domenica 31 marzo 2013

II Domenica di Pasqua, anno C: Salmo 118,1-4


Ruminare i Salmi - Salmo 118 (Vulgata/liturgia 117),1-4 (II Domenica di Pasqua, anno C)

כי לעולם חסדו
LXX: ὅτι εἰς τὸν αἰῶνα τὸ ἔλεος αὐτοῦ
CEI 1974: Eterna è la sua misericordia
CEI 2008: Il suo amore è per sempre
TILC: Eterno è il suo amore per noi
NV: quoniam in saeculum misericordia eius

Ap 1,18: Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi.
Gv 20,31: questi segni sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

La croce mi prova che l'amore di Dio per il suo popolo non arriva solo fino a un certo punto, non è a termine: è definitivo.
La risurrezione mi rivela che questo amore arriva fino agl'inferi e sconfigge la morte.
Mediante la fede nel Crocifisso Risorto accolgo questo amore fedele, che mi pone - per sempre - nella vita.

Mastica la Parola e assapora la Misericordia


domenica 24 marzo 2013

Domenica di Pasqua, anno C: Salmo 118,17


Salmo 118 (Vulgata/liturgia 117),17:

לא אמות כי־אחיה
CEI Non morirò, ma resterò in vita
LXX οὐκ ἀποθανοῦμαι, ἀλλὰ ζήσομαι
NV Non moriar, sed vivam

Una osservazione: La traduzione CEI suggerisce un semplice prolungamento della vita terrena, eliminando così la prospettiva dell'oltre-morte. E' meglio invece mantenerla aperta, come il testo ebraico permette e come fanno le versioni antiche, e tradurre: Non morirò, vivrò!

Giovanni Crisostomo: è una profezia della risurrezione: la morte non è più la morte
Atti 10,39-40: ...lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno...

A partire dalla risurrezione di Cristo, la mia esistenza non si svolge sotto il segno della morte, ma della vita.
Non è più un essere-per-la-morte, ma per-la-vita.
Non è un cammino verso il buio, ma verso la luce.

Tieni viva in te la parola della risurrezione


domenica 17 marzo 2013

Domenica delle Palme, anno C: Salmo 22,2


Salmo 22 (Vulgata/liturgia 21),2:

CEI Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
NV Deus, Deus meus, quare me dereliquisti?

Fil 2,7-8: Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
Cristo Gesù umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce

Catechismo della Chiesa Cattolica n. 603: Gesù non ha conosciuto la riprovazione (il rifiuto da parte di Dio) in quanto egli stesso peccatore; ma nell'amore redentore che sempre lo univa al Padre, egli ci ha assunto nella nostra separazione da Dio a causa del peccato, al punto da poter dire a nome nostro sulla croce: «Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34; Sal 22,2). Avendolo reso così solidale con noi peccatori, «Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi» (Rm 8,32) affinché noi fossimo «riconciliati con lui per mezzo della morte del Figlio suo» (Rm 5,10).

A volte, forse spesso, ci sentiamo abbandonati da Dio. Per essere con noi fino in fondo, Gesù fa l'esperienza (vera, non è una simulazione) di sentirsi abbandonato da Dio.
Vive questa desolazione senza arretrare di un passo: non recide il vincolo di alleanza che lo unisce al Padre e a noi. In questo la morte è già vinta: la risurrezione non sarà che la fioritura, lo sviluppo di tale vittoria.
Adesso posso (e debbo) vivere ogni desolazione in comunione con lui: unisco il mio grido al suo, il mio abbandono al suo. Così la forza della sua risurrezione comincia ad agire nella mia morte.


domenica 10 marzo 2013

V domenica di quaresima, anno C: Sal 126,3


Salmo 126 (Vulgata/liturgia 125),3:

CEI Grandi cose ha fatto il Signore per noi.
Letterale: Il Signore ha fatto grandi cose agendo con noi
NV Magnificavit Dominus facere nobiscum

Fil 3,8 tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore
Gv 8,11 «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più»

S. Bernardo: Le opere più grandi che Dio fa riguardano noi uomini: la creazione, la redenzione, la glorificazione.
"Magna opera Domini" ait propheta David. Magna quidem omnia opera eius, fratres, siquidem magnus et ipse: sed ad nos maxime spectant, quae in eis maxima esse videntur. Hinc est quod psallit idem propheta, dicens: "Magnificavit Dominus facere nobiscum". Denique quam magnifice nobiscum agat, specialiter tria quaedam eius opera clamant; primae nostrae creationis, praesentis redemptionis, futurae glorificationis. (Sermo II In Nativitate D.ni)

In Cristo siamo creati, da lui siamo ricreati nel perdono, con lui chiamati alla gloria. Di fronte alla grandiosità di questo progetto, ogni pretesa di elevarsi e farsi grandi da soli, sulla base di proprie "opere" di qualsiavoglia tipo, è immondizia.


domenica 3 marzo 2013

IV domenica di quaresima, anno C: Salmo 34,3


Salmo 34 (Vulgata/liturgia 33),3:

CEI Io mi glorio nel Signore
Lett: Nel Signore si loda la mia anima
NV In Domino gloriabitur anima mea

Lc 15,31: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo".

Tommaso d'Aquino: Il bene dell'amico è come proprio. La lode di Dio è mia, la sua grandezza è mia. (Dicit ergo: "in Domino laudabitur anima mea". Semper enim bonum amici quis reputat suum bonum. Unde dicit, in laudem Dei etiam laus mea est. Si Deus est magnus, constat quod eius amicus est magnus: Psal. 117: fortitudo mea et laus mea Dominus. - Super ps. 34)

L'umile, amico di Dio, ha lo sguardo volto non a sé ma a lui, e trova il proprio vanto e orgoglio, la propria forza e lode, non in se stesso, ma nel Signore.

Io mi glorio in te, Signore (Gesù)
Signore Gesù, la mia gloria sei tu.