sabato 12 luglio 2014

XVI domenica del tempo ordinario, anno A: Salmo 86,5

Ruminare i Salmi - Salmo 86 (Vulgata / liturgia 85),5:

CEI Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t'invoca.
NV Quoniam tu, Domine, suavis et mitis
et multae misericordiae omnibus invocantibus te.

Romani 8,26 lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili.
Matteo 13,28-30 I servi gli dissero: «Vuoi che andiamo a raccoglierla?». «No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l'una e l'altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponételo nel mio granaio».

Atanasio: Egli è ricco di misericordia. Pazientiamo, dunque, se non ci esaudisce immediatamente.
Bernardo di Clairvaux: La spada ha trapassato la sua anima e il suo cuore si è fatto vicino, per cui sa ormai essere compassionevole di fronte alle mie debolezze. Attraverso le ferite del corpo si manifesta l'arcana carità del suo cuore, si fa palese il grande mistero dell'amore, si mostrano le viscere di misericordia del nostro Dio, per cui ci visiterà un sole che sorge dall'alto. E perché le viscere non dovrebbero rivelarsi attraverso le ferite? Infatti in qual altro modo se non attraverso le tue ferite sarebbe brillato più chiaramente che tu, o Signore, sei soave e mite e di infinita misericordia? Nessuno infatti dimostra maggior amore che quando dà la sua vita per chi è condannato a morte. Mio merito perciò è la misericordia di Dio. Non sono certamente povero di meriti finché lui sarà ricco di misericordia. Se le misericordie del Signore sono molte, io pure abbonderò nei meriti. (Ferrum pertransiit animam ejus, et appropinquavit cor illius, ut non jam non sciat compati infirmitatibus meis. Patet arcanum cordis per foramina corporis; patet magnum illud pietatis sacramentum, patent viscera misericordiae Dei nostri, in quibus visitavit nos oriens ex alto. Quidni viscera per vulnera pateant? In quo enim clarius quam in vulneribus tuis eluxisset, quod tu, Domine, suavis et mitis, et multae misericordiae? Majorem enim miserationem nemo habet, quam ut animam suam ponat quis pro addictis morti et damnatis. Sup. Cant., Sermo 61,5 (cf. III settimana del tempo ordinario, mercoledi, ufficio delle letture)

Vedi anche Sermo XXXVIII,1: Quid igitur Dei ignorantia parturit? Nam hinc incipiendum est, sicut recordamini hic heri fuisse terminatum. Quid itaque parturit? Diximus desperationem, sed quonam modo, dicamus. Forte aliquis reversus in se, et displicens sibi in omnibus malis quae fecit, cogitansque resipiscere, et redire ab omni via mala et carnali conversatione sua, si ignorat, quam sit bonus Deus, quam suavis et mitis, et quam multus ad ignoscendum, nonne sua carnalis cogitatio arguet eum, et dicet: Quid facis? et vitam istam vis perdere, et futuram? Peccata tua maxima sunt, et nimium multa: nequaquam pro tot et tantis, nec si tu excories, sufficies satisfacere. Complexio tenera est, vita exstitit delicata, consuetudinem difficile vinces. 

Dio manifesta la sua misericordia
* nel cuore del suo Figlio che dà la vita
* nel dono dello Spirito che invoca per noi
* nella pazienza che dà tempo in vista della conversione.


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