venerdì 3 novembre 2017

Richard II: il dramma di governare

Nell'approccio a un testo, due sono i poli entro i quali si oscilla: l'oggettivo e il soggettivo. Si può privilegiare ciò che si ha di fronte, cercando di cogliere e accogliere il testo in se stesso, così come offerto; si può mettere maggiormente in luce colui che sta di fronte al testo, la sua risposta, il suo modo d'intenderlo. Per quanto i due atteggiamenti siano sempre inevitabilmente compresenti, l'esaltazione contemporanea del soggettivo conduce di solito a una preponderanza, a volte smisurata, del soggettivo. Nel caso del Richard II di Peter Stein siamo invece di fronte a una felice eccezione, a uno spettacolo dove al centro sta effettivamente Shakespeare e il suo dramma. Anche la scelta di far rappresentare re Riccardo da una donna, la brava Maddalena Crippa, non dà luogo a quelle - fin troppo oggi prevedibili e peraltro stucchevoli - questioni sull'ambiguità sessuale e analoghi: segnala piuttosto una presenza speciale, che lascia emergere in modo inconfondibile il protagonista in mezzo a una dramma di (pressoché) soli uomini. Riccardo II, dunque. Figura singolare, paradossale nel doppio ritmo della sua esistenza: gloria e caduta, grandezza e miseria. Un primo livello di lettura è politico: la questione dell'autorità e della sua fondazione. Da sempre tema dibattuto, solo apparentemente risolto nelle varie epoche (compresa la nostra). In mezzo al rutilante, ricchissimo diluvio poetico dell'inarrivabile linguaggio di Shakespeare emerge però - né può essere diversamente per un par suo - semplicemente la questione dell'uomo, di ogni uomo, dal re al suo stalliere. Per l'interpretazione del dramma mi pare centrale il monologo del re, oramai deposto, imprigionato e prossimo alla fine. Il problema pare proprio che questo re - che è l'essere umano, ogni essere umano - non è in grado di governare la realtà, né quella fuori né quella dentro di lui, e risulta sempre «fuori tempo», non riuscendo a inserirsi armonicamente nella musica del reale, e alla fine sbattuto giù dai troni, più o meno visibili, che prova a costruirsi come può. Tentativo che produce sempre a sua volta la controreazione degli altri, essi pure variamente pretendenti al trono. Così ai piedi del nuovo astro nascente, il re Enrico IV, si accumulano i guanti della sfida tra le fazioni politiche: la lotta continuerà, producendo di volta in volta vincitori e vinti, e vincitori che divengono vinti. Come Riccardo: Shakespeare ci porta dentro la sua anima per portarci dentro la nostra. E scoprirvi al tempo stesso la coscienza acuta di una missione regale, della magnificenza dell'essere uomini; e la sorpresa di scoprirsi infinitamente piccoli e insufficienti. Perplesso, il re citerà due frasi evangeliche (le uniche nel dramma), solo apparentemente in contrasto: nel Regno, quello vero, attraverso la stretta cruna dell'ago non entrano i ricchi, ma solo i piccoli. Forse allora c'è una speranza: per Riccardo, per ciascuno.
Richard II, di William Shakespeare. Teatro Metastasio, 21-29 ottobre 2017. Traduzione Alessandro Serpieri; riduzione e regia Peter Stein, con Maddalena Crippa, etc.; produzione Teatro Metastasio di Prato.

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