domenica 29 giugno 2014

XIV domenica del tempo ordinario, anno A: Salmo 145,11

Ruminare i Salmi - Salmo 145 (Vulgata / liturgia 144),11:

CEI Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,
TILC Annunzino il tuo regno glorioso,
parlino a tutti della tua potenza.
NV Gloriam regni tui dicant
et potentiam tuam loquantur

Romani 8,9-11: voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Mt 11,25-30 «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Ilario: La magnificenza delle sue opere loda il Signore; ma anche i suoi santi, cioè quelli sui quali regna, proclamano la gloria del suo regno, affinché coloro che ad essa son chiamati possano desiderarla, e non disperino di raggiungerla (Opera Deum confitentur: quam magnificus enim sit, operum et creaturae magnificentia confitetur. Sed confitentur et sancti, quibus rex esse dignatur. Gloriam regni eloquuntur: ne ignorata non desideretur usuris. Magnificentiam quoque gloriae regni Dei nuntiant: ne desperetur aeterna - Tr. sup. ps. 144,16)

La potenza e la gloria del Regno si manifestano nei piccoli che accolgono il giogo dolce del Figlio, mettendosi sotto la signoria del suo Spirito


domenica 22 giugno 2014

SS. Pietro e Paolo, apostoli: Salmo 34,8

Ruminare i Salmi - Salmo 34 (Vulgata / liturgia 33),8:

CEI L'angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
TILC L'angelo del Signore veglia su chi lo teme
e lo salva da ogni pericolo.
NV Vallabit angelus Domini in circuitu timentes eum
et eripiet eos.

Atti 12,11: Pietro allora, rientrato in sé, disse: «Ora so veramente che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che il popolo dei Giudei si attendeva».
2Tim 4,17-18: Il Signore mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l'annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

S. Tommaso d’Aquino: L’Angelo del Signore protegge dagli attacchi dei nemici e dei demòni con lo splendore della sua luce. Si può riferire a Cristo, agli angeli, ai pastori della Chiesa. (Dicit ergo ‘immittet angelus Domini’, splendore sui luminis protegendo, ‘in circuitu’: Ps. 124: montes in circuitu ejus, scilicet angeli: 4 Reg. 6: multo plures nobiscum sunt quam cum illis. Et infra: ecce mons etc.. Immittet ergo, idest immissionem faciet: Heb. 1: omnes sunt administratorii spiritus. Et eripiet eos, scilicet ab impugnatione hostium et daemonum: Judith 7: filii Israel non in lancea nec in sagitta confidunt, sed montes defendunt illos, scilicet angelus, vel Christus: Isa. 9. secundum translationem septuaginta interpretum, vocabitur magni consilii angelus. Quia missus a Deo inquantum homo. Vel angelus intelligitur praelatus ecclesiae: Malach. 2: angelus Domini exercituum est. Praelati enim ecclesiae debent custodire gregem suum.)

S. Alfonso M. de’ Liguori: In questo salmo il profeta ci esorta a lodar sempre il Signore per la cura e continua provvidenza che ha di noi suoi servi, e per l'assistenza che ci presta nelle nostre tribolazioni.

L’apostolato è lotta. Il coraggio apostolico riposa sulla certezza che la propria vita è custodita al sicuro dal Signore.


domenica 15 giugno 2014

SS. Corpo e Sangue di Cristo, anno A: Salmo 147,14

Ruminare i Salmi - Salmo 147,14 (Vulgata / liturgia 147,3):

CEI Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
TILC Ti circonda con frontiere di pace,
ti sazia con fior di frumento.
NV Qui ponit fines tuos pacem
et adipe frumenti satiat te.

Gv 6,58: Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno.

Liturgia: Dio fedele, che nutri il tuo popolo con amore di Padre,
ravviva in noi il desiderio di te, fonte inesauribile di ogni bene:
fa’ che, sostenuti dal sacramento del Corpo e Sangue di Cristo,
compiamo il viaggio della nostra vita,
fino ad entrare nella gioia dei santi,
tuoi convitati alla mensa del regno.

Bernardo di Clairvaux: E’ bello dire queste parole insieme alla sposa del Cantico e al profeta, per esprimere il desiderio ardente della pace piena e della sazietà completa, nella quale non c’è ansia né nausea (2. Sed nec illud praetereat te de hora meridiana, et quod is potissimum exploratur locus, in quo qui pascit, cubat simul: quod est magnae securitatis indicium. Arbitror enim ob hoc additum, Cubat, quod eo loci minime necesse sit stare, et vigilare super custodiam gregis, quando grex, etiam cubante pastore et pausante sub umbris, libere nihilominus discurrat in pascuis. Felix regio, in qua pro libitu oves ingrediuntur et egrediuntur, et non est qui exterreat. Quis mihi tribuat videre vos, meque pariter in montibus pasci una cum illis nonaginta novem quae illic relictae leguntur, cum pastor earum dignanter ad unam descendit quae erraverat? (Matth. XVIII, 12.) Secure procul dubio cubat prope, qui et longe recedere minime dubitavit, sciens quia in tuto eas relinqueret. Merito sponsa illo suspirat, merito inhiat loco pascuae simul et pacis, sed quietis, sed securitatis, sed exsultationis, sed admirationis, sed stuporis. Nam et me miserum, heu! longe agentem et de longe salutantem, en ipsa ejus recordatio ad lacrymas provocat, plane juxta affectionem et vocem dicentium: Super flumina Babylonis illic sedimus et flevimus, dum recordaremur tui, Sion (Psal. CXXXVI, 1). Libet exclamare et me cum sponsa pariter et cum Propheta: Lauda Deum tuum, Sion; quoniam confortavit seras portarum tuarum, benedixit filiis tuis in te. Qui posuit fines tuos pacem, et adipe frumenti satiat te (Psal. CXLVII, 12-14). Quis non illic vehementer cupiat pasci et propter pacem, et propter adipem, et propter satietatem? Nihil ibi formidatur, nihil fastiditur, nihil deficit. Tuta habitatio paradisus, dulce pabulum Verbum, opulentia multa nimis aeternitas. - Sup. Cant. Sermo XXXIII,2)

L’eucarestia è il banchetto del tempo finale, il tempo nuovo e definitivo: si comincia già a pregustare la gioia di una umanità non più desolata e abbandonata, preda della morte, ma amata e sposata. Rafforza il desiderio della patria e sostiene il cammino con la forza della speranza.


sabato 7 giugno 2014

SS. Trinità, anno A: Daniele 3,52

Ruminare i Salmi - Daniele 3,52 (SS. Trinità, anno A)

CEI Benedetto il tuo nome glorioso e santo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
NV et benedictum nomen gloriae tuae sanctum
et superlaudabile et superexaltatum in saecula.

2Cor 13,11: vivete in pace, e il Dio della pace sarà con voi
Gv 3,16: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito

Alberto Magno: Nella morte e risurrezione del suo Figlio il Padre ha glorificato il suo Nome, manifestando la potenza del suo amore (“Pater, clarifica nomen tuum." Tu enim clarificaberis, me a mortuis suscitando, quia in hoc nomen tuum, id est nota potestatis tuae quam praedicavi, apud omnes clarificabitur. Daniel. iii,52: ‘Benedictum nomen gloriae tuae sanctum’. - Super Iohannem, in cap. 12, v. 27-28)

Liturgia: Padre, fedele e misericordioso,
che ci hai rivelato il mistero della tua vita
donandoci il Figlio unigenito e lo Spirito di amore,
… ispiraci sentimenti di pace e di speranza,
perché riuniti nella comunione della tua Chiesa
benediciamo il tuo nome glorioso e santo.

Benediciamo il Nome del Dio uno e trino, quando viviamo la vittoria pasquale in una vita pacificata.


domenica 1 giugno 2014

Pentecoste, anno A: Salmo 104,29

Ruminare i Salmi - Salmo 104 (Vulgata / liturgia 103),29:

104,29 CEI Togli loro (alle tue creature) il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
TILC togli loro il respiro ed essi muoiono,
tornano ad essere polvere!
NV auferes spiritum eorum, et deficient
et in pulverem suum revertentur.

At 2,1-4 Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue.
1Cor 12,3 Nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.
Gv 20,22-23 Gesù soffiò sui discepoli e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Ambrogio: Senza lo Spirito Santo, Creatore, nessuna creatura può sussistere.
(Itaque cum superferebatur Spiritus, nulla erat gratia creaturae: postea vero quam operationem Spiritus etiam creatura mundi istius suscepit, omnem hanc gratiae meruit venustatem, qua mundus illuxit. Denique sine Spiritu sancto universitatis gratiam manere non posse Propheta declaravit dicens: Auferes Spiritum eorum, et deficient, et in pulverem suum revertentur. Emitte Spiritum tuum, et creabuntur, et innovabis omnem faciem terrae (Ps 103,29-30). Non solum igitur sine Spiritu docuit omnem creaturam stare non posse, sed etiam creatorem totius esse Spiritum creaturae. De Spiritu Sancto V,33)
Aelredo: E’ bene per il superbo cadere ed essere umiliato, perché sia eliminato lo spirito di superbia e discenda lo Spirito di dio, che non riposa se non sull’umile e il pacifico.
(Itaque quicunque putat se aliquid esse, cum nihil sit, ipse se seducit (Gal. VI). Et quicunque putat scire se aliquid, nondum intelligit, quomodo oporteat eum scire (I Cor. VIII). Utinam quicunque tales sunt, visitet eos Dominus in virga correptionis suae, quiescere faciens superbiam infidelium, et arrogantiam fortium humilians. Expedit itaque superbis, ut ait quidam sanctus, ut in aliquod manifestum peccatum incidant, ut humilientur, fiatque illud, quod scriptum est: ‘Auferes spiritum eorum, et deficient, et in pulverem suum revertentur’ (Psal. CIII). Spiritus nempe hominis proprie spiritus est superbiae. Quo ablato, ad pulverem suum, id est, ad propriae fragilitatis cognitionem revertitur, ut emittatur ei Spiritus Dei, qui non requiescit, nisi super humilem et quietum, et trementem sermones eius: ut ita recreetur et renovetur, proficiatque in virum perfectum, et in hominem rationi per omnia consentientem: et sic sit, quod hic scriptum est: Pretiosior erit vir auro, et homo mundo obrizo. Sermones de oneribus, Sermo XIII su Is 13,11 visitabo super urbes (orbis) mala)
Alfonso Maria de’ Liguori: Considera che sei terra, ed in terra hai da ritornare. Ha da venire un giorno che hai da morire e da trovarti a marcire in una fossa, dove sarai coperto da' vermi. «Operimentum tuum erunt vermes» (Is 14,11). A tutti ha da toccare la stessa sorte, a nobili ed a plebei, a principi ed a vassalli. Uscita che sarà l'anima dal corpo con quell'ultima aperta di bocca, l'anima anderà alla sua eternità, e 'l corpo ha da ridursi in polvere. «Auferes spiritum eorum, et in pulverem revertentur» (Ps 103,29). (Apparecchio alla Morte, Considerazione 1, Punto 1)