lunedì 30 novembre 2009

5 dicembre 2009 - II domenica di Avvento

Filippesi 1,9-11:

9 Prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e piena percezione, 10 per distinguere quello che davvero fa la differenza, e così siate limpidi e irreprensibili in vista del giorno di Cristo, 11 ripieni del frutto di giustizia che si ha per Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

trad. CEI: 9 Perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, 10 perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, 11 ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.

9 καὶ τοῦτο προσεύχομαι, ἵνα ἡ ἀγάπη ὑμῶν ἔτι μᾶλλον καὶ μᾶλλον περισσεύῃ ἐν ἐπιγνώσει καὶ πάσῃ αἰσθήσει, 10 εἰς τὸ δοκιμάζειν ὑμᾶς τὰ διαφέροντα, ἵνα ἦτε εἰλικρινεῖς καὶ ἀπρόσκοποι εἰς ἡμέραν Χριστοῦ, 11 πεπληρωμένοι καρπὸν δικαιοσύνης τὸν διὰ Ἰησοῦ Χριστοῦ εἰς δόξαν καὶ ἔπαινον θεοῦ.

Ancora una carità che deve crescere senza limiti. La misura dell'amore è amare senza misura, scrive S. Bernardo. Paolo aggiunge che essa deve essere piena di conoscenza: si deve amare sapendo cogliere pienamente la realtà. Possiamo arrivare al giudizio "stracarichi di frutto" soltanto così, con un "amore oculato", che sa cogliere "ciò che fa la differenza". In ogni situazione c'è sempre un comportamento, una parola, una reazione che fa la differenza. Lo si vede in Gesù, e nei santi, mai scontati, banali, prevedibili. In ogni loro movimento si vede un che di diverso, nuovo, sorprendente: quello che fa la differenza, e che manifesta la bellezza di Dio. Lo Spirito Santo ci guidi a distinguerlo.

venerdì 27 novembre 2009

Amore e Psiche: una lettura

Amore, figlio di Venere, si innamora della bellissima Psiche. I genitori, istruiti da un oracolo, portano la figlia vestita a nozze su una montagna, e la lasciano sola. Un venticello la trasporta in un palazzo meraviglioso. Lì il suo sposo misterioso (Amore) viene la notte a visitarla. Lei però non deve chiedere chi sia e soprattutto non cercare di guardarlo, ma accontentarsi del suo amore. (Il motivo di questo segreto è la gelosia di Venere, che non deve sapere dell'unione.) Istigata dalle sorelle, che le hanno instillato il dubbio, Psiche vuole vedere il marito mentre dorme dopo l'amore. Lo vede bellissimo ma, svegliato da una goccia d’olio bollente caduta dalla lampada, egli si eclissa. Psiche, disperata, sa infine che il problema è la suocera, Venere, in competizione con lei a motivo della bellezza. Cerca di riconciliarsi e, per rivedere Amore, Venere le impone quattro prove in realtà insuperabili: 1. i semi 2. la lana d'oro 3. l'acqua sacra 4. il vaso della bellezza. In caso contrario, sarebbe morta. Psiche supera le prove, diventa immortale e vive per sempre con il suo Amore.

Psiche cerca di vedere, non vista, il misterioso marito mentre dorme. Vedere non visti, conoscere non conosciuti: cercare il potere sull'altro, senza tuttavia darsi in potere, perché si è in fondo diffidenti. Ciò provoca guasti a non finire. Amore si sveglia, se ne accorge, sparisce. Bisogna cercare di cogliere il "segreto" dell'altro non mediante il potere, ma nell'amore.

1.
La prima prova che Psiche deve superare per ritrovare il suo amato Amore è questa: in un unico grande mucchio si trovano confusi semi di molte specie diverse; lei dovrà, entro sera, separarli in mucchi distinti, specie per specie. Psiche si dispera, ma ecco una formica "di quelle piccole e campagnole (formicula illa parvula atque ruricola: ahimè, da ragazzo ero irriso perché dicevo "formicola", e a dire il vero lo dico tuttora) chiama al lavoro le sue compagne, e Psiche supera la prova con l'aiuto del popolo delle formiche.
Il senso è chiaro: per amare occorre saper discernere, distinguere. Un cece non è un fagiolo, un chicco di grano non è una lenticchia. L'amore non è qualsiasi cosa, e amare presuppone la chiarezza. In questo senso l'amore non è affatto cieco, non può permettersi di esserlo.

2.
La seconda prova consiste nel procurarsi lana d'oro dal vello di montoni feroci. Una canna verde, producendo una dolce melodia sotto il soffio di una leggera brezza (musicae suavis nutricula, leni crepitu dulcis aurae divinitus inspirata) suggerisce alla ragazza di aspettare il tramonto e di prendere la lana lasciata sui cespugli.
Possiamo vedere in questi montoni la forza cieca dell'istintività. Dunque, amore è superamento dell'istinto (cieco).

3.
Per superare la terza prova Psiche deve riempire un'ampolla con l'acqua di una sorgente che sgorga ad altissima quota su una vetta impervia, che andrà ad alimentare i fiumi del mondo dei morti. Un'aquila si incarica di riempire l'ampolla, che consegna alla ragazza.
Per amare occorre sollevarsi, volare. Al di sopra di cosa? Della morte, o meglio della paura della morte, intesa come paura di perdere la vita nel donarsi. Lo dicono le stesse pietre alla povera ragazza: "Va' via! che fai? Pensaci bene! Che credi di fare? Attenta! Scappa! Morirai!" (et "discede" et "quid facis? vide" et "quid agis? cave" et "fuge" et "peribis"). Non sono forse le paure di chi ama?

4.
La quarta (e ultima) prova per Psiche consiste nel discendere negli inferi per chiedere alla dea Proserpina di riempire un vasetto con un po' della sua bellezza, quindi riportarlo a Venere. Una torre parlante istruisce la ragazza che riesce a procurarsi la preziosa essenza. Al ritorno però, nonostante la raccomandazione della torre che le aveva intimato di non aprire il vasetto per nessun motivo, Psiche, non resistendo alla tentazione di prendere un po' di bellezza, apre il vasetto (e la perfida Venere contava proprio su questo). Dentro c'era il sonno degli inferi. Psiche sta per morire, quando arriva Amore e la salva appena in tempo.
L'ultima vittoria da superare è quella su se stessi, imparare a dire no a se stessi, ovvero il dominio di sé. Psiche non supera questa prova, ed è salvata solo grazie all'altro. E anche questo significa che chi ama non si auto-salva, dipende dalla salvezza che l'altro porta.

Concludo concentrandomi sull'elemento sessualità. Si va affermando sempre più un sesso dia-bolico (separato e separatore). L'emozione della sessualità è separata dalla ragione, non si integra in nessun quadro razionale, non presuppone nessuna riflessione (prova dei semi). E' poi separata dal limite, nel senso che non conosce niente che la possa o la debba limitare (prova delle pecore). E' separata dall'affettività e dall'amore, che si caratterizza essenzialmente come gratuità ovvero superamento della paura di morire (prova dell'acqua). E' separata dalla responsabilità, nel senso che la persona non risponde di niente per quanto concerne il suo agire sessuale, non se ne addossa alcuna conseguenza (mentalità contraccettiva, che è molto di più del semplice problema profilattico) (prova dell'essenza).
In una parola, questa sessualità dia-bolica è separata da tutto ciò di cui essa dovrebbe essere sim-bolo, ciò che essa segnala. Staccata, assolutizzata e fatta fine a se stessa, l'emozione sessuale non è più assimilata lentamente, digerita, assunta in una sintesi personale, ma consumata rapidamente. Il consumo rapido però produce la ricerca dell'emozione sempre più forte che, se contrastata, porta alla schizo-frenia e alla perdita dell'autonomia personale.
In questo quadro si inserisce la tendenza chiaramente osservabile a sostituire le esperienze reali con quelle artificiali, sia nel senso di confezionate e manipolate, sia nel senso di virtuali, cioè legate al mondo della rete. Una sessualità dia-bolica nel migliore dei casi inaridisce la persona, impedendole di diventare quello che potrebbe; nel peggiore la distrugge.

mercoledì 25 novembre 2009

29 novembre 2009 - I domenica di Avvento

1Tessalonicesi 3,12-13:

12 E il Signore vi faccia crescere e abbondare nell’amore gli uni verso gli altri e verso tutti, come anche noi verso di voi, 13 per rendere i vostri cuori saldamente irreprensibili nella santità davanti a Dio e Padre nostro, alla parusia del Signor nostro Gesù Cristo con tutti i suoi santi. Amen.

12 ὑμᾶς δὲ ὁ κύριος πλεονάσαι καὶ περισσεύσαι τῇ ἀγάπῃ εἰς ἀλλήλους καὶ εἰς πάντας, καθάπερ καὶ ἡμεῖς εἰς ὑμᾶς, 13 εἰς τὸ στηρίξαι ὑμῶν τὰς καρδίας ἀμέμπτους ἐν ἁγιωσύνῃ ἔμπροσθεν τοῦ θεοῦ καὶ πατρὸς ἡμῶν ἐν τῇ παρουσίᾳ τοῦ κυρίου ἡμῶν Ἰησοῦ μετὰ πάντων τῶν ἁγίων αὐτοῦ.

L'unica strada per renderci capaci di presentarci con fiducia al cospetto del Signore e dei Santi è il tendere alla sovrabbondanza dell'amore. Le strade infatti sono due: l'amore cresce o diminuisce, diviene più ardente o si raffredda, sempre più vivo o si avvia alla morte. Perché gli spiriti sono due e conducono a opposti esiti, mai accontentandosi, ciascuno per proprio conto, dei risultati ottenuti. Perciò chi non mira a crescere nella carità, a una carità "fuori misura" e non calcolata, chi vuole contentarsi della carità che ha - così è sufficiente -, è sulla via del vedersi tolto anche quello che ha.