domenica 21 dicembre 2014

S. Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, anno B: Salmo 105,8

Ruminare i Salmi - Salmo 105 (Vulgata / liturgia 104),8:

CEI Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni.
NV e V Memor fuit in saeculum testamenti sui,
verbi, quod mandavit in mille generationes

Ebrei 11,8.11-12.17-19
Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.

Luca 2,25-28.36-38
A Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio.
...
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Cassiodoro: Si è ricordato della sua alleanza adempiendo le promesse annunziate per mezzo dei profeti; e quanto Dio promette, rimane per sempre.
Memor fuit in saeculum testamenti sui, verbi quod mandavit in mille generationes. Memor fuit, cum promissa complevit. In saeculum, in aeternitatem, quia quidquid Dominus promisit perenni firmitate mansurum est. Testamenti sui, prophetarum significat praedicationes, quas de Verbi incarnatione praedixerunt. Sequitur, quod mandavit. Mandare est per alium aliquid dicere; quod utique factum est, quando prophetis datum est futura prophetare. In mille generationes; finitum pro infinito positum est, quod tamen saeculi istius fine concluditur, ubi generatio humana sequenti sibi aetate succedit. (Expositio in Psalterium, III, in Ps. CIV,13)

Appoggiandosi fedelmente sulla fedeltà di Dio, nell'attesa fiduciosa dell'adempimento delle sua promesse, si apre la fecondità della vita che supera la morte.


sabato 13 dicembre 2014

IV domenica di avvento, anno B: Salmo 89,27

Ruminare i Salmi - Salmo 89 (Vulgata / liturgia 88),20:

CEI «Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”.
TILC Egli mi dirà: 'Tu sei mio padre e mio Dio,
la roccia della mia salvezza'.
NV Ipse invocabit me: “Pater meus es tu,
Deus meus et refugium salutis meae”.
V Ipse invocabit me: Pater meus es tu,
Deus meus, et susceptor salutis meae

Romani 16,25-26 ...il mio vangelo annuncia Gesù Cristo,
secondo la rivelazione del mistero,
avvolto nel silenzio per secoli eterni,
ma ora manifestato mediante le scritture dei Profeti,
per ordine dell’eterno Dio,
annunciato a tutte le genti
perché giungano all’obbedienza della fede...

Luca 1,30-33 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Ambrogio: Il trono promesso alla discendenza di David spetta al Figlio dell'Altissimo che si fa figlio di Maria.
Non Salomonem utique, non Roboam, non Nathan, sed illum de quo solo potest dicere: 'Ponam in mari manum eius, et in fluminibus dexteram eius. Ipse invocabit me, Pater meus es tu' (Ps. 88,26-27); et 'Ponam in saeculum saeculi semen eius, et thronum eius sicut dies coeli' (Ibid.,30). Non utique hunc thronum Salomon sedit, non Roboam, non Iechonias. Vis scire quis sederit? Hic est de quo dicit angelus ad Mariam: 'Ecce concipies in utero, et paries filium, et vocabis nomen eius Iesum. Hic erit magnus, et filius Altissimi vocabitur: et dabit illi Dominus Deus sedem David patris sui, et regnabit in domo Iacob in aeternum, et regni eius non erit finis'. Si angelo non credis, ipsi saltem Domino crede dicenti: 'Tu dicis, quia ego sum rex'. (In Luc. III,42)

Tommaso d'Aquino: La persona del Padre si distingue dalle altre persone trinitarie per la paternità, e dunque 'Padre' è il suo nome proprio.
Nomen proprium cuiuslibet personae significat id per quod illa persona distinguitur ab omnibus aliis. Sicut enim de ratione hominis est anima et corpus, ita de intellectu huius hominis est haec anima et hoc corpus, ut dicitur in VII Metaphys.; his autem hic homo ab omnibus aliis distinguitur. Id autem per quod distinguitur persona patris ab omnibus aliis, est paternitas. Unde proprium nomen personae patris est hoc nomen 'pater', quod significat paternitatem. (S. Th. I,33,2)

Il Figlio dell'Altissimo si fa figlio di Maria per farci figli con, per e in lui, mediante l'obbedienza della fede.


sabato 6 dicembre 2014

III domenica di avvento, anno B: Luca 1,53

Ruminare i Salmi - Luca 1,53:
Ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
NV esurientes implevit bonis
et divites dimisit inanes.

1 Tessalonicesi 5,16 Siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
Giovanni 1,19-20 Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo».

Bernardo di Clairvaux: 
Quomodo me amas, Deus meus, amor meus? quomodo me amas, ubique recordatus mei, ubique zelans salutem egeni et pauperis, non solum adversum homines superbos, sed etiam adversus sublimes angelos? In coelo et in terra judicas, Domine, nocentes me, expugnas impugnantes me; ubique subvenis, ubique assistis, ubique a dextris es mihi, Domine, ne commovear. Haec cantabo Domino in vita mea, psallam Deo meo quandiu sum. Hae virtutes ejus, haec mirabilia ejus quae fecit. Hoc primum et maximum judicium, quod mihi illa conscia secretorum aperuit virgo Maria: Deposuit, inquiens, potentes de sede, et exsaltavit humiles. Esurientes implevit bonis, et divites dimisit inanes (Lc I,52-53). Secundum autem simile est huic, quod jam audistis, ut qui non vident, videant; et qui vident, caeci fiant (Joan. IX,39). In his duobus judiciis consoletur se pauper, et dicat: Memor fui judiciorum tuorum a saeculo, Domine, et consolatus sum (Psal. CXVIII,52). (Sermones In Cantica Canticorum XVII,7)

Alfonso Maria de' Liguori: 
In secondo luogo per amar Dio con tutto il cuore, bisogna avere un gran desiderio di amarlo. I santi desiderj sono le ale che ci fanno volare a Dio; poiché, come dice s. Lorenzo Giustiniani, il buon desiderio Vires subministrat, poenam exhibet leviorem, ci dà forza di andare innanzi, e ci rende più leggiera la fatica nel cammino della via di Dio, nella quale, come insegnano tutti i maestri di spirito, chi non si avanza, va in dietro. All'incontro Dio ben si dà a chi lo cerca: Bonus est Dominus animae quaerenti illum. Egli riempie de' suoi beni, chi per amore lo desidera: Esurientes implevit bonis. (Sermone XLVI, per la domenica XVII dopo pentecoste, punto 2)

Per secondo è necessario nella santa comunione avere un gran desiderio di ricevere Gesù Cristo e 'l suo santo amore. In questo sacro convito, dice Gersone, non saturantur nisi famelici. E prima lo disse Maria santissima: Esurientes implevit bonis. Siccome Gesù, scrive il V. P. M. Avila, non venne al mondo sintanto che non fu molto desiderato, così non viene all'anima che di lui non ha desiderio, perché non è dovere che si dia tale cibo a chi ne sente fastidio. Disse un giorno il Signore a S. Metilde: Non si trova ape che con tanto impeto si getti sopra de' fiori a succhiarne il mele, con quanto io per violenza d'amore vengo all'anime nella santa comunione. Se dunque Gesù Cristo ha tanto desiderio di venire alle anime nostre, è ragione che ancor noi abbiamo gran desiderio nel comunicarci di ricever lui e 'l suo divino amore; insegnandoci S. Francesco di Sales, che la principale intenzione di un'anima nel comunicarsi dev'essere di avanzarsi nell'amore di Dio, dovendosi ricevere per amore colui che per solo amore a noi si dona. (Atti per la Santa Comunione, Per l'apparecchio alla comunione)