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Il Gabbiano

Succedono moltissime cose - un mondo di cose - in questa «campagna nella quale non succede mai nulla» che è ambiente del Gabbiano . Il talento di Cechov ci squaderna una quantità di dinamiche nelle quali non si tarda a riconoscere la quotidianità in cui siamo immersi. I personaggi si muovono e si agitano senza sosta e senza poter trovare requie, alla ricerca di qualcosa che non solo non trovano, ma nemmeno sanno esattamente che cosa sia. Unica cosa certa è l'affanno. Stat crux dum volvitur orbis : l'antico motto certosino («la croce sta ferma mentre il mondo gira»), di per sé ben distante dal mondo di Cechov, sembra tuttavia offrire una chiave di lettura quanto mai calzante (prescindendo qui dalla sua esatta esegesi). In mezzo al turbinio delle azioni e delle passioni, l'unica realtà che rimane ferma e costante è - per tutti - la croce; o se vogliamo, in termini più cechoviani, il fallimento. Ciò nonostante, Cechov non è un nichilista. Egli propone comunque un'apertur...

Antigone

Classico fra i classici, Sofocle mantiene intatta la capacità di stupire. Non solo per la bellezza abbagliante della poesia e la sapienza delle costruzioni ma, in primo luogo, perché il primo a stupirsi è proprio lui. Non sarebbe esagerato dire che lo stupore sta alla scaturigine del suo teatro. Stupore di fronte all'uomo e alla sua condizione singolare nel mondo. Non per caso l'elogio dell'uomo nel primo stasimo dell' Antigone è uno dei brani giustamente più celebri della letteratura occidentale. Stupore di fronte a questa «meraviglia terribile» capace di grandi cose e di meschinità, di varcar mari e di rimaner chiuso in spazi interiori angusti. Certo, se Sofocle avesse veduto il successivo cammino dell'umanità, con le sue conquiste strabilianti e le sue ideologie assassine, non avrebbe potuto che costatare la giustezza della propria intuizione. Ideologia: emerge qui probabilmente la parola chiave di questo difficile dramma che è l' Antigone . Difficile perché...

Il caso W.

Con Il caso W. di Rita Frongia, regia di Claudio Morganti (Prato, Fabbricone, 7-17 novembre 2019, prima assoluta) ci troviamo di fronte a una rilettura del Woyzeck di Georg Büchner (1813-1837), consistente non nella riproposizione di quel testo, del resto poco più di una bozza che richiede comunque massicci interventi a chi lo voglia rappresentare, ma nella ideazione di un suo complemento, una nuova sezione della vicenda, che è il processo penale. Lo spettatore è posto di fronte ad alcune fasi del dibattimento processuale, volte a stabilire se l'imputato sia sano di mente o meno, nel quale il soldato Woyzeck sarà condannato. Non si assiste però alla sentenza: dopo le arringhe conclusive delle rispettive parti, gli stessi spettatori sono chiamati ad essere giuria. L'esito è comunque dato: l'assassino e la sua vittima si avvieranno insieme nel buio cammino della morte. L'atmosfera spettrale e funerea domina d'altronde tutto il dramma, dramma di morte, amore e pazzia....

Il Vangelo di don Lorenzo

«Un grande miracolo sta avvenendo in questa stanza: un cammello passa nella cruna di un ago». In questa frase, pronunziata da don Lorenzo Milani poco prima di morire, si può senz'altro comprendere l'intera parabola della sua intensa vita. Si tratta di un «signorino», un agiato borghese che decide di prendere sul serio il Vangelo e i suoi paradossi, e su questa scommessa si gioca tutto, divenendo scomodo per sé e per gli altri - tutti, oggi come allora, cristiani e laici, di sinistra e di destra, ricchi e poveri. Sì, scomodo anche per i poveri, chiamati a uscire dalle varie obbedienze e mode imposte dai vari tempi per divenire attivamente costruttori di futuro. Un personaggio che non si lascia utilizzare strumentalmente da nessuno - qualcuno ha felicemente parlato di «folgorante equidistanza» - e che ancora oggi solleva una serie di fondamentali questioni. Lo spettacolo riesce a rendere pensoso lo spettatore, posto dinanzi alla vicenda del priore in tutta la sua complessità e ri...

C'è bisogno di luce!

«Lasciami almeno accesa una lampadina, per vedere dove metto i piedi!». Alla fine del suo tormentato percorso alla ricerca di luce, Pirandello deve costatare che tutto quanto possiamo chiedere è appunto - si tratta della battuta che chiude l'intera «commedia da fare» (tale rimasta fino alla fine) - almeno una lampadina per muovere qualche passo nell'immediato. Con felice intuizione la restituzione scenica di Luca De Fusco s'impegna a distinguere proprio mediante la luce (ivi comprendendo anche il ricorso alla proiezione video) i due piani che sostanziano la elaborata trama pirandelliana: il piano della «realtà» e quello della «finzione» teatrale, quello della persona e del personaggio. Le libertà che si prende la resa scenica non disturbano affatto, aiutando anzi la concentrazione sull'essenziale. Noi non conosciamo né noi stessi né gli altri: questo è il dramma. Non mi pare che la commedia sia una riflessione sul teatro, o quanto meno tale riflessione è soltanto second...

Un mistero a due facce

Al cospetto della morte, si prende posizione di fronte alla vita. La commedia di Spiro Scimone, tutta giocata su due coppie che si muovono intorno a due tombe «a due piazze», è una delle infinite declinazioni del mai esaurito tentativo di decifrare l'unico mistero a due facce di vita e morte. Si può anche dire: al cospetto della morte, si prende posizione di fronte all'altro. Amore e morte, allora, un classico qui indagato - sia pure con levità - nella caratteristica emersione di una serie di elementi, latenti finché la vita si presenta come successione indefinita e talora sonnacchiosa di tempi; elementi che invece escono alla scoperto nella prossimità - cronologica e esistenziale - della morte. Allora le parolacce fino a quel momento solo pensate si proferiscono ad alta voce. Non solo: anche le parole d'amore, con quegli atteggiamenti che definiscono chi non può più permettersi il lusso di avere paura o vergogna di esprimere il proprio sentimento, semplicemente perché il t...

Richard II: il dramma di governare

Nell'approccio a un testo, due sono i poli entro i quali si oscilla: l'oggettivo e il soggettivo. Si può privilegiare ciò che si ha di fronte, cercando di cogliere e accogliere il testo in se stesso, così come offerto; si può mettere maggiormente in luce colui che sta di fronte al testo, la sua risposta, il suo modo d'intenderlo. Per quanto i due atteggiamenti siano sempre inevitabilmente compresenti, l'esaltazione contemporanea del soggettivo conduce di solito a una preponderanza, a volte smisurata, del soggettivo. Nel caso del Richard II di Peter Stein siamo invece di fronte a una felice eccezione, a uno spettacolo dove al centro sta effettivamente Shakespeare e il suo dramma. Anche la scelta di far rappresentare re Riccardo da una donna, la brava Maddalena Crippa, non dà luogo a quelle - fin troppo oggi prevedibili e peraltro stucchevoli - questioni sull'ambiguità sessuale e analoghi: segnala piuttosto una presenza speciale, che lascia emergere in modo inconfondi...