sabato 28 settembre 2013

XXVII domenica del tempo ordinario, anno C: Salmo 95,7-8


Ruminare i Salmi - Salmo 95, (Vulgata / liturgia 94),7-8:

CEI Se ascoltaste oggi la sua voce!
'Non indurite il cuore'
TILC Ascoltate oggi questa sua parola:
'Non indurite i vostri cuori'
NV Utinam hodie vocem eius audiatis:
'Nolite obdurare corda vestra'

2Timoteo 1,14 Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.
Luca 17,6 Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sràdicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe.

Alberto Magno:
Il cuore indurito è come un sepolcro sigillato da una pesante pietra: il fetore della putrefazione spirituale non filtra all'esterno, e il peccatore non si pente.
Super Iohannem 11,36-38: Et quod dicit : "Et lapis" grandis "superpositus, etc.," ideo dicit, ne alius superius, lapide remoto, subintrasse credatur. Spelunca autem haec, barathrum signat desperationis, in eo qui spiritualiter est mortuus. Proverb. xviii, 3: "Impius, cum in profundum venerit peccatorum, contemnit". Isa. xxiv, 17: "Formido, et fovea, et laqueus super te, qui habitator es terrae". Formido conscientiae ad aperiendum; fovea, barathrum desperationis ad absorbendum; laqueus, virtus sententiae finalis ad tenendum in poenis; et lapis superpositus, ut exspirare foetor non posset, qui in morte spirituali obdurationem signat cordis ad non poenitendum. Thren. iii, 53: "Lapsa est in latum vita mea, et posuerunt lapidem super me". II Regum, xviii, 17: "Et tulerunt Absalom, et projecerunt eum in saltu in foveam grandem, et comportaverunt super eum acervum lapidum magnum nimis". Ad Hebr. iii, 13: "Ut non obduretur quis ex vobis fallacia peccati". Psal. xciv, 8: "Nolite obdurare corda vestra".

Il cuore indurito rifiuta di credere e rifiuta di riconoscere la propria incredulità, rendendosi incapace di custodire la freschezza del bene che Dio ha affidato e avviando la propria decomposizione.


sabato 21 settembre 2013

XXVI domenica del tempo ordinario, anno C: Salmo 146,7


Ruminare i Salmi - Salmo 146, (Vulgata / liturgia 145),7:

CEI (Il Signore) dà il pane agli affamati
NV (Dominus) dat escam esurientibus

Luca 16,19-21 C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe

Tu, benedetta fra le donne,
benedici chi ti benedice:
al tuo seno benedetto
colui che dà il pane agli affamati
hai allattato

Benedicta tu in mulieribus
Benedic te benedicentibus,
Benedictis tuis uberibus,
Qui dat escam esurientibus,
Quem lactasti.
(Oratio devota ad dominum Iesum et b. Mariam matrem eius)

Ogni volta che, in vario modo, do "pane" a chi ha fame, nutro - come la Vergine Maria - Cristo in me; ed egli a sua volta si fa pane per la mia fame.


sabato 14 settembre 2013

XXV domenica del tempo ordinario, anno C: Salmo 113,2


Ruminare i Salmi - Salmo 113, (Vulgata / liturgia 112),2:

CEI Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre
TILC Ringraziate il Signore, ora e sempre
NV Sit nomen Domini benedictum
ex hoc nunc et usque in saeculum

1Timoteo 2,8: in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.
Luca 16,13: Non potete servire Dio e la ricchezza.

Cassiodoro: Siamo chiamati alla lode di Dio nel mondo presente e nel mondo nuovo ed eterno (Ne forte sibi momentaneam laudem pueri crederent imperatam, dicit et modo in hoc saeculo praedicandum, et in illa quoque aeternitate laudandum.)

Colletta: salvaci dalla cupidigia delle ricchezze,
e fa’ che, alzando al cielo mani libere e pure,
ti rendiamo gloria con tutta la nostra vita

La cupidigia del possesso soffoca lo spirito di lode e di ringraziamento.
Nella povertà la nostra vita torna capace di dar gloria a Dio.


sabato 7 settembre 2013

XXIV domenica del tempo ordinario, anno C: Salmo 51,1


Ruminare i Salmi - Salmo 51, (Vulgata / liturgia 50),1:

CEI Pietà di me, o Dio, nel tuo amore
NV Miserere mei, Deus, secundum misericordiam tuam
LXX ἐλέησόν με ὁ θεός κατὰ τὸ μέγα ἔλεός σου

1Timoteo 1,15: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io
Luca 15,4: Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova?

Alfonso Maria de' Liguori: O Gesù mio, voglio chiamarti sempre Gesù; il tuo nome mi consola e mi dà animo, ricordandomi che tu sei il mio Salvatore, morto per salvarmi. Eccomi a' piedi tuoi, io confesso che sono reo di tanti inferni, per quante volte ti ho offeso con peccato mortale. Io non merito perdono; ma tu sei morto per perdonarmi. «Recordare Iesu pie, quod sum causa tuae viae» - "Ricorda, o pio Gesù, che per cercare me ti sei messo cammino". Presto Gesù mio, perdonami, prima di venire a giudicarmi. Allora non ti potrò più chiedere pietà: ora posso domandartela, e la spero. Allora le tue piaghe mi spaventeranno, ma ora mi dan confidenza. Caro mio Redentore, mi pento più d'ogni male di aver offesa la tua bontà infinita. Preferisco accettare ogni pena, ogni perdita, che perdere la grazia tua. T'amo con tutto il mio cuore. Abbi pietà di me: «Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam» - "Pietà di me, o Dio, nel tuo grande amore". (Apparecchio alla Morte, Considerazione XXIV, Del giudizio particolare, punto 1)

L'affidamento alla misericordia è il sentimento col quale dobbiamo entrare nella morte. Secondo la visione tradizionale, una volta entrata nella morte, l'anima perde la capacità di disporre di sé e non può far altro che seguire il percorso determinato dalla propria condizione spirituale.


domenica 1 settembre 2013

XXIII domenica del tempo ordinario, anno C: Salmo 90,17


Ruminare i Salmi - Salmo 90, (Vulgata / liturgia 89),17:

CEI rendi salda per noi l’opera delle nostre mani
TILC egli dia forza all'opera delle nostre mani
NV opera manuum nostrarum confirma super nos

Il Salmo, una meditazione sulla fragilità umana, si chiude con questa preghiera: Signore, rafforza e consolida il frutto delle nostre fatiche!
Dio non si sostituisce all'uomo: chiede la nostra fatica. Ma senza la sua grazia, essa resta inconsistente e sterile; soggiace al potere disgregatore della morte.
Nel dare inizio al lavoro quotidiano e a qualunque attività, chiediamo a Dio che immetta nell'opera delle nostre mani la sua fecondità.

Luca 14,28-30: Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.

Senza chiara consapevolezza, ferma e perseverante decisione, l'opera spirituale rimane incompiuta. Chiediamo il dono di perseverare fino alla fine.