giovedì 20 agosto 2015

XXII domenica del tempo ordinario, anno B: Salmo 15,3

Ruminare i Salmi - Salmo 15 (Vulgata / liturgia 14),3:

CEI Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
TILC Non fa torto al suo prossimo,
non parla male del proprio vicino.
NV Nec fecit proximo suo malum
et opprobrium non intulit proximo suo.
V Nec fecit proximo suo malum,
et opprobrium non accepit adversus proximos suos.

Giacomo 1,21-22 Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi.
Marco 7,20-23 Sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo.

Ilario: L'umiltà e la vigilante diffidenza nei propri confronti fanno sì che l'ammonimento non si trasformi in offesa, la correzione in vergogna, l'insegnamento in invettiva.
Et opprobrium non accepit adversum proximos suos. Insolentiae scilicet et fiduciae vitia depellit, et commune illud superbiae malum tollit. Quid enim tam inane, tam miserum, quam homo homini superbiens, quam de se aliquid fidens? Nonne videmus plures per opum insolentiam, cum exprobrassent inopum egestatem, amissis omnibus egere; et aliorum miseriam fastidientes, rursum eguisse miserantum? plures etiam per praesumptionem vitae diu innocentis ad crimina devolutos, et eum delicta aliis exprobrarent, ipsos vix ad poenitentiae veniam pertinere? Non est igitur opprobrium adversus proximos ineundum: sed si quid in iis incuriosum, si quid petulans, si quid negligens, si quid incontinens deprehenditur, sine exprobrationis amaritudine, blandimento emendationis est corrigendum. Hoc humilitas, hoc sui per metum diffidentia, quae validissima fiduciae custos est, curat, ne sit admonitio contumelia, ne sit emendatio opprobrium, ne sit doctrina convicium.(Tractatus super psalmos 14,11)

Pietro Cantore: Tria genera sunt detractorum. Quidam enim invenit et concipit detractionem, habens materiam detrahendi et occasionem, vel, non habens, mendaciter fingit aliquid in proximum, quod crudelius est. Unde poeta: "Quaelibet in quemvis opprobria fingere saevus." (HORAT. lib. I, ep. 15.) Quidam audit et refert; tertius tamen refert detractionem. Primus materiam invenit, secundus eam auget et multiplicat, tertius auctoritatem detrahendi praestat, itaque eam corroborat. Si enim deesset auditor, deesset et detractor. Unde Psalmista: «Et opprobrium non accepit adversus proximos suos (Psal. XIV)»; non invenit, non finxit. «Non accepit» id est non acceptum habuit, ut opprobrium et detractionem referret, «non accepit» etiam ut audiret. (Verbum Abbreviatum 12, Contra detractionem)

Catechismo della Chiesa Cattolica
2477 Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento ed ogni parola che possano causare un ingiusto danno. Si rende colpevole:
- di giudizio temerario colui che, anche solo tacitamente, ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale nel prossimo;
- di maldicenza colui che, senza un motivo oggettivamente valido, rivela i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano; (cf. Sir 21,28)
- di calunnia colui che, con affermazioni contrarie alla verità, nuoce alla reputazione degli altri e dà occasione a erronei giudizi sul loro conto.
2478 Per evitare il giudizio temerario, ciascuno cercherà di interpretare, per quanto è possibile, in un senso favorevole i pensieri, le parole e le azioni del suo prossimo:
Ogni buon cristiano deve essere più disposto a salvare l'affermazione del prossimo che a condannarla; e se non la possa salvare, cerchi di sapere quale significato egli le dia; e, se le desse un significato erroneo, lo corregga con amore; e, se non basta, cerchi tutti i mezzi adatti perché, dandole il significato giusto, si salvi (Sant'Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 22).
2479 Maldicenze e calunnie distruggono la reputazione e l' onore del prossimo. Ora, l'onore è la testimonianza sociale resa alla dignità umana, e ognuno gode di un diritto naturale all'onore del proprio nome, alla propria reputazione e al rispetto.


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