giovedì 22 aprile 2010

25 aprile 2010 - IV Domenica di pasqua

Ap 7,9.14-17

Io, Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani.
...
E uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
Non avranno più fame né avranno più sete,
non li colpirà il sole né arsura alcuna,
perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono,
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».

9 Μετὰ ταῦτα εἶδον, καὶ ἰδοὺ ὄχλος πολύς, ὃν ἀριθμῆσαι αὐτὸν οὐδεὶς ἐδύνατο, ἐκ παντὸς ἔθνους καὶ φυλῶν καὶ λαῶν καὶ γλωσσῶν, ἑστῶτες ἐνώπιον τοῦ θρόνου καὶ ἐνώπιον τοῦ ἀρνίου, περιβεβλημένους στολὰς λευκάς, καὶ φοίνικες ἐν ταῖς χερσὶν αὐτῶν:
...
14 καὶ εἴρηκα αὐτῷ, Κύριέ μου, σὺ οἶδας. καὶ εἶπέν μοι, Οὗτοί εἰσιν οἱ ἐρχόμενοι ἐκ τῆς θλίψεως τῆς μεγάλης, καὶ ἔπλυναν τὰς στολὰς αὐτῶν καὶ ἐλεύκαναν αὐτὰς ἐν τῷ αἵματι τοῦ ἀρνίου. 15 διὰ τοῦτό εἰσιν ἐνώπιον τοῦ θρόνου τοῦ θεοῦ, καὶ λατρεύουσιν αὐτῷ ἡμέρας καὶ νυκτὸς ἐν τῷ ναῷ αὐτοῦ, καὶ ὁ καθήμενος ἐπὶ τοῦ θρόνου σκηνώσει ἐπ'αὐτούς. 16 οὐ πεινάσουσιν ἔτι οὐδὲ διψήσουσιν ἔτι, οὐδὲ μὴ πέσῃ ἐπ'αὐτοὺς ὁ ἥλιος οὐδὲ πᾶν καῦμα, 17 ὅτι τὸ ἀρνίον τὸ ἀνὰ μέσον τοῦ θρόνου ποιμανεῖ αὐτούς, καὶ ὁδηγήσει αὐτοὺς ἐπὶ ζωῆς πηγὰς ὑδάτων: καὶ ἐξαλείψει ὁ θεὸς πᾶν δάκρυον ἐκ τῶν ὀφθαλμῶν αὐτῶν.

Giovanni vede prima un gruppo di 144.000 persone che ricevono "il sigillo del Dio vivente" (parte non letta); successivamente una moltitudine immensa e incalcolabile di gente biancovestita con rami di palma in mano. I due gruppi sono in realtà un gruppo unico, contemplato da diversi punti di vista: sia i 144.000 che la moltitudine incalcolabile rappresentano i salvati, i santi. Per Giovanni hanno particolare rilievo i martiri e i santi che attraverseranno l'ultima grande persecuzione; nondimeno, possiamo allargare il nostro sguardo fino ad abbracciare "tutti i santi", di ogni tempo e di ogni tipo. Quanto il veggente contempla attraverso i cieli aperti è ciò a cui siamo chiamati tutti - nell'eternità e nel presente, da subito.

Il bianco è il colore della vittoria, e lo stesso dice la palma: questi santi sono usciti vincitori dalla "grande tribolazione". In tale angoscia essi "hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello": la loro vittoria, cioè, è dovuta al sangue dell'Agnello, che è stata la loro arma decisiva. Da lì essi hanno attinto la forza e la luce necessaria per non venir meno. Di fronte alla preponderanza del male e della morte, essi non sono passati dalla sua parte, non lo hanno ritenuto davvero vittorioso, e ciò solo perché non hanno perduto il riferimento al mistero pasquale dell'Agnello. Nella loro paziente fortezza, di fronte alle varie forze contrarie, che sviano e disorientano, hanno mantenuto fermo il retto orientamento: la Pasqua è stata loro bussola. Perciò essi possono stare di fronte a Dio nella totalità del loro essere e del loro tempo ed essere da lui totalmente avvolti e protetti da ogni male. "Nella tenda dell'Agnello", oramai al riparo da ogni debilitante arsura (tutto quanto toglie energie e deprime la vita), essi sono nella perenne freschezza di Dio. Altra "porta" per entrare nella tenda dell'Agnello non c'è. Se non "la tribolazione, quella grande".

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