giovedì 12 gennaio 2017

Il "Natale in casa Cupiello" di Latella

Per chi allestisce come per lo spettatore, questa commedia è difficile, per l'ovvio condizionamento costituito dalle celebri realizzazioni, teatrali e televisive, curate dal suo stesso autore. Latella è entrato gagliardamente nella mischia, sottoponendo il testo a un intenso lavorìo che ha dato esito a una rappresentazione originale, che probabilmente ha lasciato delusi, o almeno perplessi, quanti sono andati a teatro con il semplice intento di godersi una commedia alla quale sono affezionati. Se Eduardo scruta i suoi personaggi con sguardo bonario e indulgente, qui si ha una presa di distanza, l'azione appare quasi osservata e analizzata con una sorta di freddezza cerebrale.
La messa in scena delimita con chiarezza le tre parti del dramma. Più propriamente "rappresentata", la parte centrale ne è anche il nucleo originario ed essenziale. La prima parte è proposta quasi come semplice lettura di un testo scritto per il teatro, comprese le didascalie, a sottolineare da un lato il testo teatrale come testo letterario e dall'altro l'intento di piena fedeltà: in effetti il dettato originale è pienamente mantenuto. La parte finale assume, curiosamente, i tratti dell'opera comica settecentesca, ove i personaggi del contorno appaiono in stridente contrasto col dramma, fisico e morale, del protagonista.
Superfluo ribadire l'attualità di un testo scritto più di settant'anni fa, al centro del quale sta quel crocevia d'incontri e scontri che è da sempre la famiglia, con la quale ben si lega il tema del Natale, che ancor oggi un po' per tutti sa di famiglia. Non che vi sia un'attenzione alla dimensione religiosa del Natale: il presepe rappresenta qui un dato poetico e tradizionale, una certa immagine di mondo e famiglia, alla quale Lucariello intende tenacemente rimanere legato e che vuole trasmettere attorno e dietro a sé. Perché al cuore del dramma sta il problema, acuto oggi forse più di sempre, della tradizione: è possibile trasmettere alle nuove generazioni il "patrimonio" delle vecchie? Esso può essere conservato, oppure ci si deve rassegnare alla sua dissipazione? Possiamo consegnare nelle mani di qualcuno le cose che per noi sono state preziose? Il presepe è in fondo la narrazione concreta del mondo di Lucariello; il suo dramma è che il suo racconto non interessa a nessuno e non pare trovare nei figli se non flebile eco. Alla fine farà la "fine" di Gesù bambino - e qui mi pare sia una delle trovate più felici della drammaturgia -: il capezzale di Lucariello si trasforma nella culla del bambino Gesù. La conclusione pare aperta: i due mondi, quello del bambino-Lucariello e quello di tutti gli altri, non possono più incontrarsi? oppure in fondo da questa morte nascerà pur qualcosa? Molto dipende dal senso del flebile "sì" emesso dal figlio Tommasino che, dopo una serie di "no" al presepe, muta in extremis. Ma una sillaba non è troppo poco per reggere il peso della speranza?
Natale in casa Cupiello, di Eduardo De Filippo; regia Antonio Latella, produzione Teatro di Roma - Teatro Nazionale. Prato, Teatro Metastasio, 5/8 gennaio 2017.