sabato 10 luglio 2010

18 luglio 2010 - XVI domenica del tempo ordinario

Colossesi 1,15-20 15

Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, 16 perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17 Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. 18 Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. 19 È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza 20 e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.  

15 ὅς ἐστιν εἰκὼν τοῦ θεοῦ τοῦ ἀοράτου, πρωτότοκος πάσης κτίσεως, 16 ὅτι ἐν αὐτῷ ἐκτίσθη τὰ πάντα ἐν τοῖς οὐρανοῖς καὶ ἐπὶ τῆς γῆς, τὰ ὁρατὰ καὶ τὰ ἀόρατα, εἴτε θρόνοι εἴτε κυριότητες εἴτε ἀρχαὶ εἴτε ἐξουσίαι: τὰ πάντα δι'αὐτοῦ καὶ εἰς αὐτὸν ἔκτισται, 17 καὶ αὐτός ἐστιν πρὸ πάντων καὶ τὰ πάντα ἐν αὐτῷ συνέστηκεν. 18 καὶ αὐτός ἐστιν ἡ κεφαλὴ τοῦ σώματος, τῆς ἐκκλησίας: ὅς ἐστιν ἀρχή, πρωτότοκος ἐκ τῶν νεκρῶν, ἵνα γένηται ἐν πᾶσιν αὐτὸς πρωτεύων, 19 ὅτι ἐν αὐτῷ εὐδόκησεν πᾶν τὸ πλήρωμα κατοικῆσαι 20 καὶ δι'αὐτοῦ ἀποκαταλλάξαι τὰ πάντα εἰς αὐτόν, εἰρηνοποιήσας διὰ τοῦ αἵματος τοῦ σταυροῦ αὐτοῦ, [δι' αὐτοῦ] εἴτε τὰ ἐπὶ τῆς γῆς εἴτε τὰ ἐν τοῖς οὐρανοῖς.

Paolo si trova davanti alle prime riflessioni di tipo gnostico, che stabiliscono una specie di genealogia del divino, una gerarchia di emanazioni attraverso le quali esso si manifesta nel mondo e lo riconduce a Dio. In questo sistema, nel quale si dà anche ampio spazio alla gerarchia angelica, il Cristo è uno degli elementi: non più inizio e fine, diviene un elemento nella serie. Paolo si oppone decisamente: il Cristo è alla fine e all'inizio della serie. Pertanto la inquadra, e non è inquadrato da altro. Egli non viene posto in una sintesi a partire da un altro principio, ma è lui principio della sintesi; non riceve senso da altro, ma dà senso al resto. Egli è la pienezza, non un elemento in essa. La cosa è capitale. Se è così, ogni tempo e spazio può trovare in Cristo il suo senso, perché egli li comprende tutti. Se è così, egli deve stare al centro. Se è così, non posso giudicare il Cristo alla luce dei miei criteri, ma devo lasciar giudicare i miei criteri dal Cristo. Se è così, non posso farmi una religione privata, prendendo elementi qua e là e - perché no - anche dal Vangelo, trascegliendo e risistemando il tutto alla luce di quanto mi pare bene, di un nuovo principio (magari chiamandolo, come fa alcuno dei "sapienti" di turno, "logos") che giudica anche il Vangelo. La storia partorisce incessantemente questi tentativi di sottomettere il Cristo alle proprie visuali. Ma no, non possiamo proprio contenerlo: è lui che ci contiene; non possiamo misurarlo, è lui che ci misura. Egli sta prima e dopo di noi, principio e meta, pienezza del divino. Davanti a lui, ai suoi piedi, ogni padroneggiare, gestire, controllare va deposto: a lui possiamo solo consegnarci.