domenica 7 febbraio 2016

I domenica di quaresima, ufficio delle letture

Per la prima domenica di quaresima, domenica della tentazione, la Liturgia delle Ore propone una lettura dal monumentale Commento ai Salmi (Enarrationes in Psalmos) di Agostino. Egli commenta Sal 61,2-3, che nell'attuale versione CEI suona: "Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera. Sull'orlo dell'abisso io t'invoco, mentre sento che il cuore mi manca..."; versione CEI 1974 (quella tuttora impiegata nella Liturgia delle Ore: "Dai confini della terra io t'invoco, mentre il mio cuore viene meno"; in latino: "Exaudi, Deus, deprecationem meam, intende orationi meae. A finibus terrae ad te clamavi, dum anxiaretur cor meum, in petra exaltasti me" (Vulgata, ps. 60,2). Si noti come il discorso di Agostino funzioni meglio con la precedente versione CEI, in quanto egli intende "i confini della terra" come "ogni luogo", senso che mal si adatta alla nuova versione "sull'orlo dell'abisso".
In sintesi: Il "Cristo intero", capo (Gesù) e membra (i cristiani), partecipa di un'unica vita: tribolato e tentato, condivide lotta e vittoria.
Ecco il testo latino:

2. "Exaudi, Deus, deprecationem meam, intende orationi meae". Quis dicit? Quasi unus. Vide si unus: "A finibus terrae ad te clamavi, dum angeretur cor meum". Iam ergo non unus; sed ideo unus, quia Christus unus, cuius omnes membra sumus. Nam quis unus homo clamat a finibus terrae? Non clamat a finibus terrae, nisi haereditas illa, de qua dictum est ipsi Filio: Postula a me, et dabo tibi gentes haereditatem tuam, et possessionem tuam terminos terrae (Ps 2,8). Haec ergo Christi possessio, haec Christi haereditas, hoc Christi corpus, haec una Christi Ecclesia, haec unitas quae nos sumus, clamat a finibus terrae. Quid autem clamat? Quod supra dixi, Exaudi, Deus, deprecationem meam, intende orationi meae: a finibus terrae ad te clamavi. Id est: hoc ad te clamavi a finibus terrae; id est undique.
3. Sed quare clamavi hoc? Dum angeretur cor meum. Ostendit se esse per omnes gentes toto orbe terrarum [non*] in magna gloria, sed in magna tentatione. Namque vita nostra in hac peregrinatione non potest esse sine tentatione: quia provectus noster per tentationem nostram fit, nec sibi quisque innotescit nisi tentatus, nec potest coronari nisi vicerit, nec potest vincere nisi certaverit, nec potest certare nisi inimicum et tentationes habuerit.
Angitur ergo iste a finibus terrae clamans, sed tamen non relinquitur. Quoniam nos ipsos, quod est corpus suum, voluit praefigurare et in illo corpore suo, in quo iam et mortuus est, et resurrexit, et in coelum ascendit; ut quo caput praecessit, illuc se membra secutura confidant. Ergo nos transfiguravit in se, quando voluit tentari a satana (cf. Mc 1,13). Modo legebatur in Evangelio quia Dominus Iesus Christus in eremo tentabatur a diabolo. Prorsus Christus tentabatur a diabolo. In Christo enim tu tentabaris, quia Christus de te sibi habebat carnem, de se tibi salutem; de te sibi mortem, de se tibi vitam; de te sibi contumelias, de se tibi honores; ergo de te sibi tentationem, de se tibi victoriam. Si in illo nos tentati sumus, in illo nos diabolum superamus. Attendis quia Christus tentatus est, et non attendis quia vicit? Agnosce te in illo tentatum, et te in illo agnosce vincentem. Poterat a se diabolum prohibere: sed si non tentaretur, tibi tentando vincendi magisterium non praeberet.

[*] Dal punto di vista testuale si deve notare che nei manoscritti non figura il "non", che invece viene integrato dagli editori moderni, in quanto richiesto dal senso. Anche la traduzione LO ha: "non in grande gloria...".

Ed ecco la traduzione italiana:

Dal Commento ai salmi di S. Agostino, vescovo (sul salmo 61,2-3)
2. «Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera» (Sal 61,2). Chi parla? Sembrerebbe una persona sola. Ma osserva bene se si tratta davvero di una persona sola. Dice infatti: «Dai confini della terra io t'invoco; mentre il mio cuore è angosciato» (Sal 61,2). Dunque non si tratta di un solo individuo. Ma sembra uno, in quanto uno è Cristo, di cui noi tutti siamo membra. Una persona sola, infatti, come potrebbe gridare dai confini della terra? Dai confini della terra non grida se non quella eredità, di cui fu detto al Figlio stesso: «Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra» (Sal 2,8). Dunque è questo possesso di Cristo, quest'eredità di Cristo, questo corpo di Cristo, quest'unica Chiesa di Cristo, quest'unità che noi tutti formiamo e siamo, che grida dai confini della terra.
E che cosa grida? Quanto ho detto sopra: «Ascolta, o Dio, il mio grido, sii attento alla mia preghiera; dai confini della terra io t'invoco». Cioè: quanto ho gridato a te, l'ho gridato dai confini della terra, ossia da ogni luogo.
3. Ma perché ho gridato questo? Perché "il mio cuore è in angoscia". Mostra di trovarsi fra tutte le genti e su tutta la terra [non] in grande gloria, ma in grande tentazione. Infatti la nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da tentazione e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione. Nessuno può conoscere se stesso, se non è tentato, né può essere coronato senza aver vinto, né può vincere senza combattere; né può combattere se non avendo un nemico e tentazioni.
Si trova dunque in angoscia colui che grida dai confini della terra; pur tuttavia non viene abbandonato. Poiché il Signore volle prefigurare noi, che siamo il suo corpo, anche in quel corpo nel quale morì, risuscitò e salì al cielo. In tal modo anche le membra possono sperare di giungere là dove il Capo le ha precedute. Dunque, quando volle essere tentato da Satana, egli ci ha trasfigurati in sé. Leggevamo ora nel vangelo che il Signore Gesù era tentato dal diavolo nel deserto (cf. Mc 1,13). Certo, Cristo fu tentato dal diavolo: infatti in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo aveva da te la sua carne e da sé la tua salvezza, da te la morte e da sé la tua vita, da te gli oltraggi e da sé gli onori; quindi da te la sua tentazione e da sé la tua vittoria. Se siamo tentati in lui, in lui vinceremo il diavolo. Osservi che Cristo fu tentato e non osservi che egli ha vinto? Riconosci che sei stato tu ad essere tentato in lui, e riconosci anche che in lui sei tu a vincere. Avrebbe potuto tener lontano da sé il diavolo; ma se non si fosse lasciato tentare, non ti avrebbe insegnato a vincere, quando saresti stato tentato tu.

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