mercoledì 4 febbraio 2009

Discernimento degli spiriti

Ecco alcune parti della seconda lettura dell'ufficio delle letture di oggi, mercoledi della IV settimana del tempo ordinario. Se andiamo a leggerla sul breviario, ci troveremo qualcosa in più e qualcosa in meno, fatto dovuto ai tagli che la liturgia è solita ahimè fare. Inoltre si vedranno in alcuni punti sensibili differenze nella traduzione. Mi duole dirlo ma, ahimè bis, non è buona la traduzione che leggiamo sul breviario (almeno in questo caso).

Dai «Capitoli sulla perfezione spirituale» di Diadoco di Fotice

26. I lottatori devono cercare di conservare l'animo (dianoia) libero da interno turbamento, perché la mente (vous), discernendo i pensieri che le si affacciano, possa conservare nel santuario della memoria (mneme) quelli che sono buoni e mandati da Dio, e scacciare invece quelli che sono cattivi e suggeriti dal demonio. Anche il mare quando è perfettamente calmo permette ai pescatori una visibilità che arriva fino al fondo, di modo che i pesci non sfuggono al loro sguardo. Ma quando è sconvolto dai venti, nasconde con le onde torbide ciò che nella calma mostra chiaramente; e così rimangono infruttuosi tutti gli accorgimenti che usano i pescatori per catturare i pesci. Cosa che accade appunto alla mente contemplativa (nous theoretikos) quando - specialmente a motivo di un'ira ingiusta - la profondità (bythos) dell'anima (psyche) è sconvolta.

28. Soltanto allo Spirito Santo appartiene il compito di purificare la mente (nous): infatti se non entra quel forte per sopraffare il ladro, la preda non gli potrà essere tolta. E' necessario quindi che noi con la pace dell'anima (psyche) permettiamo allo Spirito Santo di riposare [in noi], ossia che teniamo sempre accesa in noi stessi la lucerna della conoscenza (gnosis), poiché mentre essa risplende nei magazzini dell'anima (psyche), non soltanto quegli attacchi amari e tenebrosi dei demoni vengono scoperti dalla mente (nous), ma vengono estenuati, perché colpiti da quella luce santa e gloriosa.
Per questo l'Apostolo raccomanda: «Non spegnete lo Spirito» (1 Ts 5,19), cioè non rattristate lo Spirito Santo facendo o pensando male, perché non siate privati di quel vittorioso splendore. In realtà non si spegne quel lume eterno e vivificante che è lo Spirito Santo, ma la sua tristezza, ossia il suo allontanamento, lascia la mente (nous) cupa e priva della luce della conoscenza.

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