lunedì 17 maggio 2010

23 maggio 2010 - Pentecoste

Romani 8,8-17

Quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete. Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

8 οἱ δὲ ἐν σαρκὶ ὄντες θεῷ ἀρέσαι οὐ δύνανται. 9 ὑμεῖς δὲ οὐκ ἐστὲ ἐν σαρκὶ ἀλλὰ ἐν πνεύματι, εἴπερ πνεῦμα θεοῦ οἰκεῖ ἐν ὑμῖν. εἰ δέ τις πνεῦμα Χριστοῦ οὐκ ἔχει, οὗτος οὐκ ἔστιν αὐτοῦ. 10 εἰ δὲ Χριστὸς ἐν ὑμῖν, τὸ μὲν σῶμα νεκρὸν διὰ ἁμαρτίαν, τὸ δὲ πνεῦμα ζωὴ διὰ δικαιοσύνην. 11 εἰ δὲ τὸ πνεῦμα τοῦ ἐγείραντος τὸν Ἰησοῦν ἐκ νεκρῶν οἰκεῖ ἐν ὑμῖν, ὁ ἐγείρας Χριστὸν ἐκ νεκρῶν ζῳοποιήσει καὶ τὰ θνητὰ σώματα ὑμῶν διὰ τοῦ ἐνοικοῦντος αὐτοῦ πνεύματος ἐν ὑμῖν. 12 Ἄρα οὖν, ἀδελφοί, ὀφειλέται ἐσμέν, οὐ τῇ σαρκὶ τοῦ κατὰ σάρκα ζῆν: 13 εἰ γὰρ κατὰ σάρκα ζῆτε μέλλετε ἀποθνῄσκειν, εἰ δὲ πνεύματι τὰς πράξεις τοῦ σώματος θανατοῦτε ζήσεσθε. 14 ὅσοι γὰρ πνεύματι θεοῦ ἄγονται, οὗτοι υἱοὶ θεοῦ εἰσιν. 15 οὐ γὰρ ἐλάβετε πνεῦμα δουλείας πάλιν εἰς φόβον, ἀλλὰ ἐλάβετε πνεῦμα υἱοθεσίας, ἐν ᾧ κράζομεν, Αββα ὁ πατήρ: 16 αὐτὸ τὸ πνεῦμα συμμαρτυρεῖ τῷ πνεύματι ἡμῶν ὅτι ἐσμὲν τέκνα θεοῦ. 17 εἰ δὲ τέκνα, καὶ κληρονόμοι: κληρονόμοι μὲν θεοῦ, συγκληρονόμοι δὲ Χριστοῦ, εἴπερ συμπάσχομεν ἵνα καὶ συνδοξασθῶμεν.

Di chi sono debitore, ossia: a chi debbo la mia vita? Di chi sono? Verso chi mi sento obbligato? A chi appartengo? Chi è mio signore? La Parola di Dio ci impone di farci queste domande. Potremmo anche dire: "Di che spirito sono?". Avere lo Spirito Santo significa "essere di Cristo", appartenergli. Egli, lo Spirito Santo, è come il "sigillo" che segnala una precisa appartenenza, che in concreto si esprime nel "lasciarsi portare", farsi condurre dal soffio interiore (in-spiratio) dello Spirito Santo, il quale conduce nel senso di un radicale azzeramento di tutto quanto è pensato e vissuto "nella carne", di una totale distruzione delle "opere del corpo", ossia di quanto è ispirato e mosso da altri spiriti, altre appartenenze e altri "creditori". Tutti hanno questo in comune: nascono dalla inesperienza dell'amore di Dio, dal non sentirsi e comprendersi figli amati di Dio. Perché, al contrario, lo Spirito Santo ti rende interiormente certo ("testimonia") che tu sei figlio amato, e ti porta a vivere di conseguenza, rendendoti anche certo del fatto che Dio tiene in serbo per te un tesoro incalcolabile, una ricchezza immensa, la stessa di Cristo risorto. Ne hai qualche anticipo, ma ancora non ne disponi appieno: lo Spirito Santo ti rende già ora vivo sostanzialmente, ma parzialmente. Il tuo cuore è già nella vita - e questo cambia tutto! - ma c'è una dimensione di morte che ancora grava su di te (il "corpo mortale"). Si ridurrà progressivamente, finché niente si sottragga più all'abbraccio della vita: è l'opera dello Spirito vivificatore.

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