venerdì 22 aprile 2016

VI domenica di pasqua, ufficio delle letture

Il commento di Cirillo Alessandrino alla 2Cor è andato perso, come altre sue opere esegetiche. Ce ne sono arrivati soltanto alcuni frammenti attraverso le "catene", ovvero quei testi nei quali per ogni passo di un dato libro biblico si riportavano commenti di diversi autori. Per la VI domenica del tempo pasquale ci è proposto uno di questi frammenti, dove Cirillo commenta 2Cor 5,16-18:
«Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove. Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione.» 
«Alla maniera umana»: così la versione CEI traduce κατὰ σάρκα, letteralmente «secondo la carne», in maniera carnale. Gran parte del discorso ruota attorno a questo, e Cirillo spiega come per «carne» intenda la debolezza e la corruzione della condizione umana. «Corruzione» in quanto la vita umana è sottoposta al potere della morte. Probabilmente egli ha presente Gal 6,8, dove Paolo lega carne e corruzione: «chi semina per la (o: nella) sua carne, mieterà corruzione dalla carne; ma chi semina per lo (o: nello) Spirito mieterà dallo Spirito vita eterna». LO cerca di spiegare a suo modo il concetto di carne, introducendo di sana pianta espressioni assenti nel testo:
LO: ... può dire con ragione di non conoscere alcuno secondo la carne, di sentirsi, cioè, fin d'ora partecipe della condizione del Cristo glorioso. ... Quando diciamo che nessuno è più nella carne intendiamo riferirci a quella condizione connaturale alla creatura umana che comprende, fra l'altro, la particolare caducità propria dei corpi.
Non sembrano espressioni felici: per i Padri la caducità non è inerente alla natura umana come tale, ma solo alla natura decaduta, ferita dal peccato.
Comunque sia, è interessante l'applicazione del discorso di Paolo (e Cirillo) alla questione del Gesù storico. Una volta che, per ipotesi, si fosse ricostruito con esattezza tutto il Gesù storico, fatti e detti, per filo e per segno, saremmo ancora a una conoscenza secondo la carne, salvificamente irrilevante: solo nella fede brilla a noi la luce trasformante del Logos e il potere della morte viene calpestato.

Dal Commento sulla Seconda Lettera ai Corinzi di san Cirillo di Alessandria, vescovo (5,5-6; PG 74,942-943)

{v. 5,15a} Coloro che hanno la caparra dello Spirito (cf. 2Cor 5,5) e sono ricchi della speranza della risurrezione, già afferrano le realtà attese come presenti e dicono: «sicché noi da ora non conosciamo più nessuno secondo la carne» (2Cor 5,16a); tutti siamo infatti spirituali e non nella corruzione della carne. [Penso che in queste espressioni chiami «carne» la corruzione della carne.] Poiché su noi è brillato l'Unigenito, veniamo trasformati a immagine del Logos onnivivificante. Come infatti sotto il regno del peccato eravamo incatenati nella morte, subentrata la giustizia in Cristo abbiamo scosso via la corruzione. Pertanto nessuno è nella carne, cioè nella debolezza della carne. Sulla base di altre espressioni, si può giustamente pensare alla corruzione.
{v. 5,16b} [Dopo aver affermato di non aver conosciuto nessuno secondo la carne, con un occhio ai pensieri fuori luogo di alcuni, aggiunge:] «e se anche abbiamo conosciuto Cristo secondo la carne, ora non lo conosciamo più così» (2Cor 5,16b). Avrebbe ugualmente potuto dire: «il Verbo si è fatto carne e ha dimorato tra noi» (Gv 1,14), secondo la carne ha subito la morte per la vita di tutti, e così lo abbiamo conosciuto. Tuttavia, ora non lo conosciamo più così. Certo, è ancora nella carne - dopo tre giorni è tornato in vita - ma si trova presso il Padre nei cieli e dunque lo pensiamo al di sopra della carne. Morto una volta «non muore più, la morte non lo signoreggia oltre. In quanto è morto, è morto al peccato una volta per tutte; in quanto vive, vive per Dio» (Rm 6,8-9).
{v. 5,17} Se dunque egli con ciò è stato il principe della nostra vita (cf. At 3,15), dobbiamo necessariamente pensare che anche noi, che abbiamo seguito le sue orme, non siamo più nella carne, ma al di sopra della carne. Molto giustamente il beato Paolo aggiunge quindi: «Sicché se uno è in Cristo è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove» (2Cor 5,17). [E' vecchio il detto «terra sei e terra tornerai» (Gn 3,19); e anche quell'altro che si legge nel libro di Mosé: «Fin dalla giovinezza la mente dell'uomo è ben dedita al male» (Gn 8,21). E' vecchio inoltre quanto sta nella legge: dichiara tutto quanto sorpassato.] Siamo infatti giustificati dalla fede in Cristo ed è cessato l'effetto della maledizione. Riprese vita per noi colui che ha calpestato la forza della morte, e abbiamo conosciuto colui che veramente e per natura è Dio, al quale prestiamo culto in ispirito e verità (cf. Gv 4,23-24), per la mediazione del Figlio, che dal Padre nell'alto riversa le benedizioni sul mondo.
{v. 5,18} Perciò il beato Paolo aggiunge assai sapientemente: «Tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati a sé mediante Cristo» (2Cor 5,18a). E davvero non senza la volontà del Padre si realizzò il mistero dell'economia con la carne e il conseguente rinnovamento. [A ciò il mistagogo aggiunge che lo stesso Padre ci ha riconciliati a sé mediante Cristo, resi nemici i greci dall'errore politeista e i giudei dalla volontà di rimanere fermi alle ombre veterotestamentarie, senza accedere alla via del vero culto.] Mediante lui, infatti, abbiamo l'accesso, e «nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6), secondo quanto egli stesso afferma. Dunque «tutto questo viene da Dio, che ci ha riconciliati a sé mediante Cristo, e ci ha conferito il ministero della riconciliazione» (2Cor 5,18).

Οἱ τὸν ἀῤῥαβῶνα τοῦ Πνεύματος ἔχοντες, καὶ τὴν τῆς ἀναστάσεως ἐλπίδα πεπλουτηκότες, τῶν ἔσεσθαι προσδοκωμένων ὡς ἐνεστηκότων ἤδη ἐπιδραττόμενοί φασιν Ὥστε ἡμεῖς ἀπὸ τοῦ νῦν οὐδένα οἴδαμεν κατὰ σάρκα, πάντες γάρ ἐσμεν πνευματικοὶ καὶ οὐκ ἐν φθορᾷ σαρκικῇ· [σάρκα γὰρ ἐν τούτοις, καθάπερ ἐγῷμαι, τὴν τῆς σαρκὸς ὀνομάζει φθοράν·] ἐπιλάμψαντος γὰρ ἡμῖν τοῦ Μονογενοῦς, μετεστοιχειώμεθα πρὸς τὸν τὰ πάντα ζωοποιοῦντα Λόγον. ὥσπερ γὰρ τοῖς τοῦ θανάτου δεσμοῖς ὑπεκείμεθα βασιλευούσης τῆς ἁμαρτίας, οὕτω τῆς ἐν Χριστῷ δικαιοσύνης εἰσκεκριμένης, ἀπεσεισάμεθα τὴν φθοράν· οὐδεὶς οὖν ἄρα ἐστὶν ἐν σαρκὶ, τουτέστιν ἐν ἀσθενείᾳ σαρκικῇ. καὶ πρός γε τῶν ἄλλων ἡ φθορὰ νοοῖτ’ ἂν εἰκότως·
[ἐπειδὴ δὲ ἔφη οὐδένα ἐγνωκέναι κατὰ σάρκα, προσεπάγει τὰς τινῶν ὑφορώμενος ἐκτόπους ἐννοίας]
Εἰ γὰρ καὶ ἐγνώκαμεν κατὰ σάρκα Χριστὸν ἀλλὰ νῦν οὐκ ἔτι γινώσκομεν. ὅμοιον ὡς εἴπερ ἕλοιτο λέγειν, γέγονε “σὰρξ ὁ Λόγος καὶ ἐσκήνωσεν ἐν ἡμῖν”, καὶ τὸν ὑπὲρ τῆς ἁπάντων ζωῆς ὑπέστη θάνατον κατὰ σάρκα, καὶ οὕτως αὐτὸν ἐγνώκαμεν· πλὴν ἀπὸ τοῦ νῦν οὐκ ἔτι γινώσκομεν· εἰ γὰρ καὶ ἔστιν ἐν σαρκὶ, τριήμερος γὰρ ἀνεβίω καὶ ἔστι πρὸς τὸν ἐν τοῖς οὐρανοῖς Πατέρα, ἀλλ’ οὖν ὑπὲρ σάρκα νοεῖται· ἅπαξ γὰρ ἀποθανὼν “οὐκ ἔτι ἀποθνήσκει, θάνατος αὐτοῦ οὐκ ἔτι κυριεύει· ὃ γὰρ ἀπέθανεν, τῇ ἁμαρτίᾳ ἀπέθανεν ἐφάπαξ· ὃ δὲ ζῇ, ζῇ τῷ Θεῷ”. οὐκοῦν εἰ γέγονεν ἐν τούτοις ὁ τῆς ζωῆς ἡμῶν ἀρχηγὸς, πᾶσά πως ἀνάγκη καὶ ἡμᾶς αὐτοὺς τοῖς ἴχνεσιν αὐτοῦ κατακολουθήσαντας, οὐκ ἐν σαρκὶ μᾶλλον, ἀλλ’ ὑπὲρ σάρκα νοεῖσθαι. ὀρθῶς οὖν λίαν ὁ θεσπέσιος Παῦλος Ὥστε εἴ τις ἐν Χριστῷ καινὴ κτίσις φησὶ τὰ ἀρχαῖα παρῆλθεν, ἰδοὺ, γέγονε καινά·
[ἀρχαῖον μὲν γὰρ τό “Γῆ εἶ καὶ εἰς γῆν ἀπελεύσῃ·” καὶ μὴν καὶ ἐκεῖνο τὸ ἐν βίβλῳ Μωσέως “Ἐπιμελῶς γὰρ ἔγκειται ἡ διάνοια τοῦ ἀνθρώπου ἐπὶ τὰ πονηρὰ ἐκ νεότητος·” ἀρχαῖα δὲ πρὸς τούτοις καὶ τὰ ἐν νόμῳ· ταυτὶ δὴ πάντα παρελάσαι φησίν·]
δεδικαιώμεθα γὰρ διὰ πίστεως τῆς ἐν Χριστῷ, καὶ πέπαυται τῆς ἀρᾶς ἡ δύναμις· ἀνεβίω γὰρ ὑπὲρ ἡμῶν ὁ τοῦ θανάτου πατήσας τὸ κράτος, καὶ τὸν φύσει τε καὶ ἀληθῶς ὄντα Θεὸν ἐγνώκαμεν, τὴν ἐν πνεύματί τε καὶ ἀληθείᾳ πληροῦντες λατρείαν, μεσιτεύοντος τοῦ Υἱοῦ καὶ τὰς ἄνωθεν καὶ παρὰ Πατρὸς εὐλογίας τῷ κόσμῳ διδόντος· ὅθεν τοι καὶ μάλα σοφῶς ὁ θεσπέσιος Παῦλος Τὰ δὲ πάντα φησὶν ἐκ τοῦ Θεοῦ τοῦ καταλλάξαντος ἡμᾶς ἑαυτῷ διὰ Χριστοῦ. καὶ γάρ ἐστιν ἀληθῶς οὐκ ἀβούλητον τῷ Πατρὶ τῆς μετὰ σαρκὸς οἰκονομίας τὸ μυστήριον καὶ ἡ δι’ αὐτοῦ καινουργία.
[προσεπάγει δὲ τούτοις ὁ μυσταγωγὸς ὅτι αὐτὸς ὁ Πατὴρ ἡμᾶς ἑαυτῷ κατήλλαξεν διὰ Χριστοῦ, ἐκπεπολεμωμένους αὐτῷ διὰ τῆς εἰς πολύθεον πλάνης ἕλληνας, καὶ ἰουδαίους διά γε τοῦ βούλεσθαι ταῖς κατὰ νόμον προσπεπῆχθαι σκιαῖς, καὶ τὸν τῆς ἀληθοῦς λατρείας οὐ προσίεσθαι λόγον·]
δι’ αὐτοῦ γὰρ τὴν προσαγωγὴν ἐσχήκαμεν, καί “Οὐδεὶς ἔρχεται πρὸς τὸν Πατέρα, καθά φησιν αὐτὸς, εἰ μὴ δι’” αὐτοῦ. οὐκοῦν τὰ πάντα ἐκ τοῦ Θεοῦ τοῦ καταλλάξαντος ἡμᾶς διὰ Χριστοῦ καὶ δόντος ἡμῖν τὴν διακονίαν τῆς καταλλαγῆς.

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