lunedì 28 marzo 2016

II Domenica di Pasqua (Domenica dell'Ottava di Pasqua), ufficio delle letture

Dei discorsi che la domenica successiva alla pasqua Agostino ha tenuto ai neofiti, i "giovani virgulti" germogliati nella veglia pasquale, ce ne sono arrivati una decina. LO propone la lettura del sermone 260/A, di cui omette la parte centrale (che tratta del battesimo degli eretici), e disloca qualche riga a proposito del giorno del Signore (n. 4).

Dai Discorsi di sant'Agostino, vescovo (Disc. 8 nell'ottava di Pasqua, nn. 1 e 4; PL 46, 838.841)

1. Il mio discorso si rivolge a voi, bambini appena nati, piccoli in Cristo, nuova prole della Chiesa, grazia del Padre e fecondità della Madre, santo germoglio, sciame novello, fiori a nostro onore e frutto della nostra fatica, mio gaudio e corona, voi tutti che state saldi nel Signore (cf. Fil 4,1). Vi rivolgo le parole dell'Apostolo: «Ecco, la notte è passata, il giorno è ormai vicino. Deponete dunque le opere delle tenebre e indossate le armi della luce; come in pieno giorno, camminate con onestà: non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non nelle mollezze lussuriose, non fra contese e gelosie; rivestitevi piuttosto del Signore Gesù Cristo, senza darvi al sentire carnale, assecondando le concupiscenze» (Rm 13,12-14), in modo tale da rivestirvi anche nella vita di colui del quale vi siete rivestiti nel sacramento. Infatti «quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo, per cui non c'è più né giudeo né greco, non c'è più né schiavo né libero, non c'è più né maschio né femmina. Tutti infatti siete una cosa sola in Cristo Gesù» (Gal 3,27-28). Questo deriva dalla forza stessa del sacramento, che è sacramento della vita nuova, la quale comincia in questo tempo con la remissione di tutti i peccati passati e raggiunge la perfezione nella resurrezione dei morti. «Mediante il battesimo siete stati sepolti insieme con Cristo nella morte, per cui, come Cristo è risuscitato dai morti, così anche voi dovete camminare in novità di vita» (Rm 6,4). Attualmente però camminate nella fede, finché in un corpo mortale siete come pellegrini lontano dal Signore (cf. 2Cor 5,6); ma colui stesso verso il quale tendete, Gesù Cristo, si è fatto per voi via certa, in quanto si è degnato di farsi uomo per noi. Per coloro che lo temono tiene in serbo una grande dolcezza (cf. Sal 30,20): la manifesterà perfettamente a quanti hanno sperato in lui, quando ciò che ora abbiamo ricevuto nella speranza lo riceveremo effettivamente. [...]

4. [...] Oggi è l'ottavo giorno dalla vostra nascita. Oggi si completa in voi il segno della fede, come avveniva presso gli antichi padri, quando a otto giorni dalla nascita fisica si praticava la circoncisione fisica. In quel membro umano per mezzo del quale nasce l'uomo destinato a morire, era raffigurata la deposizione della mortalità. Di questa mortalità della carne il Signore si spogliò con la resurrezione, nella quale risuscitò non un corpo diverso ma lo stesso corpo, che tuttavia non avrebbe potuto più morire. Con essa il Signore consacrò il giorno della domenica, giorno terzo dopo la sua morte, ottavo dopo il sabato nel computo ordinario dei giorni, e nello stesso tempo giorno primo. Pertanto anche voi, che non ancora nella realtà ma nella certa speranza avete il sacramento di questa risurrezione e il pegno dello Spirito, «se siete risorti con Cristo, gustate le cose di lassù, dov'è Cristo, assiso alla destra di Dio; cercate le cose di lassù e non quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando apparirà Cristo, vostra vita, allora anche voi apparirete insieme con lui nella gloria» (Col 3,1-4).

In Octavis Paschae, ad infantes.
1. Sermo mihi est ad vos, modo nati infantes, parvuli in Christo, nova proles Ecclesiae, gratia patris, fecunditas matris, germen pium, examen novellum, flos nostri honoris et fructus laboris, gaudium et corona mea, omnes qui statis in Domino (cf. Phil 4,1). Apostolicis verbis vos alloquor: Ecce nox praecessit, dies autem appropinquavit; abicite opera tenebrarum, et induite vos arma lucis; sicut in die honeste ambulate: non comisationibus et ebrietatibus, non cubilibus et impudicitiis, non contentione et aemulatione; sed induite Dominum Iesum Christum, et carnis providentiam ne feceritis in concupiscentiis (Rm 13,12-14), ut et vita induatis, quem sacramento induistis. Quotquot enim in Christo baptizati estis, Christum induistis. Non est Iudaeus et Graecus, non est servus neque liber, non est masculus aut femina; omnes enim vos unum estis in Christo Iesu (Gal 3,27-28). Hoc habet ipsa vis sacramenti: sacramentum enim est vitae novae, quae in hoc tempore incipit a remissione praeteritorum omnium peccatorum, perficietur autem in resurrectione mortuorum. Consepulti enim estis Christo per baptismum in mortem, ut, quemadmodum surrexit Christus a mortuis, sic et vos in novitate vitae ambuletis (Rm 6,4). Ambulatis autem nunc per fidem, quam diu in hoc mortali corpore peregrinamini a Domino (cf. 2Cor 5,6); sed via vobis certa ipse, ad quem tenditis, factus est Christus Iesus secundum hominem, quod pro nobis fieri dignatus est. Servavit enim multam dulcedinem timentibus se (cf. Ps 30,20), aperturus et perfecturus eam sperantibus in se, cum id quod nunc in spe accepimus etiam in re acceperimus. [Filii enim Dei sumus, et nondum apparuit quod erimus. Scimus quia, cum apparuerit, similes ei erimus, quoniam videbimus eum sicuti est (1Io 3,2). Hoc in Evangelio ipse promisit: Qui diligit me, inquit, mandata mea custodit. Et qui diligit me, diligetur a Patre meo, et ego diligam illum, et ostendam me ipsum illi (Io 14,21). Utique videbant eum, quibus loquebatur, sed in forma servi, qua maior est Pater, non in forma Dei, qua aequalis est Patri. Hanc ostendebat timentibus, illam servabat sperantibus; in hac peregrinantibus apparebat, ad illam cohabitaturos vocabat; hanc eis ambulantibus substernebat, illam pervenientibus promittebat.]

4. [...] Hodie dies octavus est nativitatis vestrae; hodie completur in vobis signaculum fidei, quod apud antiquos patres in circumcisione carnis fiebat octavo die carnalis nativitatis; figurabatur enim expoliatio mortalitatis in eo membro humano per quod moriturus nascitur homo. Unde et ipse Dominus mortalitate carnis resurgendo se expolians, et non quidem aliud, sed tamen ultra non moriturum corpus exsuscitans, Dominicum diem in sua resurrectione signavit, qui post diem passionis eius tertius, in numero autem dierum post sabbatum octavus est, idemque primus. Unde et vos nondum re, sed certa iam spe, quia et huius rei sacramentum habetis, et pignus Spiritus accepistis, si resurrexistis cum Christo, quae sursum sunt sapite ubi Christus est in dextera Dei sedens; quae sursum sunt quaerite, non quae super terram. Mortui enim estis, et vita vestra abscondita est cum Christo in Deo. Cum Christus apparuerit vita vestra tunc et vos cum ipso apparebitis in gloria (Col 3,1-4).

A commento un testo di K. Barth, per alcuni versi non del tutto chiaro e probabilmente discutibile, comunque stimolante, anche bello. Il teologo svizzero prende spunto da un versetto del Libro delle Lamentazioni:

Principianti.
"La bontà del Signore è nuova ogni giorno" (Lam 3,22).
Credente, sostenitore imperterrito di una posizione, il cristiano non può davvero esserlo. Non si è mai cristiani, si può solamente diventarlo sempre di nuovo: alla sera d'ogni giorno abbastanza vergognosi del proprio cristianesimo d'oggi, alla mattina seguente contenti che si possa ancora una volta tentare - con la consolazione, col prossimo, con la speranza, con tutto. La comunità cristiana è unita in questo, che è fatta di semplici principianti, e proprio questo è il vero bene: diventare una volta ancora piccoli, ricominciare da capo, e dunque non saper rimanere fermi su nessuna posizione. Questa è l'unità della vera fede. Si tratta di fede, perché questo dipende totalmente da Gesù, che solo è capace di fare degli uomini questi semplici ma felici principianti. Si tratta di fede, perché ci vuole davvero un miracolo perché la persona si lasci liberare dalla legge, dall'obbligo, dalla gravità, dalla cattiva serietà di tutti i punti fermi, anche quando egli stesso li riceve come tali. Probabilmente di cristiani così ce ne sono pochi. Ciò non depone a loro sfavore. Sarebbe terribile se ci fossero solo credenti-fermi-su-una-posizione. Questi pochi cristiani hanno il bel compito di mostrare agli altri che c'è anche un'altra fede rispetto alla fede-ferma-su-una-posizione.

Anfänger.
"Die Güte des Herrn ist alle Morgen neu." (Klagelieder 3,22).
Gläubiger, todernster Vertreter eines Standpunktes kann der Christ nicht gut werden. Man ist ja auch nie ein Christ, man kann es nur immer wieder werden: am Abend jedes Tages ziemlich beschämt über sein Christentum von heute und am Morgen jedes neuen Tages zufrieden, dass man es noch einmal wagen darf – mit dem Trost, mit dem Näch­sten, mit der Hoffnung, mit dem Ganzen. Die christliche Gemeinde ist sich einig darin, dass sie aus lauter Anfängern besteht – und dass eben das wahrhaft Gute ist: noch einmal klein zu werden, von vorne anzufangen und also gerade an keinem Punkt stehen zu bleiben. Das ist die Einigkeit des rechten Glaubens. Es handelt sich um Glauben, weil das alles an Jesus hängt, der es nun einmal allein fertig bringt, die Menschen zu solchen schlichten, aber fröhlichen Anfängern zu machen. Es handelt sich um Glauben, weil es schon ein rechtes Wunder dazu braucht, dass ein Mensch sich vom Gesetz, vom Zwang, von der Feierlichkeit, von dem bösen Ernst aller Standpunkte – auch wenn er selber solche einnimmt – erlösen lässt. Wahrscheinlich darum gibt es nur so wenig Christen. Das beweist nichts gegen sie. Es wäre schrecklich, wenn es nur standpunktgläubige Menschen gäbe. Die wenigen Christen haben die schöne Aufgabe, den anderen zu zeigen, dass es auch noch einen anderen Glauben gibt als den „Standpunkt-Glauben“.
(Karl Barth, Augenblicke. Texte zur Besinnung, ausgewählt von Eberhard Busch, Zürich, Theologischer Verlag 2001, p. 63)

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