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Grandezze

In tempi di febbre da Superenalotto, smania di farsi notare ad ogni costo e megalomanie varie, ho riletto con gusto questo celebre aneddoto, narrato da Plutarco, su Alessandro Magno e Diogene (Vita di Alessandro, 14):  Εἰς δὲ τὸν Ἰσθμὸν τῶν Ἑλλήνων συλλεγέντων καὶ ψηφισαμένων ἐπὶ Πέρσας μετ'Ἀλεξάνδρου στρατεύειν, ἡγεμὼν ἀνηγορεύθη. Πολλῶν δὲ καὶ πολιτικῶν ἀνδρῶν καὶ φιλοσόφων ἀπηντηκότων αὐτῷ καὶ συνηδομένων, ἤλπιζε καὶ Διογένην τὸν Σινωπέα ταὐτὸ ποιήσειν, διατρίβοντα περὶ Κόρινθον. Ὡς δ'ἐκεῖνος ἐλάχιστον Ἀλεξάνδρου λόγον ἔχων ἐν τῷ Κρανείῳ σχολὴν ἦγεν, αὐτὸς ἐπορεύετο πρὸς αὐτόν· ἔτυχε δὲ κατακείμενος ἐν ἡλίῳ. Καὶ μικρὸν μὲν ἀνεκάθισεν, ἀνθρώπων τοσούτων ἐπερχομένων, καὶ διέβλεψεν εἰς τὸν Ἀλέξανδρον. Ὡς δ´ἐκεῖνος ἀσπασάμενος καὶ προσειπὼν αὐτὸν ἠρώτησεν, εἴ τινος τυγχάνει δεόμενος, «Μικρὸν» εἶπεν «ἀπὸ τοῦ ἡλίου μετάστηθι». Πρὸς τοῦτο λέγεται τὸν Ἀλέξανδρον οὕτω διατεθῆναι καὶ θαυμάσαι καταφρονηθέντα τὴν ὑπεροψίαν καὶ τὸ μέγεθος τοῦ ἀνδρός, ὥστε τῶν περὶ αὐτὸν ὡς ἀπῄεσαν διαγελ...

Semplici o doppi?

In un articolo odierno scrive G. Zagrebelsky: Gesù di Nazareth impartisce ai discepoli due comandamenti, all'apparenza contraddittori: "Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno" (Mt 5, 36) e "siate avveduti (phronimòi) come serpenti" (Mt 10, 16). Da un lato, dunque, rispecchiare la verità, né più né meno; dall'altro, usare la lingua biforcuta del "più astuto tra tutti gli animali" (Gn 3, 1). Come si scioglie la contraddizione? In un modo molto interessante per la nostra questione. Il primo comandamento vale nei rapporti tra leali appartenenti alla stessa cerchia, in quel caso i credenti nella medesima parola di Dio ("avete inteso che fu detto ..., ma io vi dico"). Il secondo vale quando le pecore (i discepoli) sono inviati in mezzo ai lupi, gli uomini dai quali devono "guardarsi" con accortezza. Ritengo questa esegesi del tutto erronea. 1. Basta leggere l'intero versetto: "Ecco, io vi mando come...

Ego sum Via

"E' meglio zoppicare sulla via che camminare speditamente fuori da essa" (Melius est enim in via claudicare, quam praeter viam fortiter ambulare), aveva affermato S. Agostino concludendo un suo sermone su "io sono la Via" (Discorso 141,4). S. Tommaso commenta: "Infatti chi zoppica sulla via, anche se avanza poco, si avvicina pur sempre alla meta; chi invece cammina fuori della via, quanto più rapidamente corre, tanto più si allontana dalla meta" (Nam qui in via claudicat, etiam si parum proficiscatur, appropinquat ad terminum; qui vero extra viam ambulat, quanto fortius currit, tanto magis a termino elongatur, Commento al Vangelo di Giovanni XIV,2 - IX settimana del tempo ordinario, sabato, ufficio delle letture).

30 maggio 2009 - Pentecoste, messa vigiliare

Gioele 3,1-5. Il brano di Gioele apre la seconda parte del libro, centrata sull'annunzio del grande "giorno del Signore" (cc. 3-4), caratterizzato in primo luogo da una effusione dello Spirito di Dio su tutto Israele, la cui estensione è illustrata mediante il ricorso a tre coppie di termini. Lo Spirito sarà effuso senza distinzione di sesso (figli e figlie), età (anziani e giovani) e condizione sociale (schiavi e schiave). Tutti saranno profeti, in grado di decifrare correttamente l'azione di Dio nella storia. Ciò è indispensabile, proprio perché il giorno del Signore imminente distruggerà il vecchio ordine per stabilirne uno nuovo. L'evento carismatico è accompagnato da segni cosmici, espressione di uno sconvolgimento che riguarda la totalità della vita dell'uomo (cielo e terra). I grandi corpi celesti, che rappresentano per eccellenza la stabilità del quadro entro il quale la vita umana si svolge, saranno sconvolti. Il mondo propriamente umano, la terra, ve...

Frankenstein, Prometeo moderno

Frankenstein, o il Prometeo moderno: il romanzo scritto dall'inglese Mary Shelley nel 1818 continua a mostrarsi fecondo. Ne ha tratto ispirazione Stefano Massini, che ha scritto e diretto l'omonimo allestimento andato in scena al teatro Fabbricone in prima assoluta dal 5 al 17 maggio 2009. Il compito di un adattamento teatrale si presentava assai complicato ed è stato ben svolto, prima di tutto grazie all'abbondante uso di proiezioni che hanno creato atmosfere suggestive e conferito centralità alla creatura del dottor Victor von Frankenstein, e al suo volto. La lettura di Massini si propone di privilegiare proprio tale punto di vista, consentendo una originale presa di visione della problematica vicenda dello scienziato illuminista proteso verso l'impossibile meta della vittoria sulla morte. "Riprovàte!", ripete ossessivamente il giovane Victor ai medici che gli annunziano l'inutilità di ulteriori sforzi nella cura della madre oramai morente: un grido che ...

Terra e cielo

Un pensiero di S. Agostino, dall'ufficio delle letture della festa dell'Ascensione (Sermo 263/A, De Ascensione Domini, 1): Cur non etiam nos ita laboramus in terris, ut per fidem, spem, caritatem, qua illi conectimur, iam cum illo requiescamus in caelis? Ille, cum ibi est, etiam nobiscum est; et nos, cum hic sumus, etiam cum illo sumus. Illud ipse et divinitate et potestate et dilectione; hoc autem nos, etsi divinitate non possumus sicut ipse, dilectione tamen possumus, sed in ipsum. Perché anche noi, qui in terra, non ci adoperiamo a far sì che, per mezzo della fede, della speranza e della carità che ci uniscono a lui, già riposiamo con lui nei cieli? Cristo, pur essendo nei cieli, è anche con noi; e noi, pur stando qui in terra, siamo anche con lui. Egli lo può fare per la divinità, la potenza e l'amore; noi, anche se non possiamo farlo per la divinità come lui, tuttavia lo possiamo con l'amore, però in lui. Esiste un legame tra noi sulla terra e Cristo in cielo, per ...

Servi o cavalieri

Wer dient, sagt: "Ich bin nicht für mein Behagen da, sondern für einen Menschen oder für eine Sache oder für eine Aufgabe". Und nun scheiden sich die Wege: Knechtsdienst oder Ritterdienst. Der Knecht dient, weil er Lohn will oder weil er gezwungen wird. Der Ritterliche dient, weil es einer großen Sache gilt, unabhängig von Vorteil und Zweck. Daß die Sache siege, das ist sein Wille. Er dient nicht gezwungen, sondern aus freier Hingabe. Chi serve dice: "Non sono qui per il mio piacere, ma per una persona, per una cosa, per un compito". E ora le strade si dividono: servizio da servo o da cavaliere. Il servo serve per essere ricompensato o perché costretto. Il cavaliere perché c'è in gioco una grande causa, indipendentemente da vantaggio e interesse. Che la causa vinca, questo è il suo volere. Non serve costretto, ma per libera dedizione. (Romano Guardini, Briefe über Selbstbildung - Lettere sull'autoformazione)