lunedì 23 febbraio 2009

L'Anticristo

L'Anticristo mira a gestire ogni uomo sotto ogni aspetto, a creare una situazione in cui - dietro lo schermo del progresso - non si abbia più il controllo di niente, nemmeno delle cose più elementari, e si dipenda sempre più integralmente da una organizzazione impersonale.
A tal fine impiega - e piega - il potere politico, economico, ideologico.
E' dotato di straordinarie capacità tecnologiche e scientifiche.
Promette salvezza subito: attendere è indegno dell'uomo.
Persegue i propri obiettivi prospettando all'umanità la soluzione dei suoi problemi: è un filantropo. Ma filantropo di massa: non guarda al singolo, non ha riguardo per la persona, gli interessa solo la massa. Perciò non ha nemmeno rispetto per la vita. 
Cerca la pace, se necessario imponendola.
E' di larghe vedute, e quindi esige che si abbandoni ogni rigidità dogmatica. Perciò non tollera chi rifiuta di sistemare il proprio dio in una delle nicchie del Pantheon comune.
Cerca di sovvertire ogni tradizione, sempre troppo impastata di credenze arcaiche che inducono inutili contrapposizioni.
Incoraggia ogni uomo a sentirsi dio: dipendere da qualcun altro è rimanere nella vecchia minorità spirituale.
Fa amabilmente notare che il Cristo - come un canale che porta acqua - è solo via, mezzo, tramite di qualcosa d'altro. E ciò che conta è l'acqua, non il canale. I canali sono tanti, l'acqua è una. E la porta proprio lui: l'Anticristo.

mercoledì 18 febbraio 2009

Esistenza

Esistiamo per quel tanto che basta a rendersi conto di non esistere quasi.

lunedì 16 febbraio 2009

Passioni /2

Prima di continuare: teniamo presente che stiamo parlando di "passione" in senso negativo, come "vizio" o, biblicamente, come "idolatria". La passione si costruisce e si alimenta attraverso il pensiero passionale (loghismos, cogitatio), che possiamo definire come "rappresentazione (fantasia) di cose o persone ricercate come strumento di autosufficienza". Se infatti gli oggetti delle passioni sono vari, ciò che c'è sotto è una cosa sola: la volontà di trovare la vita in se stessi, l'ebbrezza del riuscire da soli, ossia la superbia. Ora, tale ebbrezza è possibile solo quando siamo sufficientemente gratificati, ossia quando godiamo senza soffrire. Un oggetto diventa quindi passionale quando serve a procurarsi un piacere e a fuggire un dolore. Possiamo anche dire: a perseguire la riuscita e evitare il fallimento. 
Nel pensiero passionale si distingue l'assalto, il semplice presentarsi della fantasia, che non dipende da noi e non è in sé colpevole, e il consenso, la sua accoglienza favorevole, il trovarci gusto (che c'è anche quando si tratta di un pensiero sgradevole) e dargli spazio. Questo processo termina nell'azione (comunque configurata, può essere anche puramente interiore), nella concreta attuazione della ricerca del piacere e/o della fuga dal dolore.
Con la ripetizione di questo processo si produce nella persona uno stato di tensione abituale verso qualcosa che appare strumento di riuscita o salvezza dal fallimento, appunto la passione.
Ogni pensiero passionale contiene però un'energia che viene in ultima istanza dal Maligno. Perciò compiacersene e accettarlo significa aprire le porte al cavallo di Troia, colmo di soldati nemici. Quando il nostro pensiero si mescola con la fantasia dell'assalto demoniaco trovandolo "gustoso", la nostra energia spirituale si mescola con quella degli spiriti maligni e si lascia intossicare dal suo veleno. La metafora del mangiare un frutto avvelenato calza benissimo (cf. Gen 3,6). Il cuore vive in uno stato contro natura, in un'atmosfera irrespirabile, sta male, si trova "arso di empietà dalla salsedine dei pensieri degli spiriti maligni" (Esichio, A Teodulo 50). Servendosi della nostra fantasia, cioè di rappresentazioni illusorie, Satana, illusionista per eccellenza, ci induce a farci esecutori della sua volontà, che è sempre volta in sostanza alla nostra morte; e ci introduce in un processo che di per sé tende - salvo forze in contrario - a porre tutta quanta la vita umana sotto l'influenza del Maligno e assimilarsi progressivamente a lui. La caratteristica dello spirito è sempre, infatti, la dinamicità: lo spirito, buono o cattiva che sia, non resta mai fermo, non "si accontenta" mai, ma tenderà a conquistare sempre più spazio fino a impadronirsi del tutto.

domenica 8 febbraio 2009

Passioni /1

"Passione" è qualcosa rispetto a cui sono passivo, che subisco; ciò che esercita su di me un influsso a cui non riesco a sottrarmi. Ora, il fatto di avere questa caratteristica è già di per sé il marchio di fabbrica del male. Perché ciò che è buono fa sempre appello alla mia libertà e mobilita le mie risorse. Ciò che è male cerca invece semplicemente di trascinarmi. Dio non saprebbe che farsene di trascinarmi, al demonio invece va benissimo. La passione dunque è sempre distruttiva. Essa si determina in base al suo oggetto (che in sé non è un male), e può manifestarsi negli eccessi opposti, che alla fine però sono comunque frutto di un rapporto scorretto con il suo oggetto, e dunque della stessa passione, p. es. avarizia e prodigalità. Quali sono gli oggetti delle passioni?
1. l'ego (superbia)
2. i beni materiali (avarizia)
3. il piacere sessuale (lussuria)
4. i beni altrui (invidia)
5. il cibo (gola)
6. la giustizia (ira)
7. la tranquillità (accidia).
Devo pertanto discernere, distinguere bene quello che mi asservisce e mi domina da quello che vivo in piena libertà. La libertà è solo apparente se non sono padrone di me stesso. L'autopossesso è uno dei frutti dello Spirito (enkrateia, continentia: Sir 18,29; Gal 5,23; 2Pt 1,6): non sono dominato da niente che annulli la mia libertà. Questa distinzione segnerà anche il confine tra quello che mi costruisce e quello che mi distrugge.

mercoledì 4 febbraio 2009

Discernimento degli spiriti

Ecco alcune parti della seconda lettura dell'ufficio delle letture di oggi, mercoledi della IV settimana del tempo ordinario. Se andiamo a leggerla sul breviario, ci troveremo qualcosa in più e qualcosa in meno, fatto dovuto ai tagli che la liturgia è solita ahimè fare. Inoltre si vedranno in alcuni punti sensibili differenze nella traduzione. Mi duole dirlo ma, ahimè bis, non è buona la traduzione che leggiamo sul breviario (almeno in questo caso).

Dai «Capitoli sulla perfezione spirituale» di Diadoco di Fotice

26. I lottatori devono cercare di conservare l'animo (dianoia) libero da interno turbamento, perché la mente (vous), discernendo i pensieri che le si affacciano, possa conservare nel santuario della memoria (mneme) quelli che sono buoni e mandati da Dio, e scacciare invece quelli che sono cattivi e suggeriti dal demonio. Anche il mare quando è perfettamente calmo permette ai pescatori una visibilità che arriva fino al fondo, di modo che i pesci non sfuggono al loro sguardo. Ma quando è sconvolto dai venti, nasconde con le onde torbide ciò che nella calma mostra chiaramente; e così rimangono infruttuosi tutti gli accorgimenti che usano i pescatori per catturare i pesci. Cosa che accade appunto alla mente contemplativa (nous theoretikos) quando - specialmente a motivo di un'ira ingiusta - la profondità (bythos) dell'anima (psyche) è sconvolta.

28. Soltanto allo Spirito Santo appartiene il compito di purificare la mente (nous): infatti se non entra quel forte per sopraffare il ladro, la preda non gli potrà essere tolta. E' necessario quindi che noi con la pace dell'anima (psyche) permettiamo allo Spirito Santo di riposare [in noi], ossia che teniamo sempre accesa in noi stessi la lucerna della conoscenza (gnosis), poiché mentre essa risplende nei magazzini dell'anima (psyche), non soltanto quegli attacchi amari e tenebrosi dei demoni vengono scoperti dalla mente (nous), ma vengono estenuati, perché colpiti da quella luce santa e gloriosa.
Per questo l'Apostolo raccomanda: «Non spegnete lo Spirito» (1 Ts 5,19), cioè non rattristate lo Spirito Santo facendo o pensando male, perché non siate privati di quel vittorioso splendore. In realtà non si spegne quel lume eterno e vivificante che è lo Spirito Santo, ma la sua tristezza, ossia il suo allontanamento, lascia la mente (nous) cupa e priva della luce della conoscenza.