venerdì 11 novembre 2016

16 novembre, Santa Geltrude (Gertrude) la Grande, vergine (memoria facoltativa) - ufficio delle letture

La Liturgia delle Ore ci presenta una passo del Legatus Divinae Pietatis, "L'Araldo del Divino Amore", noto anche come "Rivelazioni di S. Gertrude", testo in cinque libri dei quali solo il secondo, dal quale è tratta la lettura, redatto nel 1289, è di mano di Gertrude. Il c. XXIII è un ringraziamento che presenta una sintesi dei favori da lei ricevuti.

XXIII. Gratiarum actio, cum expositione diversorum beneficiorum, quam cum orationibus tam praecedentibus quam subsequentibus statutis temporibus prout potuit devotius legere consuevit.

1. Benedicat tibi anima mea, Domine Deus, Creator meus; benedicat tibi anima mea et ex medullis intimarum mearum confiteantur tibi miserationes tuae, quibus incontinentissima pietas tua tam indebite circumvenit me, [o dulcissime amator meus]. Gratias ago, ut undecumque possum, immensae misericordiae tuae, cum qua laudans glorifico longanimem patientiam tuam, qua dissimulasti, cum annos omnes infantiae et pueritiae, adulescentiae et iuventutis meae, usque pene ad finem vicesimi quinti anni tam caecata dementia pertransirem, ut cogitationibus, verbis et factis perficerem absque remorsione conscientiae, ut mihi nunc videtur, omne quod libebat, ubicumque licebat, non te praecavente, sive per naturaliter mihi insitam mali detestationem et boni delectationem, sive per exteriorem proximorum redargutionem, ac si pagana inter paganos vixissem, et numquam intellexissem quod tu, Deus meus, vel bonum remunerares, vel malum punires; cum tamen ab infantia, a quinto scilicet anno, me inter devotissimos amicos tuos in triclinio sanctae religionis tibi elegeris habilitari.

3. Unde [in eadem commotione] pro emendatione offero tibi, Pater amantissime, omnem passionem tui dilectissimi Filii, ab illa hora quae in praesepio super foenum reclinatus vagitum dedit, et deinceps pertulit per infantiles necessitates, pueriles defectos, adulescentiles adversitates et iuveniles passiones, usque post horam illam qua, inclinato capite, in cruce cum clamore valido spiritum emisit. Item in suppletionem omnium negligentiarum mearum, offero tibi, Pater amantissime, omnem cogitationem illam sanctissimam, quae in omnibus cogitationibus, verbis et factis perfectissima ab hora qua missus ab arce throni introivit [per aurem virginis] in regionem nostram tuus Unigenitus, usque post illam horam qua tuis paternis vultibus praesentavit gloriam carnis victricis.

5. Item pro gratiarum actione, in profundissimam abyssum humilitatis me demergens, cum superexcellenti misericordia tua simul collaudo et adoro illam dulcissimam benignitatem, qua, me sic deperdite vivente, tu Pater misericordiarum, cogitasti super me cogitationes pacis et non afflictionis, quomodo scilicet me sic multitudine et magnitudine beneficiorum tuorum exaltares.

8. Addidisti etiam inter haec mihi inaestimabilem amicitiae familiaritatem impendere, diversis modis illam nobilissimam arcam divinitatis, scilicet deificatum Cor tuum praebendo in copiam omnium delectationum mearum.

10. Insuper tam fidelibus promissionibus allexisti animam meam, qualiter mihi in morte et post mortem velles benefacere; quod iure etiam si nullum aliud donum haberem, pro hoc solo iugiter viva spe anhelaret ad te cor meum.

Ecco la traduzione LO, con qualche annotazione:

1. L'anima mia ti benedica, o Signore Dio, mio creatore: l'anima mia ti benedica e dall'intimo del mio cuore ti lodi la tua stessa misericordia, di cui il tuo amore infinito [1] mi ha circondato senza mio merito [2]. Ringrazio, come meglio sono capace, la tua immensa bontà e rendo gloria alla tua longanimità, alla tua pazienza e alla tua indulgenza [3]. Ho trascorso tutti gli anni della mia infanzia, della mia fanciullezza, della mia adolescenza e della mia gioventù fino all'età di venticinque anni come una cieca e una pazza. Parlavo e agivo secondo i miei capricci [4] e non sentivo alcun rimorso di questa mia condotta. Ne prendo coscienza solo ora. Non ti prestavo alcuna attenzione quando mi mettevi in guardia sui pericoli del mio comportamento o mediante una certa naturale avversione che sentivo verso il male, o attraverso le attrattive al bene che mi sollecitavano, o anche per mezzo dei rimproveri e delle riprensioni dei miei familiari. Vivevo come una pagana, che dimora fra i pagani, come una che mai avesse sentito dire che tu, mio Dio, ricompensi il bene e punisci il male. Ti ringrazio ancora che già dall'infanzia, esattamente fin dal quinto anno di età, mi hai scelta per farmi vivere fra i tuoi santi amici nell'ambito della santa religione.

3. Perciò per la conversione [5] ti offro, o Padre amatissimo, tutta la passione del tuo dilettissimo Figlio a cominciare dal momento che, posato sopra la paglia nel presepio, emise il primo vagito e poi sopportò le necessità dell'infanzia, le privazioni dell'adolescenza [6], le sofferenze della gioventù fino a quando, chinata la testa, spirò sulla croce con un forte grido. Così pure, per supplire alle mie negligenze, ti offro, o Padre amatissimo, tutto lo svolgersi [7] della vita santissima che il tuo Unigenito condusse in modo perfettissimo nei suoi pensieri, nella parole e azioni dal momento in cui fu mandato dall'altezza del tuo trono sulla nostra terra [8], fino a quando presentò al tuo sguardo paterno la gloria della sua carne vittoriosa.

5. In rendimento di grazie, mi immergo nel profondissimo abisso dell'umiltà e, assieme alla tua impagabile misericordia, lodo e adoro la tua dolcissima bontà. Tu, Padre della misericordia, mentre io sciupavo così la mia vita, hai nutrito a mio riguardo pensieri di pace e non di sventura, e hai deciso di sollevarmi così con la moltitudine e la grandezza dei tuoi benefici.

8. Hai voluto anche, tra l'altro, concedermi l'inestimabile familiarità della tua amicizia con l'aprirmi i diversi modi quel nobilissimo scrigno della divinità, che é il tuo cuore divino e offrirmi in esso, in grande abbondanza, ogni tesoro di gioia.

10. Hai attratto l'anima mia con la promessa sicura dei benefici che mi darai in morte e dopo la morte. Per cui anche se non avessi altro dono, per questo solo il mio cuore avrebbe ogni diritto di anelare a te con viva speranza.

[1] Incontinentissima pietas tua: una misericordia "incontinente", che non è capace di trattenersi e trabocca.
[2] Fa sorridere l'omissione in LO di o dulcissime amator meus: evidentemente è un po' troppo audace dire a Gesù: "mio dolcissimo amante"!
[3] Longanimem patientiam tuam, qua dissimulasti: la paziente longanimità con la quale mi hai tollerato. Dissimulo è usato in senso assoluto: Dio ha fatto le viste di non sapere, di non vedere il peccato.
[4] Secondo i miei capricci: la traduzione pare assai debole. Il latino è più forte e preciso: ut cogitationibus, verbis et factis perficerem absque remorsione conscientiae, ut mihi nunc videtur, omne quod libebat, ubicumque licebat, e cioè: in pensieri, parole e opere facevo senza rimorso di coscienza - lo vedo ora - tutto quello che mi piaceva, laddove era possibile.
[5] Pro emendatione: più che per conversione, direi che si tratta di una offerta fatta per rimediare, per riparare e fare ammenda.
[6] Qui il latino recita: per infantiles necessitates, pueriles defectos, adulescentiles adversitates et iuveniles passiones, ossia: le necessità dei neonati, i bisogni dei bambini, le difficoltà dei ragazzi, gli impeti dei giovani. Gertrude passa in rassegna tutte le fasi dello sviluppo. Intenderei le passiones giovanili (LO: sofferenze) come gli slanci propri di quell'età. A meno che si tratti dei problemi e delle fatiche della gioventù.
[7] Più che di svolgimento, il latino parla di pensiero: omnem cogitationem illam sanctissimam, tutto quel santissimo pensiero. L'accento è posto sull'interiorità.
[8] Qui LO omette per aurem virginis: il Verbo scende in terra attraverso l'orecchio della Vergine. Il tema è assai diffuso nella letteratura medievale: la fecondazione sarebbe avvenuta per insufflazione dello Spirito mediante le parole dell'arcangelo. Nella tradizione figurativa la si rappresenta come un cartiglio con le parole del saluto, che entra nell'orecchio di Maria (vedi p. es. la bellissima Annunciazione di Simone Martini e Lippo Memmi agli Uffizi, 1333).