martedì 1 marzo 2016

IV domenica di quaresima, ufficio delle letture

LO propone ancora Agostino, e nuovamente il suo commento a Giovanni. Stavolta si tratta del commento a Gv 8,12: "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita", evidentemente in riferimento all'episodio del cieco nato (Gv 9, tra l'altro citato - v. 6), proprio ancora dell'itinerario quaresimale catecumenale dell'anno A.

Dal Commento al Vangelo di Giovanni di sant'Agostino, vescovo (Discorso 34,8-9)

8. Il Signore in maniera concisa ha detto: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12), e con queste parole una cosa comanda e un'altra promette. Cerchiamo dunque di eseguire ciò che comanda, altrimenti saremmo sfacciati nell'esigere quanto ha promesso, e nel giudizio ci sentiremmo dire: «Hai fatto ciò che ti ho comandato, per poter ora chiedere ciò che ti ho promesso?» Che cosa dunque hai comandato, Signore nostro Dio? Ti risponderà: «Che tu mi segua». Hai domandato un consiglio di vita. Di quale vita, se non di quella di cui è stato detto: «E' in te la sorgente della vita»? (Sal 35,10).
[Il giovane ricco domandò che cosa fare, ma poi non fece quanto Gesù gli aveva chiesto e non lo seguì.]
Dunque facciamolo: seguiamo il Signore! Spezziamo le catene che ci impediscono di seguirlo. Ma chi potrà spezzare tali catene, se non ci aiuta colui al quale fu detto: «Hai spezzato le mie catene»? (Sal 115,16). Di lui un altro salmo dice: «Il Signore libera i prigionieri, il Signore rialza chi è caduto» (Sal 145,7-8).
9. Che cosa seguono quelli che sono stati liberati e rialzati, se non la luce dalla quale si sentono dire: «Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminerà nelle tenebre»? Sì, perché il Signore illumina i ciechi. Fratelli, ora siamo illuminati con il collirio della fede. Prima, infatti, mescolò la sua saliva con la terra, per ungere colui che era nato cieco (cf. Gv 9,6). Anche noi siamo nati ciechi da Adamo e abbiamo bisogno di essere illuminati da lui. Egli mescolò la saliva con la terra: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Mescolò la saliva con la terra, perché era già stato predetto: «La verità germoglierà dalla terra» (Sal 84,12) ed egli dice: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6).
Godremo (poi) pienamente della verità, quando la vedremo faccia a faccia: anche questo ci è promesso. Chi oserebbe, infatti, sperare ciò che Dio non si fosse degnato di promettere o dare? Vedremo faccia a faccia. L'Apostolo dice: «Ora conosciamo in modo imperfetto; ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo faccia a faccia» (1Cor 13,12). E l'apostolo Giovanni nella sua lettera aggiunge: «Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che, quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1Gv 3,2).
Questa è la grande promessa. Se lo ami, seguilo. Tu dici: «Lo amo, ma per quale via devo seguirlo?». Se il Signore tuo Dio ti avesse detto: «Io sono la verità e la vita», tu, desiderando la verità e bramando la vita, cercheresti di sicuro la via per arrivare all'una e all'altra. Diresti a te stesso: «gran cosa la verità, gran bene la vita: oh! se fosse possibile all'anima mia trovare il modo di arrivarci!». Cerchi la via? Ascolta il Signore che ti dice prima di tutto: «Io sono la via». Prima di dirti dove devi andare, ha premesso da dove devi passare: «Io sono - dice - la via»! La via per arrivare dove? Alla verità e alla vita. Prima ti indica la via da prendere, poi il traguardo dove vuoi arrivare: «Io sono la via, io sono la verità, io sono la vita». Rimanendo presso il Padre, era verità e vita; rivestendosi della nostra carne, è diventato via. Non ti vien detto: «devi affaticarti a cercare la via per arrivare alla verità e alla vita»; no, non ti vien detto questo. Pigro, alzati! La via stessa è venuta a te e ti ha svegliato dal sonno, se pure ti ha svegliato. Alzati e cammina! Forse tu cerchi di camminare, ma non puoi perché ti dolgono i piedi. E perché ti dolgono? Forse hanno dovuto percorrere i duri sentieri imposti dall'attaccamento ai beni? Ma il Verbo di Dio ha guarito anche gli zoppi. Tu replichi: «Sì, ho piedi sani, ma la strada non la vedo». Ebbene, egli ha anche illuminato i ciechi.

8. Ergo, fratres mei, quoniam Dominus breviter ait: Ego sum lux mundi; qui me sequitur, non ambulabit in tenebris; sed habebit lumen vitae: quibus verbis aliud est quod iussit, aliud quod promisit: faciamus quod iussit, ne impudenti fronte desideremus, quod promisit; ne dicat nobis in iudicio suo: Fecisti enim quod iussi, ut expetas quod promisi? Quid ergo iussisti, Domine Deus noster? Dicit tibi: Ut sequereris me. Consilium vitae petiisti. Cuius vitae, nisi de qua dictum est: Apud te fons vitae?
[Audivit quidam: Vade, vende omnia quae habes, et da pauperibus, et habebis thesaurum in coelo; et veni, sequere me (Mt 19,16-22). Tristis abscessit, non est secutus: quaesivit magistrum bonum, interpellavit doctorem, et contempsit docentem: tristis abscessit, ligatus cupiditatibus suis; tristis abscessit, habens grandem sarcinam avaritiae super humeros suo. Laborabat, aestuabat; et qui ab illo sarcinam deponere voluit, non est sequendus putatus, sed deserendus. Postea vero quam Dominus per Evangelium clamavit: Venite ad me, omnes qui laboratis et onerati estis, et ego vos reficiam; tollite iugum meum super vos, et discite a me quia mitis sum et humilis corde (Mt 11,28-29): quam multi fecerunt audito Evangelio, quod ex ore ipsius auditum dives ille non fecit?]
Ergo modo faciamus, sequamur Dominum; solvamus compedes quibus impedimur sequi. Et quis idoneus solvere tales nodos, nisi ille adiuvet cui dictum est: Disrupisti vincula mea (Ps 115,16)? De quo alius psalmus dicit: Dominus solvit compeditos, Dominus erigit elisos (Ps 145,8).
9. Et quid sequuntur soluti et erecti, nisi lumen a quo audiunt: Ego sum lumen mundi: qui me sequitur, non ambulabit in tenebris? quia Dominus illuminat caecos. Illuminamur ergo modo, fratres, habentes collyrium fidei. Praecessit enim eius saliva cum terra, unde inungeretur qui caecus est natus (cf. Io 9,6). Et nos de Adam caeci nati sumus, et illo illuminante opus habemus. Miscuit salivam cum terra: Verbum caro factum est, et habitavit in nobis (Io 1,14). Miscuit salivam cum terra; ideo praedictum est: Veritas de terra orta est (Ps 84,12): ipse autem dixit: Ego sum via, veritas et vita (Io 14,6). Veritate perfruemur, cum viderimus facie ad faciem; quia et hoc promittitur nobis. Nam quis auderet sperare quod Deus non dignatus esset vel polliceri vel dare? Videbimus facie ad faciem. Apostolus dicit: Nunc scio ex parte, nunc in aenigmate per speculum, tunc autem facie ad faciem (1Cor 13,12). Et Ioannes apostolus in Epistola sua: Dilectissimi, nunc filii Dei sumus, et nondum apparuit quid erimus: scimus quia cum apparuerit, similes ei erimus; quoniam videbimus eum sicuti est (1Io 3,2). Haec est magna promissio; si amas, sequere. Amo, inquis; sed qua sequor? Si dixisset tibi Dominus Deus tuus: Ego sum veritas et vita; desiderans veritatem, concupiscens vitam, viam qua ad haec pervenire posses profecto quaereres, et diceres tibi: Magna res veritas, magna res vita; si esset quomodo illuc perveniret anima mea! Quaeris qua? audi eum dicentem primo: Ego sum via. Antequam diceret tibi quo, praemisit qua: Ego sum, inquit, via. Quo via? Et veritas et vita. Primo dixit qua venias, postea dixit quo venias. Ego sum via, ego sum veritas, ego vita. Manens apud Patrem, veritas et vita: induens se carnem, factus est via. Non tibi dicitur: Labora quaerendo viam, ut pervenias ad veritatem et vitam; non hoc tibi dicitur. Piger, surge; via ipsa ad te venit, et te de somno dormientem excitavit, si tamen excitavit: surge, et ambula. Forte conaris ambulare, et non potes, quia dolent pedes. Unde dolent pedes? An iubente avaritia per aspera cucurrerunt? Sed Dei Verbum sanavit et claudos. Ecce, inquis, sanos habeo pedes, sed ipsam viam non video. Illuminavit et caecos.

Il riferimento ai "piedi doloranti" sui "duri sentieri dell'attaccamento ai beni" (avaritia) si comprende solo tenendo presente che prima (n. 8) Agostino ha citato l'episodio del giovane ricco, il quale porta sulle spalle appunto il gravoso fardello dell'avarizia.
In sintesi: ha la luce della vita chi, liberato dagli impedimenti, segue effettivamente Gesù, camminando per la via che è egli stesso.

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