cristiano.
2. Pertanto la Trinità è santa e perfetta, riconosciuta Dio nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Essa non è mescolata con nulla di estraneo o estrinseco; non consta di Creatore e realtà prodotta, ma tutta intera crea e produce. È identica in se stessa, indivisibile nella natura, unica nella sua operazione. Il Padre infatti opera ogni cosa per mezzo del Verbo nello Spirito Santo, e cosi è mantenuta l'unità della Santa Trinità. Pertanto nella Chiesa si predica un solo Dio che è sopra tutti, attraverso tutti e in tutti. È sopra tutti come Padre, principio e fonte; attraverso tutti per mezzo del Verbo; in tutti nello Spirito Santo.
(...)
30.4. [Se invece, secondo la trovata di voi «sconnessi» (**) non è cosi, ma vi siete sognati di dire che lo Spirito Santo è creatura, allora la vostra fede non è più «una», e il vostro battesimo non è «uno», ma due: uno nel Padre e nel Figlio, l'altro in un angelo che è creatura, per cui tra voi nulla più è sicuro e vero.
5. Quale comunanza vi è infatti tra la creatura e il Creatore? Quale unità tra le cose create di quaggiù e il Verbo che le ha fatte?] Il beato Paolo, che sapeva bene ciò, non separa la Trinità, come voi fate; volendo invece insegnare l'unità di essa, ha scritto ai Corinzi sui doni spirituali, e ricapitola ogni cosa riconducendola all'unico Dio e Padre dicendo: "Vi sono diversità di carismi, ma lo Spirito è lo stesso; vi sono diversità di ministeri, ma il Signore è lo stesso; vi sono diversità di operazioni, ma Dio è lo stesso che opera tutto in tutti" (1Cor 12,6).
6. Ciò infatti che lo Spirito distribuisce a ciascuno in dono, proviene dal Padre mediante il Verbo. Poiché tutto ciò che è del Padre, appartiene al Figlio, per cui i carismi elargiti dal Figlio nello Spirito sono del Padre.
7. Inoltre, se lo Spirito è in noi, anche il Verbo, datore di esso, è in noi, e nel Verbo vi è il Padre; e cosi si verifica il passo: "Io e il Padre verremo e faremo dimora presso di lui" (Gv 14,23), come è stato detto. Dove infatti c'è la luce, lì vi è pure lo splendore; e dove vi è splendore, lì vi è anche la sua operazione e la sua grazia luminosa.
8. Insegnando ancora ciò, Paolo scriveva di nuovo ai Corinzi nella Seconda Lettera: "La grazia del Signore nostro Gesù Cristo e l'amore di Dio e la partecipazione dello Spirito Santo (sia) con tutti voi" (2Cor 13,13). Infatti la grazia data e il dono sono dati nella Trinità, dal Padre mediante il Figlio nello Spirito Santo. Come infatti la grazia data ha origine dal Padre e passa per il Figlio, cosi non ci potrebbe essere partecipazione di questo dono in noi se non nello Spirito Santo. Poiché solo partecipando di lui abbiamo l'amore del Padre, la grazia del Figlio e la comunicazione dello stesso Spirito.
31.1. [Anche da ciò dunque appare che l'operazione della Trinità è unica. Infatti l'Apostolo non vuol dire che ciascuno (dei Tre) dà doni diversi e separati, ma che i doni vengono dati nella Trinità e che tutto ha origine dall'unico Dio.]

28. (1) Ἴδωμεν δὲ ὅμως καὶ πρὸς τούτοις καὶ αὐτὴν τὴν ἐξ ἀρχῆς παράδοσιν καὶ διδασκαλίαν καὶ πίστιν τῆς καθολικῆς ἐκκλησίας, ἣν ὁ μὲν κύριος ἔδωκεν, οἱ δὲ ἀπόστολοι ἐκήρυξαν καὶ οἱ πατέρες ἐφύλαξαν. ἐν ταύτῃ γὰρ ἡ ἐκκλησία τεθεμελίωται καὶ ὁ ταύτης ἐκπίπτων οὔτ’ ἂν εἴη οὔτ’ ἂν ἔτι λέγοιτο Χριστιανός. (2) τριὰς τοίνυν ἁγία καὶ τελεία ἐστίν, ἐν πατρὶ καὶ υἱῷ καὶ ἁγίῳ πνεύματι θεολογουμένη, οὐδὲν ἀλλότριον ἢ ἔξωθεν ἐπιμιγνύμενον ἔχουσα οὐδὲ ἐκ δημιουργοῦ καὶ γενητοῦ συνισταμένη, ἀλλ’ὅλη τοῦ κτίζειν καὶ δημιουργεῖν οὖσα. ὁμοία δὲ ἑαυτῇ καὶ ἀδιαίρετός ἐστι τῇ φύσει καὶ μία ταύτης ἡ ἐνέργεια. (3) ὁ γὰρ πατὴρ διὰ τοῦ λόγου ἐν πνεύματι ἁγίῳ τὰ πάντα ποιεῖ, καὶ οὕτως ἡ ἑνότης τῆς ἁγίας τριάδος σώζεται, καὶ οὕτως εἷς θεὸς ἐν τῇ ἐκκλησίᾳ κηρύττεται· «ὁ ἐπὶ πάντων καὶ διὰ πάντων καὶ ἐν πᾶσιν». «ἐπὶ πάντων» μὲν ὡς πατήρ, ὡς ἀρχὴ καὶ πηγή, «διὰ πάντων» δὲ διὰ τοῦ λόγου, «ἐν πᾶσι» δὲ ἐν τῷ πνεύματι τῷ ἁγίῳ.
(...)
30. (3) [εἰ δὲ κατὰ τὴν ὑμῶν τῶν Τροπικῶν ἐπεξεύρεσιν οὐχ οὕτως ἐστίν, ἀλλ’ ἐνυπνιάσθητε κτίσμα λέγειν τὸ πνεῦμα τὸ ἅγιον, οὐκέτι μία πίστις ἐστὶν ὑμῶν οὐδὲ ἓν βάπτισμα, ἀλλὰ δύο· ἓν μὲν εἰς πατέρα καὶ υἱόν, ἕτερον δὲ εἰς ἄγγελον κτίσμα ὄντα. καὶ οὐδὲν λοιπὸν ὑμῶν ἀσφαλὲς οὐδὲ ἀληθές. ποία γὰρ κοινωνία γενητῷ καὶ δημιουργῷ; ἢ ποία ἑνότης τοῖς κάτω κτίσμασι καὶ τῷ ταῦτα δημιουργήσαντι λόγῳ;] (4) τοῦτο εἰδὼς ὁ μακάριος Παῦλος οὐ διαιρεῖ τὴν τριάδα ὥσπερ ὑμεῖς, ἀλλὰ τὴν ἑνότητα ταύτης διδάσκων ἔγραφε Κορινθίοις περὶ τῶν πνευματικῶν καὶ τὰ πάντα εἰς ἕνα θεὸν τὸν πατέρα ἀνακεφαλαιοῖ λέγων· «διαιρέσεις δὲ χαρισμάτων εἰσί, τὸ δὲ αὐτὸ πνεῦμα· καὶ διαιρέσεις διακονιῶν εἰσίν, ὁ δὲ αὐτὸς κύριος· καὶ διαιρέσεις ἐνεργημάτων εἰσίν, ὁ δὲ αὐτὸς θεὸς ὁ ἐνεργῶν τὰ πάντα ἐν πᾶσιν». ἃ γὰρ τὸ πνεῦμα ἑκάστῳ διαιρεῖ, ταῦτα παρὰ τοῦ πατρὸς διὰ τοῦ λόγου χορηγεῖται. πάντα γὰρ τὰ τοῦ πατρὸς τοῦ υἱοῦ ἐστι. διὸ καὶ τὰ παρὰ τοῦ υἱοῦ ἐν πνεύματι διδόμενα τοῦ πατρός ἐστι χαρίσματα. (5) καὶ τοῦ πνεύματος δὲ ὄντος ἐν ἡμῖν καὶ ὁ λόγος ὁ τοῦτο διδούς ἐστιν ἐν ἡμῖν καὶ ἐν τῷ λόγῳ ἐστὶν ὁ πατήρ, καὶ οὕτως ἐστὶ τὸ «ἐλευσόμεθα ἐγὼ καὶ ὁ πατὴρ καὶ μονὴν παρ’ αὐτῷ ποιήσομεν» καθάπερ εἴρηται. ἔνθα γὰρ τὸ φῶς, ἐκεῖ καὶ τὸ ἀπαύγασμα. καὶ ἔνθα τὸ ἀπαύγασμα, ἐκεῖ καὶ ἡ τούτου ἐνέργεια καὶ αὐγοειδὴς χάρις. (6) καὶ τοῦτο πάλιν διδάσκων ὁ Παῦλος ἔγραφεν αὖθις Κορινθίοις καὶ ἐν τῇ δευτέρᾳ ἐπιστολῇ λέγων· «ἡ χάρις τοῦ κυρίου Ἰησοῦ Χριστοῦ καὶ ἡ ἀγάπη τοῦ θεοῦ καὶ ἡ κοινωνία τοῦ ἁγίου πνεύματος μετὰ πάντων ὑμῶν». ἡ γὰρ διδομένη χάρις καὶ δωρεὰ ἐν τριάδι δίδοται παρὰ τοῦ πατρὸς δι’ υἱοῦ ἐν πνεύματι ἁγίῳ. (7) ὥσπερ γὰρ ἐκ τοῦ πατρός ἐστι δι’ υἱοῦ ἡ διδομένη χάρις, οὕτως οὐκ ἂν γένοιτο κοινωνία τῆς δόσεως ἐν ἡμῖν εἰ μὴ ἐν τῷ πνεύματι τῷ ἁγίῳ. τούτου γὰρ μετέχοντες ἔχομεν τοῦ πατρὸς τὴν ἀγάπην καὶ τοῦ υἱοῦ τὴν χάριν καὶ αὐτοῦ τοῦ πνεύματος τὴν κοινωνίαν.
[31. (1) Μία ἄρα καὶ ἐκ τούτων ἡ τῆς τριάδος ἐνέργεια δείκνυται. οὐ γὰρ ὡς παρ’ ἑκάστου διάφορα καὶ διῃρημένα τὰ διδόμενα σημαίνει ὁ ἀπόστολος, ἀλλ’ ὅτι τὰ διδόμενα ἐν τριάδι δίδοται καὶ τὰ πάντα ἐξ ἑνὸς θεοῦ ἐστι.]

(*) Si tratta dei padri conciliari di Nicea.
(**) Atanasio chiama i suoi avversari, con espressione non chiara, τροπικόι (tropikoi). Tenendo conto dei significati di τρόπος / τροπή (tropos / trope), essa potrebbe significare che questa gente 1. è volubile 2. si esprime in modo stilisticamente elaborato 3. si esprime con metafore 4. segue procedimenti logici. Cattaneo opta per l'ultima opzione: Atanasio si riferirebbe in modo ironico ai suoi avversari, che pretendono di essere logici ma sono in realtà squinternati. Aggiungo che, in tal caso, Atanasio userebbe a sua volta un tropo, cioè una figura retorica, l'ironia, nella quale si dice il contrario di quel che si vuole in realtà affermare (ma il traduttore l'ha a sua volta posta in chiaro).

domenica 8 maggio 2016

Pentecoste, ufficio delle letture

A partire dal c. 16 del libro III del suo ponderoso tomo antignostico «Contro le eresie», scritto in greco ma arrivato a noi per la maggior parte in traduzione latina, Ireneo espone la sua cristologia. Per gli gnostici, il Cristo non va identificato con Gesù: egli è un essere (eone) celeste rivelatore che, disceso su Gesù, ha abitato temporaneamente in lui. Si tratta di un'idea ripresa anche da correnti esoteriche e neognostiche moderne. Una citazione per tutte, dal maestro spirituale di origine macedone Omraam Mikhaël Aïvanhov (1900-1986): «Il Cristo, che è il secondo aspetto di Dio stesso, non ha mai preso sembianze fisiche. Egli entra semplicemente nelle anime e negli spiriti che sono pronti a riceverlo e a fondersi in Lui. Gesù, dunque, come tutti gli altri grandi maestri dell'umanità e i fondatori di religioni, dovette percorrere un lungo cammino prima che quello spirito discendesse in lui. Se è stato chiamato "Gesù Cristo", non è perché egli "era il Cristo", bensì perché "ha ricevuto il Cristo". Si può dire che Gesù era Dio, ma in questo senso, che anche voi, io, gli animali, gli alberi, le pietre, le stelle, siamo Dio. Essendo tutto ciò che esiste scaturito dalla sostanza divina, in questo senso tutto è Dio. L'unica differenza sta nella coscienza, e Gesù aveva la più elevata coscienza della presenza di Dio in sé. È dunque questa consapevolezza che noi dobbiamo sviluppare, fino a fonderci nella Divinità per poter dire un giorno come Gesù: "il Padre e io siamo una cosa sola"». Ireneo afferma invece che è lo Spirito Santo ad essere sceso su Gesù, onde poi essere da lui effuso sull'umanità. Come si vede, le due prospettive sono molto diverse.

Dal trattato Contro le eresie di sant'Ireneo, vescovo (III,17,1-3; SC 34,302-306)

17.1. (...) Ancora, conferendo ai discepoli il potere della rigenerazione a Dio, il Signore diceva loro: "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo" (Mt 28,19). Questo Spirito aveva promesso di effondere negli ultimi tempi sui suoi servi e le sue serve, perché fossero profeti (cf. Gl 3,1-2; At 2,17-18). Perciò discese anche sul Figlio di Dio fatto Figlio dell'uomo: si abituava a dimorare nell'umanità, a riposare negli uomini e ad abitare nella creatura di Dio, operando la volontà del Padre in essi e rinnovandoli dalla vetustà alla novità di Cristo.
2. [Questo Spirito chiedeva Davide per l'umanità, quando diceva: "rafforzami con lo Spirito reggitore" (Sal 51,14; CEI: "sostienimi con uno spirito generoso").] Luca dice che dopo l'assunzione del Signore lo Spirito è disceso sui discepoli a Pentecoste, con il potere di introdurre tutti i popoli nella vita e aprir loro la nuova alleanza. Perciò in tutte le lingue e in piena unità inneggiavano a Dio, mentre lo Spirito riconduceva al'unità le tribù disperse e offriva al Padre le primizie di tutti i popoli. Perciò anche il Signore promise che avrebbe mandato il Paraclito, che ci doveva mettere in armonia con Dio. Come infatti dalla farina asciutta non può farsi senza acqua un solo impasto e un solo pane, neppure noi, molti, potevamo potevamo divenire uno in Cristo Gesù senza l'acqua dall'alto. E come la terra arida se non riceve umidità non fruttifica, così anche noi, già legno secco (cf. Lc 23,31), mai avremmo portato frutto di vita senza il dono di quella pioggia (cf. Sal 68,10). Il nostro corpo ha ricevuto l'unione all'incorruttibilità mediante il lavacro, l'anima mediante lo Spirito. (...la Samaritana e l'acqua)
3. (...Gedeone e la rugiada sul vello) ...che è lo Spirito di Dio disceso sul Signore, "Spirito di sapienza e intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di scienza e di pietà, Spirito di timore di Dio" (Is 11,2-3 LXX), a sua volta da lui donato alla Chiesa, mandato dal cielo il Paraclito su tutta la terra dove, dice il Signore, anche il diavolo è stato gettato come una folgore (cf. Lc 10,18). Pertanto anche a noi è necessaria la rugiada divina, per non essere bruciati né infecondi, e perché dove abbiamo un accusatore, lì abbiamo anche un Paraclito. Il Signore ha affidato allo Spirito Santo la sua creatura umana incappata nei briganti, della quale ha avuto compassione e fasciato le ferite, sborsando poi due denari regali (cf. Lc 10,30-35), cosicché, ricevendo mediante lo Spirito l'immagine e l'iscrizione del Padre e del Figlio, facessimo fruttificare il denaro affidatoci e lo riconsegnassimo al Signore moltiplicato.

17.1. (...) Et iterum potestatem regenerationis in Deum dans discipulis dicebat eis: Euntes docete omnes gentes, baptizantes eos in nomine Patris et Filii et Spiritus sancti. Hunc enim promisit per prophetas effundere se in novissimis temporibus super servos et ancillas ut prophetent; unde et in Filium Dei Filium hominis factum descendit, cum ipso adsuescens habitare in genere humano et requiescere in hominibus et habitare in plasmate Dei, voluntatem Patris operans in ipsis et renovans eos a vetustate in novitatem Christi.
2. Hunc Spiritum [petiit David humano generi dicens: Et Spiritu principali confirma me. Quem et] descendisse Lucas ait post ascensum Domini super discipulos in Pentecoste, habentem potestatem omnium gentium ad introitum vitae et adapertionem novi Testamenti; unde et omnibus linguis conspirantes hymnum dicebant Deo, Spiritu ad unitatem redigente distantes tribus et primitias omnium gentium offerente Patri. Unde et Dominus pollicitus est mittere se Paraclitum, qui nos aptaret Deo. Sicut enim de arido tritico massa una fieri non potest sine humore neque unus panis, ita nec nos multi unum fieri in Christo Iesu poteramus sine aqua quae de caelo est. Et sicut arida terra, si non percipiat humorem, non fructificat, sic et nos, lignum aridum exsistentes primum, numquam fructificaremus vitam sine superna voluntaria pluvia. Corpora enim nostra per lavacrum illam quae est ad incorruptionem unitatem acceperunt, animae autem per Spiritum. [Unde et utraque necessaria, cum utraque proficiunt in vitam Dei, miserante Domino nostro Samaritanae illi praevaricatrici, quae in uno viro non mansit, sed fornicata est in
multis nuptiis, et ostendente ei et pollicente aquam vivam, ut ulterius non sitiret neque occuparetur ad humectationem aquae laboriosae, habens in se potum saliens in vitam aeternam, quod Dominus accipiens munus a Patre ipse quoque his donavit qui ex ipso participantur, in universam terram mittens Spiritum sanctum.
3. Hanc muneris gratiam praevidens Gedeon ille Israelita, quem elegit Deus ut salvaret populum Israel de potentatu alienigenarum, demutavit petitionem, et super
vellus lanae in quod tantum primum ros fuerat, quod erat typus populi, ariditatem futuram prophetans, hoc est non iam habituros eos a Deo Spiritum sanctum, sicut Esaias ait: Et nubibus mandabo ne pluant super eam in omni autem terra fieri ros, quod est] Spiritus Dei, qui descendit in Dominum, Spiritus sapientiae et intellectus, Spiritus consilii et virtutis, Spiritus scientiae et pietatis, Spiritus timoris Dei, quem ipsum iterum dedit Ecclesiae, in omnem terram mittens de caelis Paraclitum, ubi et diabolum tamquam fulgur proiectum ait Dominus. Quapropter necessarius nobis est ros Dei ut non comburamur neque infructuosi efficiamur, et ubi accusatorem habemus illic habeamus et Paraclitum, commendante Domino Spiritui sancto suum hominem qui inciderat in latrones, cui ipse misertus est et ligavit vulnera eius, dans duo denaria regalia ut, per Spiritum imaginem et inscriptionem Patris et Filii accipientes, fructificemus creditum nobis denarium, multiplicatum Domino adnumerantes.

* Al n. 2 Ireneo fa riferimento alla pluvia voluntaria (LXX: βροχὴν ἑκούσιον) di Sal 68 (67),10 - trad. CEI 2008 «pioggia abbondante», NR 2006 «pioggia benefica» -. LO traduce giustamente «pioggia mandata liberamente dall'alto», come puro dono. Subito dopo Ireneo aggiunge: «Il nostro corpo ha ricevuto l'unione all'incorruttibilità mediante il lavacro, l'anima mediante lo Spirito». L'espressione, a quanto pare, è risultata difficile o ambigua, e LO parafrasa: «Il lavacro battesimale con l'azione dello Spirito Santo ci ha unificati tutti nell'anima e nel corpo in quell'unità che preserva dalla morte». Ma è chiaro che Ireneo non intende separare acqua sacramentale e Spirito, corpo e anima, bensì sottolineare il parallelismo acqua/corpo - anima/Spirito: il sacramento è necessario per la salvezza dell'intero essere umano. Dalla parafrasi LO risulta l'idea, assente nel testo, che il sacramento «unifica» anima e corpo.
* Al n. 3 la traduzione LO lascia molto a desiderare: «...mandando dal cielo il Paraclito su tutta la terra, da dove, come disse egli stesso, il diavolo fu cacciato come folgore cadente». Sembra che il diavolo sia stato cacciato dalla terra, mentre Ireneo afferma che è stato cacciato dal cielo e gettato sulla terra (cf. Ap 12,9-12), dove viene per l'appunto inviato lo Spirito Santo perché laddove c'è l'accusatore ci sia anche il difensore.