sabato 26 aprile 2014

III domenica di Pasqua, anno A: Salmo 16,10

Ruminare i Salmi - Salmo 16 (Vulgata / liturgia 15),10:

CEI non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa
TILC Non mi abbandonerai al mondo dei morti,
non lascerai finire nella fossa chi ti ama
NV non derelinques animam meam in inferno
nec dabis sanctum tuum videre corruptionem

Atti 2,24 Dio ha risuscitato Gesù, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.
1Pietro 1,21 Dio ha risuscitato Gesù dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio.
Luca 24,27 Cominciando da Mosè e da tutti i profeti, Gesù spiegò ai due discepoli in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Gaudenzio di Brescia: E’ profezia della discesa agl’inferi del Salvatore. La Vita non poteva sottostare al potere della morte, e richiama alla vita le anime di coloro che dovevano risorgere. (Nam corpore in sepulcro seposito, divinitas cum anima hominis ad inferna descendens, vocavit de locis suis animas sanctorum, quorum corpora surrexisse Matthaeus evangelista testatur dicens: Et multa corpora sanctorum dormientium surrexerunt; et exeuntes, inquit, de monumentis post resurrectionem ipsius, intraverunt in sanctam civitatem, et multis apparuerunt (Matth. XXVII). Descendisse autem Salvatoris animam ad inferos visitandos, non solum beati Petri Epistola (I Petr. III), verum etiam beati Davidis prophetia testatur, cum dicit: Quoniam non derelinques animam meam in inferno, nec dabis sanctum tuum videre corruptionem (Ps. XV). Filius enim Dei non idcirco cum suscepti hominis anima ad inferos descendit, ut eam in inferno relinqueret, sed ut plurimas resurrecturis sanctorum corporibus animas revocaret. - Sermo X,11-12)

Tutta la Scrittura parla dell’unico mistero della vivificazione in Cristo.


lunedì 21 aprile 2014

II domenica di Pasqua, anno A: Salmo 118,22

Ruminare i Salmi - Salmo 118 (Vulgata / liturgia 117),22

CEI La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
TILC La pietra rifiutata dai costruttori
è diventata la pietra principale.
NV Lapidem quem reprobaverunt aedificantes,
hic factus est in caput anguli.

Atti 2,44-45 Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.
1Pietro 1,6-9 Siete ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà.
Giovanni 20,29 Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!

Beda: La profezia del salmo si è adempiuta quando il Cristo rifiutato e ucciso è stato predicato dagli apostoli ai pagani, venendo a essere fondamento angolare di un solo popolo risultante dalla convergenza dei due. (Quomodo, inquit, implebitur haec prophetia, quae lapidem ab aedificantibus reprobatum in caput anguli dicit esse ponendum, nisi quia Christus a vobis reprobatus et occisus, credituris est gentibus praedicandus? ut quasi lapis angularis duos condens in semetipsum, ex utroque populo unam sibi fidelium civitatem, unum templum aedificet. - Homilia XLVII)

Ciò che è scartato dall’uomo, si rivela decisivo. Mediante la fede, e la sua prova, il Crocifisso Risorto diviene fondamento di una nuova, inedita possibilità d’incontro.


venerdì 18 aprile 2014

Pasqua, anno A: Salmo 118,1

Ruminare i Salmi - Salmo 118 (Vulgata / liturgia 117),1:

Rendete grazie al Signore perché è buono
 הֹוד֣וּ לַיהוָ֣ה כִּי־טֹ֑וב 
LXX ἐξομολογεῖσθε τῷ κυρίῳ ὅτι ἀγαθός
NV Confitemini Domino, quoniam bonus

At 10,37-43
«Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
Essi (i Giudei) lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno. E ci ha ordinato di annunciare che egli è costituito da Dio giudice dei vivi e dei morti. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome»

Ruperto di Deutz: Il salmo è il cantico della risurrezione della carne, che Cristo ha vissuto e che noi vivremo. (In Regulam S. Benedicti 2,12: Psalmus quinquagesimus: Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam, et centesimus septimus decimus: Confitemini Domino quoniam bonus, quoniam in saeculum misericordia eius, in illas respiciunt causas, quas tunc maxime meditari debemus, iuxta illud quod continuo in psalmo sexagesimo sexto canimus: Si memor fui tui super stratum meum, in matutinis meditabor in te, quia fuisti adiutor meus. Quaenam illae sunt causae? Nimirum resurrectio prima, et resurrectio secunda. Resurrectio prima, resurrectio animarum est; resurrectio secunda, resurrectio corporum est, quam utramque nobis Christus semel mortuus acquisivit, unde et gratias agentes dicimus quia mortem nostram moriendo destruxit, et vitam resurgendo reparavit. … Porro psalmus centesimus septimus dicimus quem post illum quinquagesimum dicimus: Confitemini Domino quoniam bonus, canticum resurrectionis carnis est, qua sola Christus resurrexit: quippe qui sola carnis morte, mortuus fuit, et quae nobis in novissimo die, resurrectio secunda erit. Quid enim aliud est dicere in isto psalmo: Lapidem, quem reprobaverunt aedificantes, hic factus est in caput anguli, nisi Christum, quem eiecerunt extra civitatem, et crucifixerunt, hic resurrexit a mortuis, et omnis potestas in coelo et in terra data est ei? Item, quae est dies quam dicit, et designat ita: Haec est dies quam fecit Dominus, exsultemus, et laetemur in ea, nisi resurrectio mortuorum in Christo et per Christum clarissime exorta? Denique diem huiusmodi fecit Dominus; fecit, inquam, non quidem solum, sed inter omnia opera sua, maximum et praecipuum opus. Quid enim tale est, ut Mediator Dei et hominum, homo Christus Iesus? Hic vere dies est, quia resurrectio et vita est, et hic utique secundum humanitatem factus est. Ergo hic est dies quam fecit Dominus.)

Benedetto XVI: Si tratta di una preghiera di adorazione, non per questa o quell'altra cosa, ma semplicemente perché Dio merita di essere adorato. Una tale preghiera ‘senza scopo specifico’ vuol essere puro servizio divino, come quello degli angeli. È il servizio per eccellenza, offerto al Dio trinitario, degno di ricevere gloria, onore e potenza perché in modo meraviglioso ha creato il mondo e in modo ancora più meraviglioso l'ha rinnovato. (Nell'epoca dei Padri della Chiesa, la vita monastica veniva qualificata come vita a modo degli angeli. E come caratteristica essenziale degli angeli si vedeva il loro essere adoratori. La loro vita è adorazione. Questo dovrebbe valere anche per i monaci. Essi pregano innanzitutto non per questa o quell'altra cosa, ma semplicemente perché Dio merita di essere adorato. "Confitemini Domino, quoniam bonus! - Celebrate il Signore, perché è buono, perché eterna è la sua misericordia!", esortano vari Salmi. Una tale preghiera senza scopo specifico, che vuol essere puro servizio divino viene perciò chiamata con ragione "officium". È il "servizio" per eccellenza, il "servizio sacro" dei monaci. Esso è offerto al Dio trinitario che, al di sopra di tutto, è degno "di ricevere la gloria, l'onore e la potenza" (Ap 4,11), perché ha creato il mondo in modo meraviglioso e in modo ancora più meraviglioso l'ha rinnovato. - Heiligenkreuz, 2007)

Nella Pasqua di Gesù gustiamo appieno e celebriamo la bontà del Signore. Proprio per questo Dio ci ha creati: non per la morte, ma per gustare e cantare in eterno la sua bontà.


martedì 8 aprile 2014

Giovedi Santo, Cena del Signore: Salmo 116,13

Ruminare i Salmi - Salmo 116,13 (Vulgata / liturgia 115,4):

CEI Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.
TILC Alzerò il calice per il Signore:
lo ringrazierò, perché mi ha salvato.
NV Calicem salutaris accipiam
et nomen Domini invocabo.
Lett.: Il calice della salvezza alzerò,
nel nome del Signore griderò.

1Cor 11,26: Ogni volta che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.
Gv 13,8: Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me».

Bernardo di Clairvaux: Davanti all’insufficienza della mia sapienza, giustizia e santità, non dispero: alzo il calice della salvezza, nel quale il tuo sangue grida a mio favore, e invoco il tuo nome, o Signore. (Passio tua ultimum refugium, singulare remedium. Deficiente sapientia, justitia non sufficiente, sanctitatis succumbentibus meritis, illa succurrit. Quis enim de sua vel sapientia, vel justitia, vel sanctitate praesumat sufficientiam sibi ad salutem? ‘Non quod sufficientes, inquit, simus cogitare aliquid a nobis tanquam ex nobis, sed sufficientia nostra ex Deo est’ (II Cor. III,5). Itaque cum defecerit virtus mea, non conturbor, non diffido. Scio quid faciam: ‘calicem salutaris accipiam, et nomen Domini invocabo’ (Psal. CXV,13). … Verumtamen nisi interpellet sanguis tuus pro me, salvus non sum. - Sup. Cant. XXII,8)
S. Alberto Magno: Si tratta del calice della salvezza attraverso il pentimento e la devozione alla passione del Signore. (In bona quidem significatione est calix eruditionis sacrae Scripturae, Psal. xxii,5: Calix meus inebrians, quam praeclarus est! Est calix benedictionis, Eucharistia, I ad Corinth. x,16: Calix benedictionis cui benedicimus, nonne communicatio sanguinis Christi est? Est calix salvationis per poenitentiam et devotionem Christi Passionis, Psal. cxv,13: Calicem salutaris accipiam, et nomen Domini invocabo. Est calix passionis, mortis angustia in charitate suscepta, Matth. xxvi,42: Pater, si non potest hic calix transire nisi bibam illum, fiat voluntas tua. Et, Joan. xviii,11: Calicem quem dedit mihi Pater, non bibam illum? - Super Marcum)

Il calice eucaristico è memoria, presenza e proclamazione della morte di Gesù, nella quale  egli si mette al mio servizio e mi salva.