domenica 13 marzo 2016

Domenica delle palme, ufficio delle letture

Andrea di Creta (detto anche, specie in oriente, di Gerusalemme), nato a Damasco intorno al 660, dopo aver dimorato a Gerusalemme e Costantinopoli, fu vescovo di Gortina, metropoli dell'isola di Creta. Oltre che predicatore, fu importante poeta: celebre il suo "Grande Canone" penitenziale, che la Chiesa Ortodossa canta in quaresima. Morì nel 740.

Dai Discorsi di sant'Andrea di Creta, vescovo (Discorso 9, sulle Palme; PG 97, 990-994)

Ma venite, saliamo sul Monte degli Olivi; andiamo insieme incontro a Cristo, che oggi sale da Betania, e accoglie liberamente quella venerabile e beata passione con la quale completa il mistero della nostra salvezza. Viene, dunque: intenzionalmente ha predisposto il cammino verso Gerusalemme, lui che è disceso dall'alto per innalzare noi insieme con lui - giacevamo in basso -, come ci è rivelato, "al di sopra di ogni Principato e Potenza, al di sopra di ogni Forza e di ogni nome che viene nominato" (Ef 1,21). E non viene con sfoggio di grandezza: "Non contesterà né griderà, né qualcuno udirà la sua voce" (Mt 12,19); mite e umile, il suo ingresso è modesto.
Forza, corriamo insieme a lui, che si accinge a soffrire! Imitiamo coloro che gli sono andati incontro, stendendo sul suo cammino non rami di ulivo o arredi, non rami di palma, ma facendo il possibile per sottoporre noi stessi, nell'umiltà dell'animo e nella rettitudine dell'intenzione. In tal modo potremo accogliere il Logos che viene, e troverà spazio in noi quel Dio che non può essere contenuto da alcuno spazio.
Fattosi così mite per noi, egli gioisce, salito mite sulle remote regioni del nostro occidente (cf. Sal 68,5) di giungere e intrattenersi , e ricondurci (ἀνάγειν) - o piuttosto innalzarci (ἐπανάγειν) - fino a sé, in ragione dell'unione. Nonostante che, con la primizia della nostra pasta, egli sia "salito sui cieli dei cieli a oriente" (cf. Sal 68,34) - i cieli della propria gloria divina, direi - non smetterà di essere amico dell'uomo finché "di gloria in gloria" (2Cor 3,18) non abbia innalzato da terra la natura umana elevandola fino a sé.
Pertanto dobbiamo sottomettere a Cristo noi stessi, e non mantelli e rami senz'anima, o virgulti, materia tutta che si dissecca e rallegra la vista solo per poco. Ma facciamolo rivestendoci della sua grazia, o meglio di tutto lui stesso: "quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo" (Gal 3,27). Dispieghiamo noi stessi come mantelli. Prima rosso porpora per il peccato, giunti poi, mediante il salutare lavacro del battesimo, alla bianchezza della lana (cf. Is 1,18), offriamo al vincitore della morte non rami di palma ma i premi della vittoria. Ripetiamo oggi anche noi con i fanciulli, agitando gli spirituali rami dell'anima, quella santa acclamazione: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore, re d'Israele!".

Ἀλλά μοι δεῦρο, συναναβάντες ἐπὶ τὸ ὄρος τῶν ἐλαιῶν, Χριστῷ συναντήσωμεν ἐκ Βηθανίας ἐπανιόντι σήμερον, καὶ πρὸς τὸ σεπτὸν ἐκεῖνο καὶ μακάριον ἐθελουσίως χωροῦντι πάθος, ἵνα πέρας ἐπιθῇ τῷ μυστηρίῳ τῆς ἡμῶν σωτηρίας.
Ἔρχεται τοίνυν τὴν ἐπὶ τὴν Ἰερουσαλὴμ πορείαν στελλόμενος ἐθελοντὶ, ὁ δι'ἡμᾶς κατελθὼν ἄνωθεν, ἵνα ἡμᾶς ἑαυτῷ συνυψώσῃ κάτω κειμένους, ὡς ἡ ἐκφαντορία, ὑπεράνω πάσης ἀρχῆς, καὶ ἐξουσίας, καὶ δυνάμεως, καὶ παντὸς ὀνόματος ὀνομαζομένου.
Ἔρχεται δὲ, οὐ φανητιῶν οὐδὲ κομπάζων· Οὐκ ἐρίσει, φησὶν, οὐδὲ κραυγάσει, οὐδὲ ἀκούσει τις τὴν φωνὴν αὐτοῦ· ἀλλὰ πρᾶος καὶ ταπεινὸς εὐτελῆ τὴν εἴσοδον ἐνδεικνύμενος.
Ἄγε δὴ καὶ πρὸς τὸ παθεῖν ἐπειγομέῳ συντρέχωμεν, καὶ τοὺς ἀπηντηκότας μιμώμεθα, μὴ κλάδους ἐλαίας ἢ ἔπιπλα, μὴ βαΐα καταστρωνόντες αὐτοῦ τῇ ὁδῷ, ἀλλ'ἡμᾶς αὐτοὺς ὑποστρωνόντες ὡς ἐφικτὸν, ψυχῆς ταπεινότητι καὶ γνώμης ὀρθότητι, ἵν'ἤκοντα τὸν Λόγον δεξώμεθα, καὶ χωρηθῇ Θεὸς ἐν ἡμῖν ὁ μηδαμοῦ χωρούμενος. Χαίρει γὰρ οὕτω πρᾶος ἡμῖν γενόμενος, ὁ πρᾶος καὶ " ἐπιβεβηκὼς ἐπὶ δυσμῶν " τῆς ἡμετέρας ἐσχατιᾶς, ἥκειν τε καὶ ὁμιλεῖν, καὶ πρὸς ἑαυτὸν ἀνάγειν ἢ ἐπανάγειν, τῷ λόγῳ τῆς συμφυΐας. Ὃς εἰ καὶ τῇ ἀπαρχῇ τοῦ ἡμετέρου φυράματος ἐπιβεβηκὼς ἐπὶ τὸν οὐρανὸν τοῦ οὐρανοῦ κατ'ἀνατολὰς λέγεται, τῆς οἰκείας, οἶμαι, δόξης καὶ θεότητος· ἀλλ' οὐκ ἀνήσει φιλάνθρωπος ὢν, πρὶν ἀπὸ δόξης εἰς δόξαν τὴν ἀνθρώπου φύσιν χαμόθεν ἄρας ἑαυτῷ συναποδείξῃ μετάρσιον.
Οὕτως ὑποστρωτέον ἡμᾶς ἑαυτοὺς τῷ Χριστῷ, μὴ χιτῶνας ἢ κλάδους ἀψύχους, καὶ φυτῶν ὄρπηκας, ὕλην μαραινομένην, καὶ εἰς ὥρας ὀλίγας τὸ τερπνὸν τῆς ὄψεως ἔχουσαν· ἀλλ'αὐτοῦ τὴν χάριν, ἢ ὅλον αὐτὸν ἐνδυσάμενοι· Ὅσοι γὰρ εἰς Χριστὸν βεβαπτίσμεθα Χριστὸν ἐνεδύσασθε, χιτώνων δίκην ἑαυτοῦς ὑφαπλώσωμεν. Ὡς δὲ φοινικοὶ τὴν ἁμαρτίαν πρότερον, τῇ ῥύψει δὲ τοῦ σωτηρίου βαπτίσματος ὕστερον εἰς ἐρίου λευκότητα φθάσαντες, μὴ τὰ ἐκ φοινίκων βαΐα, τὰ δὲ τῆς νίκης βραβεῖα τῷ νικητῇ τοῦ θανάτου προσάγωμεν.
Εἴπωμεν καὶ ἡμεῖς σήμερον μετὰ τῶν παίδων τὴν ἱερὰν ἐκείνην φωνὴν, τοῦς νοητοὺς τῆς ψυχῆς ἐπισείοντες κλάδους· Εὐλογημένος ὁ ἐρχόμενος ἐν ὀνόματι Κυρίου, Βασιλεὺς τοῦ Ἰσραήλ.

Notiamo l'esegesi di Sal 68,5, che Andrea legge ovviamente nella traduzione dei LXX: ὁδοποιήσατε τῷ ἐπιβεβηκότι ἐπὶ δυσμῶν, e cioè: "preparate la via a colui che è salito sull'occidente" (trad. CEI: "appianate la strada a colui che cavalca le nubi"). Andrea intende come "occidente" l'umiltà della condizione umana, assunta dal Logos. Cristo, che cavalca l'asino, cavalca l'occidente, cioè condivide la nostra condizione per venire ad incontrarci e sollevarci fino a sé. Subito dopo Andrea si riferisce al medesimo salmo, un poco oltre, al v. 34, dove i LXX hanno: ψάλατε τῷ θεῷ τῷ ἐπιβεβηκότι ἐπὶ τὸν οὐρανὸν τοῦ οὐρανοῦ κατὰ ἀνατολάς = "inneggiate a Dio, asceso sopra il cielo del cielo a oriente" (CEI: ... "a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni"). Il cielo orientale è la gloria divina alla quale il Logos c'innalza. Nella versione LO tutto questo si perde abbastanza.
Ultima annotazione: l'accostamento a Is 1,18, dove si parla del porpora (ὡς φοινικοῦν) che diviene bianco, si deve al fatto che in greco la stessa parola (φοῖνιξ, phoinix) significa "porpora" e "palma".

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