giovedì 1 novembre 2012

4 novembre 2012 - XXXI domenica del tempo ordinario


Ebrei 7,23-25
[Nella prima alleanza] in gran numero sono diventati sacerdoti, perché la morte impediva loro di durare a lungo. Cristo invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli infatti è sempre vivo per intercedere a loro favore.
καὶ οἱ μὲν πλείονές εἰσιν γεγονότες ἱερεῖς διὰ τὸ θανάτῳ κωλύεσθαι παραμένειν: ὁ δὲ διὰ τὸ μένειν αὐτὸν εἰς τὸν αἰῶνα ἀπαράβατον ἔχει τὴν ἱερωσύνην: ὅθεν καὶ σῴζειν εἰς τὸ παντελὲς δύναται τοὺς προσερχομένους δι' αὐτοῦ τῷ θεῷ, πάντοτε ζῶν εἰς τὸ ἐντυγχάνειν ὑπὲρ αὐτῶν.
Et alii quidem plures facti sunt sacerdotes, idcirco quod morte prohiberentur permanere; hic autem eo quod maneat in aeternum, sempiternum habet sacerdotium. Unde et salvare in perpetuum potest accedentes per semetipsum ad Deum, semper vivens ad interpellandum pro nobis.

A. Commento al Simbolo degli Apostoli, art. 6: "è salito al cielo e siede alla destra di Dio Padre onnipotente", vedi qui.

B. Summa Theologiae IIIª q. 22 a. 4: Cristo mediatore non abbisogna di altri mediatori.

Videtur quod effectus sacerdotii Christi non solum pertinuerit ad alios, sed etiam ad ipsum.
SEMBRA che gli effetti del sacerdozio di Cristo non riguardino soltanto gli altri, ma anche lui stesso.
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Respondeo dicendum quod, sicut dictum est, sacerdos constituitur medius inter Deum et populum. Ille autem indiget medio ad Deum qui per seipsum accedere ad Deum non potest, et talis sacerdotio subiicitur, effectum sacerdotii participans. Hoc autem Christo non competit, dicit enim apostolus, Heb. VII, accedens per seipsum ad Deum, semper vivens, ad interpellandum pro nobis. Et ideo Christo non competit effectum sacerdotii in se suscipere, sed potius ipsum aliis communicare. Primum enim agens in quolibet genere ita est influens quod non est recipiens in genere illo, sicut sol illuminat sed non illuminatur, et ignis calefacit sed non calefit. Christus autem est fons totius sacerdotii, nam sacerdos legalis erat figura ipsius; sacerdos autem novae legis in persona ipsius operatur, secundum illud II Cor. II, nam et ego, quod donavi, si quid donavi, propter vos, in persona Christi. Et ideo non competit Christo effectum sacerdotii suscipere.
RISPONDO: Come si è detto, il sacerdote è l'intermediario tra Dio e il popolo. Ora, ha bisogno di un intermediario presso Dio, chi non può accostarsi a lui da se stesso: costui sottostà all'efficacia del sacerdozio e ne riceve gli effetti. Ma questo non è il caso di Cristo: dice infatti l'Apostolo che "egli si avvicina a Dio da se stesso, sempre vivo a intercedere per noi". Perciò Cristo non può ricevere in sé gli effetti del sacerdozio, ma piuttosto egli li comunica agli altri. Infatti in ogni ordine di cose il primo agente influisce senza nulla ricevere in quell'ordine: il sole, p. es., illumina e non viene illuminato, il fuoco scalda e non viene scaldato. Ebbene, Cristo è la fonte di ogni sacerdozio; perché quello dell'antica legge ne era la figura, e quello della nuova legge agisce in suo nome, secondo l'affermazione di S. Paolo: "Anch'io, se ho perdonato qualcosa, l'ho fatto per riguardo a voi, in persona di Cristo". A Cristo dunque non spetta ricevere gli effetti del sacerdozio.
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