sabato 8 maggio 2010

16 maggio 2010 - Ascensione del Signore

Ebrei 9,24-28;10,19-23

Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura di quello vero, ma nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore. E non deve offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra nel santuario ogni anno con sangue altrui: in questo caso egli, fin dalla fondazione del mondo, avrebbe dovuto soffrire molte volte. Invece ora, una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso. E come per gli uomini è stabilito che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una sola volta per togliere il peccato di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione con il peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza.
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Poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso.

24 οὐ γὰρ εἰς χειροποίητα εἰσῆλθεν ἅγια Χριστός, ἀντίτυπα τῶν ἀληθινῶν, ἀλλ' εἰς αὐτὸν τὸν οὐρανόν, νῦν ἐμφανισθῆναι τῷ προσώπῳ τοῦ θεοῦ ὑπὲρ ἡμῶν: 25 οὐδ' ἵνα πολλάκις προσφέρῃ ἑαυτόν, ὥσπερ ὁ ἀρχιερεὺς εἰσέρχεται εἰς τὰ ἅγια κατ' ἐνιαυτὸν ἐν αἵματι ἀλλοτρίῳ, 26 ἐπεὶ ἔδει αὐτὸν πολλάκις παθεῖν ἀπὸ καταβολῆς κόσμου: νυνὶ δὲ ἅπαξ ἐπὶ συντελείᾳ τῶν αἰώνων εἰς ἀθέτησιν [τῆς] ἁμαρτίας διὰ τῆς θυσίας αὐτοῦ πεφανέρωται. 27 καὶ καθ' ὅσον ἀπόκειται τοῖς ἀνθρώποις ἅπαξ ἀποθανεῖν, μετὰ δὲ τοῦτο κρίσις, 28 οὕτως καὶ ὁ Χριστός, ἅπαξ προσενεχθεὶς εἰς τὸ πολλῶν ἀνενεγκεῖν ἁμαρτίας, ἐκ δευτέρου χωρὶς ἁμαρτίας ὀφθήσεται τοῖς αὐτὸν ἀπεκδεχομένοις εἰς σωτηρίαν.
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19 Ἔχοντες οὖν, ἀδελφοί, παρρησίαν εἰς τὴν εἴσοδον τῶν ἁγίων ἐν τῷ αἵματι Ἰησοῦ, 20 ἣν ἐνεκαίνισεν ἡμῖν ὁδὸν πρόσφατον καὶ ζῶσαν διὰ τοῦ καταπετάσματος, τοῦτ' ἔστιν τῆς σαρκὸς αὐτοῦ, 21 καὶ ἱερέα μέγαν ἐπὶ τὸν οἶκον τοῦ θεοῦ, 22 προσερχώμεθα μετὰ ἀληθινῆς καρδίας ἐν πληροφορίᾳ πίστεως, ῥεραντισμένοι τὰς καρδίας ἀπὸ συνειδήσεως πονηρᾶς καὶ λελουσμένοι τὸ σῶμα ὕδατι καθαρῷ: 23 κατέχωμεν τὴν ὁμολογίαν τῆς ἐλπίδος ἀκλινῆ, πιστὸς γὰρ ὁ ἐπαγγειλάμενος.

Gesù entra nel Cielo: questo ingresso inaugura una relazione nuova tra Dio e l'umanità. Il sacrificio di Gesù (è infatti questo che gli ha aperto l'accesso al Cielo) ha abbattuto una volta per tutte ogni barriera tra gli uomini e Dio. Adesso ognuno ha libero e intero accesso al Santuario Celeste. Ora il Cielo è aperto per tutti. Per entrarci non esiste altra condizione se non credere a questa Buona Notizia. In questo non esiste alcuna differenza tra battezzati. Si deve però ulteriormente precisare che questo ingresso nel Santuario Celeste attraverso Cristo, significa la possibilità di offrire se stessi, la propria vita, come offerta valevole per Dio, come "sacrificio gradito a Dio" (in questo questo consiste il "sacerdozio comune" dei fedeli). Se ciò fosse impossibile l'uomo, con tutte le sue possibili offerte, rimarrebbe sulla terra: la sua vita, cioè, non potrebbe avere alcuno "sbocco" nel mondo di Dio, sfociare in Dio né trovare nella vita trinitaria alcuna vera "collocazione". Il che equivale a dire: noi rimarremmo condannati a vagabondare senza meta, senza sapere che cosa fare dei nostri doni e di ciò che con fatica ("sangue") abbiamo conquistato e prodotto sulla terra. Per questo occorre un cuore autenticamente credente, nel quale l'integrità battesimale sia mantenuta intatta, dove non sia ammessa alcuna volontaria contraddizione alla grazia battesimale, e che in nessun modo devii dalla speranza e dalla condotta da essa esigita. La nostra realtà sembra ben diversa, e lo è. Ma questo è il progetto di Dio nella sua splendente compiutezza.

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