mercoledì 25 gennaio 2012

29 gennaio 2012 - IV domenica del tempo ordinario


1Corinti 7,32-35
Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.
θέλω δὲ ὑμᾶς ἀμερίμνους εἶναι. ὁ ἄγαμος μεριμνᾷ τὰ τοῦ Κυρίου, πῶς ἀρέσει τῷ Κυρίῳ· ὁ δὲ γαμήσας μεριμνᾷ τὰ τοῦ κόσμου, πῶς ἀρέσει τῇ γυναικί. μεμέρισται καὶ ἡ γυνὴ καὶ ἡ παρθένος. ἡ ἄγαμος μεριμνᾷ τὰ τοῦ Κυρίου, ἵνα ᾖ ἁγία καὶ σώματι καὶ πνεύματι· ἡ δὲ γαμήσασα μεριμνᾷ τὰ τοῦ κόσμου, πῶς ἀρέσει τῷ ἀνδρί. τοῦτο δὲ πρὸς τὸ ὑμῶν αὐτῶν συμφέρον λέγω, οὐχ ἵνα βρόχον ὑμῖν ἐπιβάλω, ἀλλὰ πρὸς τὸ εὔσχημον καὶ εὐπάρεδρον τῷ Κυρίῳ ἀπερισπάστως.
Volo autem vos sine sollicitudine esse. Qui sine uxore est, sollicitus est quæ Domini sunt, quomodo placeat Deo. Qui autem cum uxore est, sollicitus est quæ sunt mundi, quomodo placeat uxori, et divisus est. Et mulier innupta, et virgo, cogitat quæ Domini sunt, ut sit sancta corpore, et spiritu. Quæ autem nupta est, cogitat quæ sunt mundi, quomodo placeat viro. Porro hoc ad utilitatem vestram dico; non ut laqueum vobis injiciam, sed ad id, quod honestum est, et quod facultatem præbeat sine impedimento Dominum obsecrandi.

"Ma gli apostoli erano sposati!" - ogni tanto salta su qualcuno, come proponendo una scoperta sensazionale... Leggiamo la risposta di S. Tommaso in A. Per quanto riguarda B: la perfezione dell'uomo sta nella dedizione totale dell'anima a Dio (vacatio mentis circa Deum), ovvero a seguire Gesù. I tre consigli evangelici (povertà, castità, obbedienza) dispongono a tale dedizione, e ne sono segno. I precetti, invece, riguardano il corretto modo di ordinare la vita, e perciò sono indispensabili a tutti.

A. Summa Theologiae, IIª-IIae, q. 186 a. 4 arg. 1

Ad quartum sic proceditur. Videtur quod perpetua continentia non requiratur ad perfectionem religionis.
1. Omnis enim Christianae vitae perfectio ab apostolis Christi coepit. Sed apostoli continentiam non videntur servasse, ut patet de Petro, qui socrum legitur habuisse, Matth. VIII. Ergo videtur quod ad perfectionem religionis non requiratur perpetua continentia.
SEMBRA che la perfezione dello stato religioso non richieda la continenza perpetua. Infatti:
1. Tutta la perfezione della vita cristiana è incominciata dagli Apostoli di Cristo. Ma sembra che gli Apostoli non abbiano praticato la continenza: com'è evidente nel caso di S. Pietro, il quale, come dice il Vangelo, aveva la suocera. Dunque per la perfezione dello stato religioso non si richiede la continenza perpetua.

2. Praeterea, primum perfectionis exemplar nobis in Abraham ostenditur, cui dominus dixit, Gen. XVII, ambula coram me, et esto perfectus. Sed exemplatum non oportet quod excedat exemplar. Ergo non requiritur ad perfectionem religionis perpetua continentia.
2. Il primo modello di perfezione noi lo troviamo in Abramo, al quale fu detto dal Signore: "Cammina alla mia presenza, e sii perfetto". Ora, la copia non è necessario che sia superiore al modello. Perciò la perfezione dello stato religioso non esige la continenza perpetua.

3. Praeterea, illud quod requiritur ad perfectionem religionis, in omni religione invenitur. Sunt autem aliqui religiosi qui uxoribus utuntur. Non ergo religionis perfectio exigit perpetuam continentiam.
3. Ciò che è richiesto per la perfezione dello stato religioso deve riscontrarsi in ogni religione. Ci sono invece dei religiosi che fanno vita coniugale. Dunque la perfezione religiosa non esige la castità perfetta.

Sed contra est quod apostolus dicit, II ad Cor. VII, mundemus nos ab omni inquinamento carnis et spiritus, perficientes sanctificationem nostram in timore Dei. Sed munditia carnis et spiritus conservatur per continentiam, dicitur enim I ad Cor. VII, mulier innupta et virgo cogitat quae domini sunt, ut sit sancta corpore et spiritu. Ergo perfectio religionis requirit continentiam.
IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive: "Purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio". Ora, la purezza della carne e dello spirito si custodisce mediante la continenza; poiché sta scritto: "La donna non maritata e la vergine si danno pensiero delle cose del Signore, volendo esser sante e di corpo e di spirito". Quindi la perfezione religiosa richiede la continenza.

Respondeo dicendum quod ad statum religionis requiritur subtractio eorum per quae homo impeditur ne totaliter feratur ad Dei servitium. Usus autem carnalis copulae retrahit animum ne totaliter feratur in Dei servitium, dupliciter.
- Uno modo, propter vehementiam delectationis, ex cuius frequenti experientia augetur concupiscentia, ut etiam philosophus dicit, in III Ethic. Et inde est quod usus venereorum retrahit animam ab illa perfecta intentione tendendi in Deum. Et hoc est quod Augustinus dicit, in I Soliloq., nihil esse sentio quod magis ex arce deiiciat animum virilem quam blandimenta feminae, corporumque ille contactus sine quo uxor haberi non potest.
- Alio modo, propter sollicitudinem quam ingerit homini de gubernatione uxoris et filiorum, et rerum temporalium quae ad eorum sustentationem sufficiant. Unde apostolus dicit quod qui sine uxore est, sollicitus est quae sunt domini, quomodo placeat Deo, qui autem cum uxore est, sollicitus est quae sunt mundi, quomodo placeat uxori.
Et ideo continentia perpetua requiritur ad perfectionem religionis, sicut et voluntaria paupertas. Unde sicut damnatus est Vigilantius, qui adaequavit divitias paupertati; ita damnatus est Iovinianus, qui adaequavit matrimonium virginitati.
RISPONDO: Lo stato religioso esige l'eliminazione di quanto impedisce all'uomo di attendere interamente al servizio di Dio. Ora, il rapporto sessuale distoglie l'animo dall'applicarsi totalmente al servizio di Dio in due modi: 
- Primo, per la violenza del piacere: il cui frequente godimento accresce la concupiscenza, come nota anche il Filosofo. Ecco perché l'uso dei piaceri venerei distoglie l'anima dal suo impegno totale di tendere a Dio. Di qui le parole di S. Agostino: "Penso che per espugnare un animo virile niente sia più efficace delle carezze di una donna, e di quel contatto carnale, indispensabile nella vita coniugale".
- Secondo, per le preoccupazioni che esso implica con il governo della moglie, dei figliuoli, e dei beni temporali necessari al loro sostentamento. Scrive infatti l'Apostolo, che "chi è celibe si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere a Dio: chi invece è sposato pensa alle cose del mondo, come possa piacere alla moglie".
Dunque la perfezione religiosa richiede la continenza perpetua, come esige la povertà volontaria. Perciò come fu condannato Vigilanzio, il quale mise la ricchezza alla pari della povertà; così fu condannato Gioviniano, il quale equiparò il matrimonio alla verginità.

ad 1. Ad primum ergo dicendum quod perfectio non solum paupertatis, sed etiam continentiae, introducta est per Christum, qui dicit, Matth. XIX, sunt eunuchi qui castraverunt seipsos propter regnum caelorum, et postea subdit, qui potest capere, capiat. Et ne alicui spes perveniendi ad perfectionem tolleretur, assumpsit ad perfectionis statum etiam illos quos invenit matrimonio iunctos. Non autem poterat absque iniuria fieri quod viri uxores desererent, sicut absque iniuria fiebat quod homines divitias relinquerent. Et ideo Petrum, quem invenit matrimonio iunctum, non separavit ab uxore. Ioannem tamen nubere volentem a nuptiis revocavit.
1. Non solo la perfezione della povertà ma anche quella della continenza ebbe inizio da Cristo, il quale disse: "Ci sono degli eunuchi che si son fatti eunuchi da sé in vista del regno dei cieli" e aggiunse: "Chi può comprendere, comprenda". Ma per non togliere a nessuno la speranza di raggiungere la perfezione, egli chiamò allo stato di perfezione anche quelli già sposati. Però non si poteva evitare un'ingiustizia, se i mariti avessero abbandonato le loro mogli: mentre non c'era ingiustizia nell'abbandonare le ricchezze. Ecco perché il Signore non separò dalla moglie S. Pietro, che trovò già sposato. Egli però distolse dalle nozze Giovanni, che voleva sposarsi.

ad 2. Ad secundum dicendum quod, sicut Augustinus dicit, in libro de bono Coniug., melior est castitas caelibum quam castitas nuptiarum, quarum Abraham unam habebat in usu, ambas in habitu. Caste quippe coniugaliter vixit, esse autem castus sine coniugio potuit, sed tunc non oportuit. Nec tamen quia antiqui patres perfectionem animi simul cum divitiis et matrimonio habuerunt, quod ad magnitudinem virtutis pertinebat, propter hoc infirmiores quique debent praesumere se tantae virtutis esse ut cum divitiis et matrimonio possint ad perfectionem pervenire, sicut nec aliquis praesumit hostes inermis invadere quia Samson cum mandibula asini multos hostium peremit. Nam illi patres, si tempus fuisset continentiae et paupertatis servandae, studiosius hoc implessent.
2. Come dice S. Agostino, "la castità dei celibi è superiore a quella degli sposati; e di esse Abramo praticò solo la seconda, pur avendo l'abito di entrambe. Visse infatti nella castità coniugale, però avrebbe potuto viver casto nel celibato; ma allora non era opportuno". Tuttavia per il fatto che gli antichi Patriarchi per la loro grande virtù avevano la perfezione spirituale nonostante le ricchezze e il matrimonio, le anime più inferme non devono presumere di avere tanta virtù da raggiungere la perfezione usando le ricchezze e il matrimonio: come nessuno presume di affrontare inerme dei nemici, per il fatto che Sansone uccise molti nemici con la mandibola di un asino. Infatti se allora fosse stato il momento di osservare la continenza e la povertà, gli antichi Patriarchi l'avrebbero osservata scrupolosamente.

ad 3. Ad tertium dicendum quod illi modi vivendi secundum quos homines matrimonio utuntur, non sunt simpliciter et absolute loquendo religiones, sed secundum quid, inquantum scilicet in aliquo participant quaedam quae ad statum religionis pertinent.
3. Quei generi di vita, nei quali si permette di usare il matrimonio, assolutamente parlando non sono istituti religiosi: ma lo sono in senso lato, in quanto usano certe pratiche, le quali sono proprie dello stato religioso.

B. Summa contra Gentiles, lib. 3 caput 130 - De consiliis quae dantur in lege divina (I consigli che si danno nella legge divina)

1. Quia vero optimum hominis est ut mente Deo adhaereat et rebus divinis; impossibile autem est quod homo intense circa diversa occupetur: ad hoc quod liberius feratur in Deum mens hominis, dantur in divina lege consilia, quibus homines ab occupationibus praesentis vitae retrahantur, quantum possibile est terrenam vitam agenti. Hoc autem non est ita necessarium homini ad iustitiam ut sine eo iustitia esse non possit: non enim virtus et iustitia tollitur si homo secundum ordinem rationis corporalibus et terrenis rebus utatur. Et ideo huiusmodi divinae legis admonitiones dicuntur consilia, non praecepta, inquantum suadetur homini ut, propter meliora, minus bona praetermittat.

2. Occupatur autem humana sollicitudo, secundum communem modum humanae vitae, circa tria:
- primo quidem, circa propriam personam, quid agat, aut ubi conversetur;
- secundo autem, circa personas sibi coniunctas, praecipue uxorem et filios;
- tertio, circa res exteriores procurandas, quibus homo indiget ad sustentationem vitae.
* Ad amputandam igitur sollicitudinem circa res exteriores, datur in lege divina consilium paupertatis: ut scilicet res huius mundi abiiciat, quibus animus eius sollicitudine aliqua implicari posset. Hinc est quod dominus dicit, Matth. 19-21: si vis perfectus esse, vade, vende omnia quae habes et da pauperibus, et veni, sequere me.
* Ad amputandam autem sollicitudinem uxoris et filiorum, datur homini consilium de virginitate vel continentia. Hinc est quod dicitur I Cor. 7,25: de virginibus autem praeceptum domini non habeo, consilium autem do. Et huius consilii rationem assignans, subdit: qui sine uxore est, sollicitus est quae sunt domini, quomodo placeat Deo: qui autem cum uxore est, sollicitus est quae sunt mundi, quomodo placeat uxori, et divisus est. 
* Ad amputandam autem sollicitudinem hominis etiam circa seipsum, datur consilium obedientiae, per quam homo dispositionem suorum actuum superiori committit. Propter quod dicitur Hebr. ult.: obedite praepositis vestris et subiacete eis: ipsi enim pervigilant, quasi rationem reddituri pro animabus vestris.

3. Quia vero summa perfectio humanae vitae in hoc consistit quod mens hominis Deo vacet; ad hanc autem mentis vacationem praedicta tria maxime videntur disponere: convenienter ad perfectionis statum pertinere videntur; non quasi ipsae sint perfectiones, sed quia sunt dispositiones quaedam ad perfectionem, quae consistit in hoc quod Deo vacetur. Et hoc expresse ostendunt verba domini paupertatem suadentis, cum dicit, si vis perfectus esse, vade et vende omnia quae habes et da pauperibus, et sequere me, quasi in sua sequela perfectionem vitae constituens.

4. Possunt etiam dici perfectionis effectus et signa. Cum enim mens vehementer amore et desiderio alicuius rei afficitur, consequens est quod alia postponat. Ex hoc igitur quod mens hominis amore et desiderio ferventer in divina fertur, in quo perfectionem constare manifestum est, consequitur quod omnia quae ipsum possunt retardare quominus feratur in Deum, abiiciat: non solum rerum curam, et uxoris et prolis affectum, sed etiam sui ipsius. Et hoc significant verba Scripturae. Dicitur enim Cant. 8-7: si dederit homo omnem substantiam domus suae ad mercandam dilectionem, quasi nihil computabit eam. Et Matth. 13-45 simile est regnum caelorum homini negotiatori quaerenti bonas margaritas: inventa autem una pretiosa margarita, abiit et vendidit omnia quae habuit, et comparavit eam. Et Philipp. 3-7 quae mihi aliquando fuerunt lucra, arbitratus sum ut stercora ut Christum lucrifacerem.

5. Quia igitur praedicta tria dispositiones ad perfectionem sunt, et perfectionis effectus et signa, convenienter qui praedicta tria Deo vovent, in statu perfectionis esse dicuntur.

6. Perfectio autem ad quam praedicta disponunt, in vacatione mentis circa Deum consistit. Unde et praedictorum professores religiosi dicuntur, quasi se Deo et sua in modum cuiusdam sacrificii dicantes: et quantum ad res, per paupertatem; et quantum ad corpus, per continentiam; et quantum ad voluntatem, per obedientiam. Religio enim in cultu divino consistit, ut supra dictum est.

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